Frequency Festival 2018 – Giorno 3

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L’ultima parte (la prima è dedicata al live di CASPER , mentre la seconda ai FUFANU) del terzo giorno di FM4 Frequency Festival 2018, lo ritenevo decisamente più tranquillo: mi aspetta una bella triade di band giovani presso il Weekender Stage.

 

I primi a iniziare quest’oggi sono gli SWMRS (Swimmers), band formatasi nel 2004 a Oakland, che confondo con gli Swimming, una band vista anni fa a Bologna: siamo sempre nella tematica nuoto, ma il genere è completamente differente.
La band che si ritrova sul palco del Weekender è parecchio seguita, più di quanto mi immaginassi: anche oggi è presente un pubblico giovanissimo, così come la band, e molto reattivo ed entusiasta dal genere proposto.
Il primo album degli SWMRS risale al 2011 e prende il suggestivo titolo di “Don’t be a Dick”: non conoscendo minimamente la band, capisco immediatamente di che genere si tratta (o è Punk, o sono degli Emo).
A pochi minuti dall’inizio del live, senza, per l’appunto, conoscere minimamente la band, vedo che si forma un bel cerchio vuoto tra il pubblico: alcune ragazzine si spostano e un piccolo pogo, fatto tra amici e di spintoni e piccoli salti, prende vita.
Il genere proposto dalla band americana, e credo che oramai lo abbiate compreso, ripassa un po’, anche se brevemente e vagamente, una buona parte di Punk americano: un genere Surf à la Beach Boys viene riempito con elementi più grintosi tipicamente Ramones per raggiungere, infine, il Punk Rock dei Blink 182, Green Day, Sum 41 e via dicendo.
Gli Swimmers, proprio grazie a questa loro spensieratezza un po’ cazzara, ci riportano un po’ indietro negli anni: io stessa me ne renderò conto il giorno seguente, nel corso del live dei Sum 41.
Oltre a questo genere, tra brevi riferimenti ala stessa storia di questo e grande energia e armonia tra i componenti della band, compaiono anche dettagli, probabilmente generati proprio dai Ramones, relativi alla musica Garage.
Pubblico e band sono piuttosto sorpresi ed entusiasti a fine live e così speravo per le band a seguire su questo palco.

CABBAGE

È passato un anno da quando andai al Ypsigrock di Castelbuono per assistere al concerto dei Ride e, proprio quel giorno, incontrai per la prima volta la band che aprì ai suddetti: i CABBAGE.
La band di Manchester si è formata nel 2005 e sono sotto contratto con l’etichetta indipendente creata da James Skelly dei Coral.
In Sicilia, i suddetti scatenarono un gran polverone: oggi, invece, conto giusto una ventina di persone e, almeno all’inizio, sarò la prima a mettermi davanti per garantirgli supporto – guadagnandomi un lecca-lecca dal management-.
Per circa 25 minuti, dato che ho appuntamento coi Fufanu per l’intervista e una minima parte di live dei Death From Above da vedere, cerco di godermi un concerto pieno di suoni distorti, garage e primi sintomi di Indie-Rock del 2000.
Le due voci alternate sono decise, il loro sound è irruento: magari loro si sono pure divertiti, ma lasciarli nelle mani, dopo nemmeno una mezzora, di un pubblico smorto, per me, è stato come abbandonarli.

DEATH FROM ABOVE

Arriva la delusione.
Dall’oscurità del Weekender, mi ritrovo nuovamente tra le prime fila del Main Stage (un peccato aver lasciato il posto, poiché, non a caso l’headliner meriterà un articolo a parte) per assistere al concerto dei Death From Above (1979).
Jesse (basso, synth e cori) e Sebastien (batteria) propongono molte tracce di “The Physical World” e “Outrage! Is Now”, la loro ultima fatica discografica uscita oramai da un anno.
L’impatto di queste canzoni sul concerto non è da ritenersi affatto positivo: molti sono i “sali-scendi” della band, difatti le tracce del nuovo album sono in netto contrasto con le quattro, meno recenti, della setlist.
La presenza scenica del duo canadese è minima e la loro musica magnetica di album come “You’re a Woman, I’m a Machine”, nel quale comparivano numerose tracce tra dance e indie-rock, sembra solo un vago ricordo.
Jesse, al basso, cerca di reagire con energia e qualche distorsione; mentre Sebastien ha una voce piuttosto solida e pulita.
Il loro live, ahimè, mi lascia alquanto indifferenti, ma con un minimo di nostalgia: “Going Steady” sarà l’unico brano (sui dieci eseguite questa sera) che mi riporta indietro, quando erano agli esordi, meno pretenziosi e più uniti-in sintonia, prima delle loro varie rotture nel corso della loro carriera.

SEAFRET

Molto brevemente voglio scrivere anche due righe su un altro duo, a ‘sto giro dall’Inghilterra, piuttosto suggestivi e seguiti da un buon pubblico: i Seafret.
Le loro sonorità sono delicate, ma molto entusiasmanti, e per nulla monotone: il loro è un genere che vaga tra sussurri, melodie dolci, voci frizzanti e note di semplice Pop-Rock che coinvolge un’ampia audience.
Il duo perfetto, da vedere e ascoltare meglio, prima del cibo sano e del concerto di un “Rapper” che merita un articolo tutto per sé, del resto quest’ultimo è stato uno dei miei preferiti al Frequency.

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