Il rock, quando funziona davvero, non dovrebbe sembrare educato. Dovrebbe avere qualcosa da disturbare, una certezza da mettere in discussione, magari anche qualche nervo da toccare. “Le Faremo Sapere”, primo album di FREDIAN, parte proprio da qui: da un’urgenza che non sembra interessata a stare dentro confini troppo comodi.
Nove tracce, nove storie e un suono che cambia continuamente pelle senza perdere il proprio carattere. È questo uno degli aspetti più interessanti del disco: FREDIAN non sembra avere bisogno di scegliere una sola versione di sé. Può essere aggressivo, ironico, elettronico, funk, introspettivo o decisamente rock senza che una dimensione cancelli l’altra.
“Caos” è già un ottimo biglietto da visita: i fiati funk entrano dentro una struttura rock sincopata e dimostrano quanto poco serva seguire una strada già tracciata quando si ha voglia di giocare con la musica. “Festa e Tranquillanti” accentua ancora di più questo atteggiamento, mescolando elettronica ed energia rock a una scrittura ironica, mentre “Danza Ipnotica” torna a una dimensione più fisica, dove il basso diventa protagonista.
E poi ci sono le chitarre di “Sorridi”, il lato più raffinato di “Noir”, con le sue contaminazioni jazzy e progressive, e la tensione emotiva di “Un attimo prima”. Il disco continua a spostarsi, fino ad arrivare alle atmosfere industrial ed elettroniche di “Nel paese chiamato città”. Non è un percorso lineare e proprio per questo riesce a non annoiare.
Ma sarebbe riduttivo parlare di “Le Faremo Sapere” soltanto attraverso il suo sound. Il vero collante del disco sono le storie. FREDIAN prende episodi della vita quotidiana, situazioni surreali, pensieri, rabbia e disincanto e li trasforma in canzoni. Non cerca necessariamente il grande racconto universale: parte da qualcosa di concreto e lascia che sia la musica a renderlo più grande.
La voce segue questa stessa filosofia. Non rimane inchiodata alla classica interpretazione rock, ma si adatta ai cambi di atmosfera, passando dall’ironia alla rabbia e dalla leggerezza all’introspezione. È una voce che non sembra voler dimostrare quanto sa fare, ma piuttosto trovare ogni volta il modo giusto per stare dentro quello che sta raccontando.
C’è poi un elemento che oggi acquista un peso particolare: l’album è dichiaratamente lontano dall’intelligenza artificiale. Non come slogan, ma come scelta di campo. “Le Faremo Sapere” rivendica la possibilità di lasciare dentro una canzone anche quello che non è perfettamente controllabile: la foga, l’imperfezione, l’istinto, persino l’eccesso.
Ed è probabilmente questa la sua qualità più riuscita. Non è un disco che cerca di sembrare impeccabile. Cerca di sembrare vivo.
Il risultato è un debutto che guarda al rock senza nostalgia, recuperandone la potenza ma concedendosi la libertà di contaminarla. Un album che può passare dal funk all’elettronica, dal progressive all’industrial e tornare alle chitarre senza perdere la propria identità.
“Le Faremo Sapere” non promette di avere tutte le risposte. Anzi, il titolo sembra quasi suggerire il contrario. Intanto però FREDIAN qualcosa ce l’ha già fatto sapere: che il rock può ancora essere sporco, curioso, ironico e soprattutto umano.