Festival Life: intervista a Gianfranco Raimondo per Ypsigrock Festival

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Probabilmente uno dei Festival indie più a sud nel mediterraneo, ma non per quello meno importante. Per la sua 22esima edizione ad esempio Ypsigrock porterà sui suoi palchi dal  9 al 12 agosto a Castelbuono, affascinante borgo nella provincia di Palermo, artisti del calibro di Girls names, Aurora, The Horrors, Youngr, Algiers, The Radio dept, Vessels, The Jesus and Mary Chain, Shame e molti altri.

Qualora vogliate conoscere meglio programma e avere una maggiore panoramica tecnica potete rivolgervi al sito internet di Ypsigrock.

Abbiamo raggiunto via mail Gianfranco Raimondo, co-fondatore di Ypsigrock, per alcune domande sul festival:

Puoi spiegarci come è nata l’idea di Ypsi e come si è sviluppato negli anni?

È nata per una questione di forti sentimenti verso le cose che a quei tempi più ci tenevano in piedi e uniti, un determinato tipo di musica, uno stile di vita, la passione per i live e l’ossessione di non sentirci esclusi da qualcosa di estremamente positivo. Quel germoglio ha poi, nel corso degli anni, cercato di mantenere quelle caratteristiche, amplificandole e migliorandole, lasciando che la chioma rispecchiasse perfettamente il senso delle proprie radici.

Il festival si mantiene sempre per un equilibrio di generi musicali, con gli artisti più, perdona il giovanilismo, fighi che escono nella annata e altri che hanno un nome abbastanza consolidato. Puoi raccontarci come nascono le scelte artistiche di lineup?

È il frutto di un lento e paziente lavoro di ricerca, di selezione, scambio di idee, verifiche di disponibilità e sostenibilità economica. Non credo sia un processo differente rispetto ad altre realtà se non per la Regola dell’Ypsi Once – mannaggia a lei 🙂 – che vuole che ogni artista può calcare i palchi del festival, solo una volta con lo stesso moniker per cui, dopo ventidue edizioni, il tutto è abbastanza spassoso, per usare un eufemismo.

Possiamo parlare di come sia il rapporto con la città di Castelbuono per il festival?

È come il rapporto con il proprio corpo, in cui è naturale amarlo anche se talvolta se n’è insoddisfatti. L’importante è capire come il Festival e Castelbuono siano un unico organismo, e davvero lo sono, e questo è fantastico. L’interazione che si viene a creare nei giorni del festival tra gli ypsini e i castelbuonesi (soprattutto quelli più in là con gli anni) è molto particolare, simile a quella di un nonno che attende di rivedere i nipoti per le vacanze estive.

Ormai un festival non è solo musica ma anche attività collaterali a impreziosire l’esperienza. Cosa avete pensato?

Ypsigrock ha diversi partner eterogenei molto qualificati, si pensi ad esempio al Museo Civico di Castelbuono che vanta una programmazione d’avanguardia, e quest’anno vedrà anche la collaborazione di Manifesta 12, la biennale di arte e cultura contemporanea itinerante che si è aperta da poco a Palermo, per cui l’offerta nel 2018 sarà straordinaria.

Ypsigrock è uno dei festival che, sebbene non veda danarose macchine organizzative dietro, è riuscito a coniugare un ottimo successo di pubblico e critica sia nazionale che internazionale. Direi uno dei casi che si contano sulle dita di una mano. Quale è il segreto?

Lo sforzo di non cedere a compromessi qualitativi al ribasso a vantaggio della facile quantità.

Come credi si potrebbe evolvere il festival in futuro?

Abbiamo approntato un percorso di nuove importanti partnership che a breve comunicheremo, specifiche soprattutto per il raggiungimento di migliori standard organizzativi, con un approccio for all, quindi non solo in favore di soggetti diversamente abili, ma permettendo l’accessibilità davvero a tutti, per una migliore fruizione dell’evento.

L’organizzazione di un festival si fonda sul lavoro di tante persone. Come è la squadra che c’è dietro ad Ypsigrock ?

È una squadra di amici che mette al servizio la propria specifica professionalità per una passione condivisa.

Hai momenti memorabili accaduti nelle passate edizioni del festival da condividere con noi?

Faccio il salto breve e ritorno alla passata edizione con l’incredibile spettacolo offerto dal pubblico in visibilio durante lo show di Rejjie Snow, perfetta rappresentazione dello spirito del Festival, unico corpo e sola anima col proprio fantastico patrimonio umano.

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