Vita Da Musico: Baruffa

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Ci chiedono di parlare di noi, dei Baruffa. 

Bisogna fermare un momento questa punto blu e in retromarcia tornare a poco prima della spotifizzazione della musica, prima che Calcutta mangiasse il buio col pesto, prima degli scioperi Greta Thunberg, prima di Trump, Salvini e dei demogorgoni. 

È il 2016.

Non siamo ancora Baruffa (per la verità non abbiamo ancora un nome) ma Lele ha già i capelli corti (dovevate vederlo quando amava ostentare il grunge), Marco ha già una barba matusalemmica (qualcuno dirà hypster o radical chic, ma questo ragazzo non ha mai seguito alcuna etichetta), Enrico è già il prof. (il tipo che ti corregge il congiuntivo quando lo stai informando che è morto qualcuno), Luca… non c’è ancora. Lo Studio Angelo di Garlasco dista ‘solo’ tre ore dal casello autostradale di Monselice, sull’A13. Abbiamo occhiaie netflixiane mentre parliamo per la prima volta con Davide Maggioni, discografico e produttore. Le nostre canzoni… beh, a un primo ascolto non piacciono al produttore. C’è da lavorare. E noi, con spirito veneto, ci mettiamo al lavoro. Passa qualche settimana, è autunno, nella cucina di Lele ogni finestra è chiusa. Nasce una coppia di gemelli: Ti darò un perché e Nevrotica asociale. Arriva l’inverno, infiliamo di nuovo l’A13 con direzione Garlasco. Tre ore dopo il produttore approva confermando che la direzione intrapresa non è male. Ma, al solito, c’è da lavorare. Il lavoro dei mesi successivi serve a consolidare il primo solco. Come demiurghi alle prime armi con la materia – o forse sarebbe meglio dire come tredicenni brufolosi collegati a Minecraft – cerchiamo di creare un nostro piccolo mondo musicale. È un lavoro faticoso ma stimolante. Significa costruirsi un’identità. Chiunque ci si sia messo sa quanto può essere divertente. Bisogna porsi molte domande e le risposte non sono mai univoche. Alcune domande sono grossolane, si parte dagli stereotipi, ma aiutano. Siamo anni ’80? Siamo rock? Siamo underground? Siamo cantautori? E, poco tempo dopo… siamo indie? Ad Area Sanremo, nel 2017, non si faceva altro che sorridere di questo indie, questa sorta di prete compiacente che pareva assolvere ogni colpa. Una canzone era strana, apparentemente banale o senza senso? Beh, era indie, come on! Alla fine siamo diventati tutti indie, così sembrerebbe. In realtà anche questa etichetta probabilmente un giorno perderà peso nel linguaggio degli ascoltatori di musica, sostituita non sappiamo ancora da quale etichetta, slogan, frase fatta. Al di là del genere che ci viene riconosciuto, come band pensiamo che non ci resti altro da fare se non cercare la nostra strada, cioè il nostro modo di fare musica. Forse quest’ultima frase è un po’ da Dinosauri Onesti (i nostri venerdì e i nostri sabato devono molto a quella pagina!). Del resto noi Baruffa non vogliamo certo fare i dispensatori di verità. Ci parrebbe fuori luogo e superbo. Una delle domande, in fase di definizione di un progetto musicale, può essere: vogliamo essere impegnati socialmente oppure no? Ci siamo risposti che la militanza non fa per noi. Preferiamo parlare delle nostre vite, per quanto ordinarie. Ogni esperienza quando viene cantata – o anche solo condivisa – può divenire utile per qualcuno. In una canzone potresti trovare le parole che cercavi per descrivere te stesso a te stesso o un amore andato male, un viaggio, un sentimento. Potresti ritrovare una persona a te nota. In una canzone può esserci un compagno di ballo, un confidente, un garbato conversatore, un amante passionale, un nemico, una paura. La verità è che nulla è banale in sé. È quando lo raccontiamo in modo banale che lo diventa. E parlare della quotidianità non è peculiarmente indie, si è sempre fatto e sempre lo si farà. 

Molti ci chiedono perché ci chiamiamo Baruffa. Dicono: che c’entra questo nome con il contenuto delle vostre canzoni? Beh. Niente, of course. Baruffa, come abbiamo già avuto modo dire in altri contesti, è un nome nato quasi per caso. A Boara Polesine (una località non lontana da Rovigo) c’è un bar che si chiama Baruffa. Eravamo seduti a un tavolo di quel locale con Gallana Cristian, il nostro manager, proprio per trovare un nome adatto alla band. Un’infinità di proposte – una peggiore dell’altra – era già stata scartata, quando Cristian legge il nome “Baruffa” scritto sulla vetrata dello stesso locale e si illumina. Il nome ci è subito piaciuto. Cela un po’ di autoironia: nessuno di noi è uno che attacca briga, uno che baruffa. Siamo bravi e buoni ragazzi di campagna. Poi Baruffa suona bene, no? 

La canzone Rovigo per noi è stato un punto di svolta nel processo creativo. Non è opportuno riferire quanto tempo abbiamo impiegato a trovare un ritornello che ci sembrasse adatto alla canzone, forse faremmo una brutta figura! Senz’altro non possiamo nascondere che è stata una lunga gestazione. Però ci ha aiutato a trovare un metodo di lavoro. Siamo stati contenti di vedere che ha avuto un così grande riscontro, soprattutto presso la gente di Rovigo. Siamo molto legati a quella città, dall’epoca del liceo. Rovigo per noi è subito amarcord.

Dopo Sandro – l’ultimo singolo uscito il 15 giungo 2019 su Spotify e tutti i digital stores, andatevelo ad ascoltare se non l’avete ancora fatto! – pubblicheremo il prossimo singolo con l’arrivo dell’autunno.

Intanto stay in touch!

 

BIO: “Baruffa” è il nome del progetto che nasce nell’estate del 2016 da Emanuele Rossi, Enrico Da Rù e Marco Marabese. I tre venivano da un’esperienza condivisa di band durata più di quattro anni, in cui hanno scritto canzoni e suonato dal vivo. Il nome “Baruffa” deriva dal nome del bar dove i ragazzi abitualmente si incontravano col loro manager, Cristian Gallana, nella fase in cui il progetto prendeva forma, ed è stato scelto per il forte contrasto tra l’idea che la parola suggerisce e l’indole dei componenti della band, tutt’altro che rissosa. L’idea dei Baruffa è quella di portare in musica e in parole le esperienze di vita quotidiana dei componenti, vissute direttamente o indirettamente. Il risultato è un pop/rock italiano, arricchito da sonorità elettroniche. Nel settembre del 2016 il manager Cristian Gallana li presenta al produttore Davide Maggioni. Da quel momento nasce una collaborazione che continua tuttora. Nel 2017 si piazzano fra i finalisti di Area Sanremo con il singolo “Ti darò un perche”. Nel 2018 firmano per l’etichetta “Matilde dischi” e poco tempo dopo il batterista Luca Alibardi entra a far parte del gruppo in pianta stabile. L’8 febbraio 2019 pubblicano il singolo “Nevrotica asociale” brano che raggiunge in breve tempo un ottimo successo di pubblico e critica. Attualmente stanno lavorando alla realizzazione del loro primo album che è stato presentato con la pubblicazione del nuovo singolo “ROVIGO”.

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