VITA DA MUSICO: Salvo Lupo

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Salvatore Lupo è un cantautore siciliano che da ormai qualche anno vive a Milano. Inizia la sua carriera musicale suonando nelle band milanesi Lambrate Noise Exp. e Vinci e i Lupi, con le quali pubblica alcuni singoli, facendo concerti tra Milano e provincia. Nel 2023 inizia a lavorare al progetto Salvo Lupo, in cui, lasciandosi ispirare dal cantautorato siciliano, propone inediti scritti prevalentemente in dialetto. In questo breve editoriale, Salvo Lupo ci accompagna dietro le quinte del suo EP d’esordio “Cu avi lingua passa u mari”, raccontando l’origine delle canzoni e il filo rosso che le unisce: la lotta contro la mafia. A partire da “Testa rutta”, dedicata a Felicia Bartolotta e alla memoria di Peppino Impastato, emerge una riflessione sul coraggio, sull’impegno civile e sull’amore per i propri ideali, temi che attraversano l’intero progetto e che ne costituiscono il cuore più autentico.

“Qualche giorno fa, scherzando con le mie colleghe ed i miei colleghi sull’uscita del mio EP, ho detto loro che avrebbero dovuto aspettare ancora qualche mese. Purtroppo, dicevo, questo non è un disco estivo.

Ogni brano è un racconto, una storia per me troppo speciale per essere dimenticata. Per questo, ho deciso di ricordarla. Quelle di cui parlo sono storie di semplice umanità, di avversione verso le ingiustizie o i soprusi, ma soprattutto di adesione e ‘devozione’ verso i propri ideali e valori. Ho cercato di immedesimarmi negli stati d’animo di queste persone, credendo che in questo modo le avrei rese umane, più vicine a noi.

Questa è, per esempio, la storia di Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, che ho provato a narrare nel brano Testa rutta, uscito lo scorso 8 maggio. Felicia non è un’intellettuale, vive in una società che ha delle regole sociali ben precise, di stampo mafioso, in cui spesso il ruolo della donna nella famiglia è relegato solo all’ambiente domestico. Felicia però, fin da ragazza, rompe i vincoli della società a cui appartiene, decidendo lei stessa chi sposare. Una volta sposata, sebbene l’ambiente in casa non sia molto favorevole, impedisce al marito di far entrare in casa gli amici mafiosi e, in parallelo, difende il figlio, giovane attivista.

Infatti, nonostante la sua famiglia abbia legami con il boss del paese, Peppino Impastato decide di combattere la mafia e le ingiustizie: dapprima creando dei circoli culturali – tra cui anche il primo circolo femminista in Sicilia – poi fondando una radio. Il suo atteggiamento però non è di buon occhio ai mafiosi locali, che il 9 maggio del ’78 lo uccidono. Felicia, distrutta, avrebbe potuto cercare vendetta o rinchiudersi in se stessa, come è tradizione per una madre in lutto. Invece, mette a disposizione il suo corpo e la sua voce per difendere la memoria del figlio, fatto passare per terrorista, e poi per prendere il testimone della sua battaglia. Convive con un doloro immenso, ma non mostrerà mai una lacrima a tutti coloro che si recheranno a casa sua per conoscere la storia di Peppino, anzi aprirà le porte di casa sua.

Questa non è solo una storia d’affetto nei confronti del figlio, ma anche una storia d’amore più grande, verso se stessi e verso un ideale. È questo il file rouge che connette tutti i brani dell’EP. Sperando che queste poche righe vi abbiano incuriosito, mi auguro che lo ascolterete il prossimo autunno.”

 

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