C’è un’eleganza algida, quasi geometrica, che solo gli Interpol sanno portare sul palco. Ieri sera, la cornice verde del Parco delle Caserme Rosse, per la rassegna Sequoie Music Park, si è trasformata nell’epicentro del post-punk revival newyorkese. Davanti a migliaia di fan accorsi da tutta Italia, la band guidata da Paul Banks ha messo in scena un live millimetrico, potente e intriso di quella nostalgia cinematografica che li rende unici da oltre vent’anni.
Puntualissimi e rigorosamente vestiti di scuro nonostante il caldo estivo, gli Interpol hanno preso possesso del palco senza troppi fronzoli. Ad aprire le danze ci ha pensato la precisione chirurgica della batteria di Sam Fogarino, immediatamente supportata dai giri di basso ipnotici e taglienti. Ma è quando la chitarra di Daniel Kessler ha iniziato a tessere le sue trame inconfondibili che il pubblico di Bologna è entrato definitivamente nel loro magnetico buio sonoro.
La voce baritonale e magnetica di Paul Banks ha guidato la folla attraverso un viaggio generazionale. La scaletta ha accostato i brani dell’ultimo repertorio alle pietre miliari di album cult come Turn On the Bright Lights e Antics. Inni generazionali come Evil, Obstacle 1 e Slow Hands hanno scatenato i cori del pubblico, creando un contrasto perfetto tra la freddezza controllata della band e il calore emotivo delle Caserme Rosse.
Visivamente, lo show è stato un trionfo di luci stroboscopiche, tagli netti e silhouette geometriche, un paradiso per i fotografi e un’esperienza immersiva per i presenti. Gli Interpol si confermano maestri indiscussi del loro genere: una band che non ha bisogno di saltare sul palco o di intrattenere la folla con lunghi discorsi per lasciare il segno. A Bologna è bastata la musica, suonata con una classe monumentale.
Un ringraziamento particolare a Parole e dintorni
Foto di Carlo Vergani per gentile concessione SOPA IMAGES
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