ALMA Acoustic: fermarsi a guardare nel nuovo disco della band svizzera

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Ci sono dischi che chiedono di essere ascoltati e dischi che, più sottilmente, chiedono di guardare. BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI., il secondo album degli ALMA Acoustic, appartiene alla seconda categoria. Non perché sia un disco visivo nel senso tradizionale del termine, ma perché il suo vero argomento sembra essere la nostra difficoltà contemporanea a fermare lo sguardo su qualcosa abbastanza a lungo da comprenderla.

 

È questo, forse, il dettaglio più interessante di un album che pure parla esplicitamente di frenesia, relazioni, memoria, conformismo e necessità di rallentare. Gli ALMA Acoustic non sembrano particolarmente interessati a denunciare il mondo: preferiscono osservarlo. E soprattutto osservano le persone mentre cercano continuamente qualcosa da fare, da mostrare, da dimenticare, da inseguire. Il loro non è uno sguardo dall’alto, perché dentro quelle contraddizioni ci sono anche loro. E ci siamo noi.

Da qui nasce una scrittura che trova nell’ironia uno strumento molto più affilato della denuncia. Le canzoni non hanno bisogno di dichiararsi “impegnate” per raccontare qualcosa del presente: spesso basta una situazione apparentemente marginale, un comportamento, una relazione, un’immagine. “Arturo”, in questo senso, è forse la chiave più efficace dell’intero disco: affidare a un gatto il compito di osservare gli esseri umani significa cambiare completamente il punto di vista. Arturo non deve capire, correggere o giudicare. Guarda. Siamo noi, semmai, a sentirci improvvisamente osservati. Anche “Il fiume dell’oblio”, con il suo movimento musicale e il tema della memoria che scivola via, sembra interrogare proprio questa incapacità di trattenere davvero ciò che ci attraversa.

Musicalmente gli ALMA Acoustic non inseguono la contemporaneità a tutti i costi, e questa è una scelta che dà al disco una sua precisa riconoscibilità. Pop-rock, scrittura cantautorale, chitarre e una dimensione collettiva molto evidente costruiscono un suono che non ha bisogno di dimostrare continuamente di essere nuovo. La band sembra più interessata alla solidità della canzone che all’effetto sorpresa, e proprio questa fedeltà alla propria identità permette ai testi di rimanere al centro senza trasformare l’album in un semplice contenitore di messaggi.

Il risultato è un disco che funziona soprattutto nei suoi dettagli. Non pretende di spiegare il presente: ne raccoglie frammenti. Una persona, un animale, una coppia, una memoria, un’abitudine, una piccola assurdità. È quasi un inventario delle cose che normalmente attraversiamo senza accorgercene.

E allora anche il titolo acquista un significato diverso. BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. sembra indicare tre azioni imposte dall’esterno, ma l’album racconta soprattutto ciò che succede dopo: cosa rimane quando smettiamo di prestare attenzione? Quante cose della nostra vita scompaiono semplicemente perché non abbiamo avuto il tempo, o la voglia, di guardarle davvero?

Gli ALMA Acoustic non offrono una risposta definitiva e forse è proprio questo il loro punto di forza. Non costruiscono un manifesto, non indicano un nemico, non pretendono di avere trovato il modo giusto di vivere. Mettono piuttosto l’ascoltatore nella posizione di chi osserva insieme a loro.

E in un’epoca nella quale tutto sembra progettato per catturare la nostra attenzione per pochi secondi, dedicare un intero disco a ciò che normalmente non guardiamo è già, di per sé, una scelta sorprendentemente controcorrente.

Non serve chiamarla resistenza. Forse è qualcosa di più semplice: imparare di nuovo a vedere.

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