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EDOARDO CHIESA: il singolo IL FILO anticipa il nuovo disco LE NUVOLE SI SPOSTANO COMUNQUE in uscita a gennaio. Dieci canzoni di seta, nuvole, mare

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Tirando questo filo cerco di migliorarmi la vita, di tirarla nella direzione opposta e contraria alla quella della corrente che spesso spinge verso rapporti sociali superficiali, mestieri che non hanno più ‘arte’ ma che si basano solo su logiche economiche, tecnologie che diventano fine e non solamente mezzo.

Racconta così Edoardo Chiesa il nuovo singolo radiofonico “Il filo”, disponibile da oggi come anticipazione del nuovo disco “Le nuvole si spostano comunque”, in uscita il prossimo 19 gennaio per Dreamingorilla Records / L’Alienogatto a due anni abbondanti da “Canzoni sull’alternativa”, il fortunato debutto a cui è seguito un tour di un centinaio di date.

Un disco il cui mood è ben descritto dalla copertina nella quale è ritratta la metà di un frutto essiccato, l’Araujia, i cui fiori sono al tatto delicati come la seta, sullo sfondo un panorama di nuvole calde e sinuose, tracciate con fare d’artigiano, e un mare profondo. Quasi una sciarada, o un rebus a rappresentare un lavoro di seta, nuvole, mare.

Quando ho deciso di dedicarmi ad un nuovo disco – racconta Edoardo – avevo ben chiaro in mente che cosa volevo. Si trattava di fare un disco che, rispetto al primo, si muovesse di più sulla sfera emotiva e lo facesse con pochi ma efficaci elementi. Volevo che i suoni al suo interno fossero reali e caldi e che il cantato non urlasse, ma raccontasse. Volevo qualcosa di semplice ma allo stesso tempo potente e vero”.

Cioè dieci canzoni di cantautorato pop interamente acustico, chitarra-voce (il titolare), batteria (Andrea Carattino), basso (Damiano Ferrando) e nient’altro, se non un’attenzione al dettaglio determinante e al calore del suono ottenuti con una registrazione in presa diretta e su nastro – quest’ultimo passato fra le sapienti mani di Luca Tacconi delSotto il Mare Recording Studios di Povegliano Veronese (VR). Perché in fondo “il moderno metodo multitraccia fa diventare la registrazione un atto quasi chirurgico, privo di alcuna magia e interazione tra i musicisti.

Power trio elegante ed emozionale quello del cantautore savonese: un suono modernista giocato su una tensione ritmica che si scioglie nel ritornello insieme ad una voce verace e leggermente screziata rispetto al passato. Un allontanamento dai suoni roots dell’esordio verso una concentrazione pop da manuale, la tradizione cantautorale nostrana ben presente, il basso a spargere buone vibrazioni marine, un songwriting delicato ma intenso quando serve, la chitarra setosa, verso dopo verso quelle cinque-sei parole messe in fila come si deve, solo leggermente poetiche, spesso quotidiane, immediate. E un’inquietudine di fondo che sfocia in una serenità conquistata: “don’t worry, be happy” che tanto, appunto, le nuvole si spostano comunque, no?

La tracklist apre con l’uno-due fascinoso di “Occhi” (una canzone d’amore, anzi una canzone sulla necessità dell’Altro) e “Dietro al tempo” (un vagheggiare filosofico da commozione) che mettono subito in chiaro, a suon di curvature melodiche mai troppo pronunciate, cosa significa fare un disco semplicemente con tre strumenti e sfruttarne tutte le possibilità espressive.

Da lì in poi è un passaggio di scoperta in scoperta, del resto “queste canzoni sono nate come piccole epifanie” e tali rimangono se è vero che ascolto dopo ascolto questi brani svelano sempre qualcosa in più. Magia, rabbia, stupore, domande. “Il Filo” tirato per andare controcorrente rispetto alla superficialità social(e); “Se fossi in te” a sputare fuori il rospo che rimane in gola dinanzi a chi ha tutte le risposte e le sicurezze; “La chiave” a riassumere tutto come in un gioco enigmistico. E infine l’amore, vedi la splendida chiusa di “Un’altra vita“, canzone che chiunque vorrebbe sentirsi cantare, con quel tanto di lieve semplicità che si porta dietro. Un qualcosa che è apparentato con la verità di stare al mondo. La guardi, ed è una nuvola infuocata. La tocchi, ed è seta.

Link
http://www.edoardochiesa.net
http://www.facebook.com/chiesaedoardo/

(foto Marta Ballestrero)
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