Casper live @FM4 Frequency Festival 2018

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Senza avere nessuna idea a chi\cosa vado incontro, scartando i Kooks per la fila (perché non sono affatto tra i gruppi che più apprezzo) e con lo stomaco a pezzi: ringrazio la connessione Wi-Fi (indi internet), Francesca e le note, unite a una voce alquanto particolare, che sento fuori dalla sala stampa.
Catturata da quest’arrangiamento tra band indie-rock (?!?!) e la voce di un Rapper tedesco che pare sia uscita da una band Punk-Hardcore, mi reco, velocemente, verso il Main Stage, per l’headliner del 18 agosto al Frequency Festival, stracolmo di gente che canta ogni singola parola, balla e si entusiasma: mi ritrovo sulla parte “VIP” (giornalisti) a guardare e a restare sbigottita -positivamente- dal live di Casper.
Benjamin Griffey, in arte Casper, nasce da padre americano e madre tedesca negli States, per poi trasferirsi a undici anni senza sapere una parola di tedesco, proprio in Germania: è inevitabile che in lui inizi a crescere una forte rabbia, stato d’animo che, in seguito, lo porterà a creare una band Punk-Hardore, quelle in cui si urla parecchio tanto da avergli portato vari danni alle corde vocali.
Proprio in Germania si dedica all’ascolto di hip-hop e rapper tedeschi, inizia a buttare giù i suoi primi brani e nel 2008 esce col primo album autoprodotto “Hin Zur Sonne” che, immediatamente, viene accolto positivamente da pubblico e critica .

Nonostante il suo esordio, “XOXO”, il secondo album sotto etichetta, acquista molto più successo: è nato il Rapper mezzo Hipster e mezzo Emo (non i ciuffettoni).
Il tedesco non lo comprendo, ma, prima della recensione e vuoi per la voce rauca e il ciò che propone la band, sento che anche le sue liriche non sono buttate a caso: “Alles Endet (aber nie die musik)”, ovvero “Tutto finisce (ma non la musica)”, e “Auf und Devon” (“Acceso e spento”) rappresentano una vera e propria fuga della realtà, sia per il pubblico che per lo stesso autore; “I’m Ascheregen”, il cui un sottofondo è marcato da un’irresistibile Indie-Pop quasi d’oltremanica, racconta un tipo di altra tipo di libertà, molto più cruda, deprimente e riguardante una sorta di (auto?) distruzione; “Keine Angst” ha un coro e un arrangiamento molto più dark.
Fuga dalla realtà, stati d’animo -anche angosciosi- e tanta rabbia raccolgono ai piedi di Casper un pubblico molto ampio e variopinto (un po’ come i suoi tatuaggi -fighissimi quanto lui-): siamo vicini a una audience tipo Macklemore, di tutte le età e di vari generi.
Oltre alle canzoni intense, la vitalità sul palco, i suoi salti da giocatore di volley (sicuramente faceva skate) e i suoi sorrisoni entusiasti e sinceri, Casper racconta una parte della sua e delle nostre vite, esprimendola con una voce inedita che, mescolata alla lingua tedesca, pare ancora più rancorosa e grintosa (si sente eccome che cantava\suonava in un gruppo Punk-Hardcore).
Il mio interesse nei confronti di quest’artista cresce, come ho accennato poco fa, con il non avere basi (magari giusto per la voce del ritornello in “Keine Angst” cantata da un ospite, o poco altro), bensì una vera e propria band che lo sostiene.
Questo miscuglio di generi (Punk, Indie-Rock, Elettronica, Sperimentale, Hip-Hop) piace e travolge il pubblico come un vero e proprio tsunami: i cori sono irresistibili (vedi “Hinterland”, che verrà cantata in sing along dal pubblico anche alla fine del live ), Casper raccoglie ogni minimo di energia per caricarsi come una molla e dedicarsi completamente ai suoi adoratori e il concerto diviene una vera e propria esperienza indimenticabile, innovativa e suggestiva per ogni individuo con genere e gusto musicale differente.
Un po’ delusa che tutto finisca così presto, rimango stupita e incantata da quest’artista tedesco che continua a innovarsi e a rigenerarsi: per quanto mi riguarda è stato uno dei migliori live del Frequency.
“Alles Endet”, quindi, ma non la sua musica che spero ancora di vedere, vivere e ascoltare il prima possibile.

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