L’ennesima edizione sfolgorante di quello che è ormai un grande classico tra i festival musicali dell’estate toscana: stiamo parlando del Mengo Fest ad Arezzo che, dopo aver portato in città nomi del calibro di Motta, Emma Nolde, Zen Circus, Shame, 2manydjs, Subsonica e tanti altri ha chiuso la sua edizione 2026 con una serata a forti tinte indie: sul palco del Parco Il Prato era infatti il turno di Niccolò Contessa, tornato sulle scene con il tanto agognato quarto disco a nome I Cani, dopo 10 anni di attesa.
Accompagnato da una band quanto mai in palla, il cantautore romano ha sciorinato quelli che sono ormai grandi classici della scena indie italiana, veri e propri pezzi iconici che lo hanno reso una figura apicale capace di contribuire alla creazione di una “scena” appunto: da “I pariolini di 18 anni” a “Velleità”, passando per “Dovremmo monetizzare questo nostro grande amore”, fino a “Wes Anderson”, di fronte a due generazioni di spettatori che lo idolatrano e che pogavano a più non posso alzando nuvole di polvere e sudore, Niccolò si è dimostrato una volta di più il musicista di altissimo spessore che è, con un gusto per la melodia affinato e cesellato nelle dinamiche dell’elettronica.
Ad impreziosire la serata è arrivato anche un inedito, “Squalo Balena” e chissà che questo non precluda a qualche nuova uscita della band…
Ad aprire questa magica serata indie, tra i mercatini del Mengo Fest e i mille ricchissimi stand gastronomici, ci hanno pensato Mille (andate a scoprirla se non la conoscete!) e il surprise set di Mobrici, che ci ha deliziato chitarra e voce riportandoci indietro di un decennio con qualche brano cult dei suoi Canova (da “Vita Sociale” a “Threesome”).
Lunga vita al Mengo, che ancora una volta si è rivelato un’isola felice capace di ospitare il meglio della musica italiana e internazionale a costo praticamente zero (eccetto la serata dei Cani le altre serate erano tutte a ingresso gratuito, che di questi tempi è una rarità, diciamolo).