Youssef De Luna: «Scrivere una canzone è come prendersi cura di una piantina»

0

Con Citra Scina, Youssef De Luna continua a muoversi in uno spazio musicale difficile da racchiudere in un’unica definizione. Rock, salsa, teatro e ricerca personale convivono in un brano nato quasi per caso, da un ritmo trovato mentre mangiava e da un ascolto musicale che, senza che se ne accorgesse, ha lasciato tracce precise nella composizione. È proprio la libertà di seguire ciò che lo incuriosisce a guidare il suo percorso, senza preoccuparsi troppo delle aspettative di chi ascolta.

Dietro questa apertura alla sperimentazione c’è però anche un lavoro attento sulla scrittura e sull’interpretazione. Youssef racconta le canzoni come qualcosa di vivo, capaci di “camminare” quando hanno trovato il proprio equilibrio o di avere bisogno di fermarsi quando qualcosa ancora non funziona. Un approccio che si è trasformato anche grazie all’esperienza teatrale vissuta a Milano, dove suoni e parole hanno acquisito una dimensione più fisica e corporea.

In questa intervista parliamo della genesi di Citra Scina, del rapporto tra istinto e riscrittura, del filo che unirà i brani del prossimo EP e del legame tra Milano e le sue radici pugliesi. Fino a un sogno che guarda al futuro: portare la propria musica in tour nei teatri greco-romani d’Italia.

“Citra Scina” unisce influenze molto diverse. C’è stato un momento in cui hai avuto paura che questo mix potesse risultare troppo distante da ciò che il pubblico si aspetta da te?

Non credo che le persone si aspettino qualcosa da me. Chi mi conosce sa che mi piace ricercare, sperimentare. In questo caso specifico è stato troppo divertente mixare sonorità rock con linee di basso e ritmi presi in prestito dalla musica salsa.

Quando inizi a lavorare a una nuova canzone, quanto spazio lasci all’istinto e quanto invece alla riscrittura? Hai un metodo che segui sempre o ogni brano trova il suo percorso?

Quando inizio è l’istinto che prevale. Poi, quando la canzone sembra conclusa, solitamente c’è qualche parola che non mi convince, qualche verso che non mi suona bene o qualcosa nella struttura che potrebbe essere migliorato. Non ho un metodo, mi affido al mio sentire: c’è un momento in cui sento che la canzone, dal punto della vista di scrittura, sta in piedi e addirittura cammina. Oppure che è stanca e ha bisogno di un po’ di riposo.

Nelle tue canzoni il ritmo ha un ruolo fondamentale. Ti capita di partire da un groove o da una linea di basso prima ancora di pensare alla melodia e alle parole?

Sì, mi capita a volte di partire da una cellula ritmica. “Citra Scina”, ad esempio, è nata mentre mangiavo e, masticando masticando, ho cominciato a tamburellare con le mani sulle gambe e a canticchiare «theloveyougivetome-theloveyougivetome-theloveyougivetome-ecc…». Il riff ha invece degli accenti che richiamano la clave, elemento ritmico della salsa, ma questo è stato totalmente involontario: semplicemente stavo ascoltando parecchia musica salsa in quel periodo.

L’EP raccoglierà singoli pubblicati in momenti diversi. Come stai lavorando perché, una volta ascoltati insieme, raccontino una storia coerente?

Sono nati più o meno nello stesso periodo, quindi, pur avendo ognuno una sua propria atmosfera, hanno un sostrato comune, sono figli dello stesso modo di sentire il mondo. È questo sentire l’amore come forza cosmica che ci muove e «ci trascina», appunto, che lega i vari brani.

Milano è la città in cui vivi e lavori oggi. In che modo ha cambiato il tuo approccio alla musica rispetto alle tue radici pugliesi? Ci sono aspetti che senti di aver conservato e altri che invece sono cambiati?

La scuola di teatro che ho frequentato qui a Milano, Scuola Teatro Arsenale, ha avuto un ruolo decisivo nel mio nuovo approccio alla musica, sia per quanto riguarda la composizione che l’interpretazione (o meglio: la vita) della canzone: sia i suoni che le parole sono diventati più fisici, più corporei.

Per quanto riguarda le mie radici pugliesi, i miei nonni erano contadini, ed io credo che scrivere una canzone sia come prendersi cura di una piantina: devi fare in modo che la sua natura si esprima senza ostacoli.

Guardando ai prossimi anni, c’è un traguardo che per te avrebbe un valore speciale: un festival, una collaborazione, un palco o un progetto che rappresenterebbe un punto di svolta nel tuo percorso?

Un tour estivo nei teatri greco-romani che abbiamo in Italia non sarebbe affatto male.

Share.

About Author

Comments are closed.