Live Report: Lollapalooza 2022

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Dopo due anni di edizioni annullate a causa della crisi sanitaria, torna il Lollapalooza Paris e noi ci
siamo!
Arriviamo al festival nel tardo pomeriggio e ci dirigiamo verso l’Alternative Stage dove si esibiscono i
Fever 333: il gruppo californiano ci spettina subito a dovere, già dai primi minuti di live, ci convincono a muoverci a saltare e a pogare nonostante il caldo torrido che ha colpito Parigi in questi giorni.
Il trio ci parla di tematiche importanti, in particolare di razzismo e lo fanno in modo rivoluzionario, ispirati dal popolo che li ospita, come dichiarano loro stessi, tanto che ad un certo punto dello show vediamo una “poubelle” (bidone della spazzatura) fare crowd surfing insieme al cantante Jason Aalon Butler e il pubblico non si tira indietro, anzi, accoglie ogni richiesta della band, anche se il chitarrista Stephen
Harrison vuole di più e incita varie volte i fan ad aprire un circle pit, ai suoi ordini!
Tutti, anche i meno amanti del genere, sono rapiti dai Fever, che risultano ipnotici ed additivi grazie al perfetto equilibrio tra “spacco tutto” e “muovi i fianchi”; una performance che lascia il segno, chiusa in bellezza dal cantante Jason che decide di salutarci rimanendo scalzo e in mutande.
I Fever ci piacciono proprio, non ci dimenticheremo facilmente di questo concerto.

Ci prendiamo una pausa per gustarci un burger savoyard, tipicamente francese e lo pagahiamo con il
nostro mitico braccialetto QR CODE donatoci all’ingresso: il festival è infatti cashless, ovvero sono
proibiti i pagamenti in contanti, metodo comodo per i locals che non hanno mai banconote nel portafoglio
e prediligono la carta, un po’ meno pratico il doverlo caricare tramite telefono con un wi-fi terribile!

Con lo stomaco pieno ci dirigiamo verso il Main Stage West, dove un mare di gente si è già posizionata
in attesa degli headliners del giorno 1: gli Imagine Dragons.
It’s time to begin, isn’t it?
Dan Reynolds inizia a cantare, visibilmente emozionato in volto e lo confermerà poi a parole più avanti
nella serata , affermando che quel palco non lo darà mai più per scontato, soprattutto dopo la pandemia
che ci ha tolto tanto, compresa la musica.
Anche gli Imagine Dragons quindi ci parlano di attualità: non mancano i riferimenti al covid, il supporto
alla comunità LGBTQ e parole di vicinanza all’Ucraina, con una speciale versione di “Forever Young”
con la bandiera blu e gialla sul grande schermo.

Insomma gli Imagine Dragons sono apparentemente dei “bravi ragazzi”, forse anche troppo: il live risulta
a tratti TROPPO perfetto, un’esibizione pulita, senza pecche, ma preferiremmo forse una stonatura in
più e più “cazzimma”.

Ad ogni modo, siamo molto contenti di aver assistito al loro colorato e pirotecnico live e gli va
riconosciuto che, nonostante le tante critiche che la band ha ricevuto dai colleghi musicisti nel corso
degli anni, il gruppo del Nevada ha creato un vero mondo intorno alla propria musica : il loro concerto
assomiglia ad un viaggio spirituale e tocca tematiche delicate e profonde come la religione e il senso di
colpa, in particolare Dan parla del suo conflitto interiore dell’essere mormone, di episodi di vergogna e di
depressione e lo fa attraverso metafore strane; insomma dietro alla loro musica c’è un vero e proprio
universo da scoprire se si ha voglia di farlo
E forse vederli in concerto assume proprio questo significato: ci lasciano con la volontà di vincere la
pigrizia e sapere cosa si nasconde dietro alle loro canzoni radiofoniche.

DAY 2

Il giorno due è un fritto misto: passiamo dal rock al rap in un soffio di vento. Vento?! Ma quale vento? Al
Lolla il caldo continua a regnare sovrano ma i Måneskin se ne fregano e decidono comunque di
“appicare il fuoco” come direbbero i francesi.
La band musicalmente non è niente di nuovo, sotto sotto lo sappiamo tutti, sono un “già sentito” e anche
la loro trasgressione non è innovativa, è semplicemente ispirata dalle grandi rock band del passato, ma
questo non è un paese per vecchi: la nuova generazione preferisce che siano dei giovani ad incarnare lo
spirito del “sesso, droga e rock ‘n roll”, anche se, nonostante siano ormai rockstar internazionali, i
Måneskin hanno quella luce negli occhi: sono ancora quattro amici che si divertono a fare musica
insieme e che ancora forse non si rendono del tutto conto di quanto siano diventati grandi e questo li
rende davvero apprezzabili.
Insomma il loro gioco funziona e funziona anche bene e ci sentiamo perfino orgogliosi nel vedere un
gruppo italiano far scatenare persone da tutto il mondo esibendosi ad un festival estero su un main stage
di quel calibro.
Da un fuoco all’altro, ci giriamo verso il Main Stage East e A$AP Rocky ci accoglie letteralmente con le
fiamme e con parrucca, occhiali da sole e camicia di flanella (coraggioso) sale sul palco e dopo poco ci
ritroviamo a “lodare il signore” insieme a lui “Praise The Lord”, ma il momento religioso non dura molto e
A$AP e chiede l’appoggio e i cori del pubblico mentre decide di regalarci un pezzo unreleased che
recita: “I might a start a riot!” E che riot sarebbe senza un bel mosh pit? Il rapper ordina ai fan di fare
casino perché “We’re at FUCKING LollaFUCKINGpalooza, make some FUCKING noise!”
Ad un certo punto del concerto si rivolge di nuovo al pubblico per chiedere chi faccia uso di erba o funghi
allucinogeni o altre droghe, prima di introdurre il suo brano “LSD”, insomma al Lollapalooza non solo
bravi ragazzi!
Non mancano però i momenti romantici e A$AP conclude il suo set con una dedica alla persona che
ama, la cantante Rihanna, presente nel backstage.

Ci allontiamo in cerca della pizza e torniamo verso i palchi per assistere ai Pearl Jam, che fanno il loro
grande ritorno a Parigi dopo 16 anni: il cantante Eddie Vedder ricorda infatti la prima volta che la band
suonò nella capitale francese, a “La Locomotive” una piccola discoteca Parigina e prosegue
ringraziando il pubblico di averli di nuovo accolti nel loro paese.
Tanta è la gratitudine verso i loro fan, tanto che i Pearl Jam ci regalano uno show di 2 ore in cui Eddie
Vedder non si risparmia e non riesce a stare fermo, salta come una cavalletta e si esibisce in una
performance vocale impeccabile.
Il cantante si prende però il tempo di parlare con il suo pubblico, fermandosi perfino nel mezzo di un
brano per assicurarsi che un ragazzo mezzo svenuto tra la folla stia bene, dedicandogli un: “You’re not
gonna remember this but I love you man!”
E speriamo che se lo ricordi invece, quando gli ricapita?!
Insomma, i Pearl Jam amano rivolgersi ai loro ascoltatori e un po’ come tutti gli artisti di questa edizione
del festival, anche il gruppo americano dice la sua sulla guerra e non mancano i “FUCK YOU LIARS!” a
chi di dovere e noi siamo d’accordo con Eddie.

Sulle note di “Alive” ci sentiamo di vivi e grati, grati di poter riascoltare musica dal vivo dopo un lungo
periodo di stop.
E non vediamo l’ora di scoprire che cosa ci riserverà il Lolla 2023.

À

À bientôt!

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