Aneddoti.
Immagini in movimento, ricordi e odori, impressioni e memorie.
I primi che mi vengono in mente, a cascata.
Un after – show al Tambourine di Seregno con Depedro ( Jairo Zavala, chitarrista dei Calexico) a
cantare i Beatles e la più bella versione di “Material Girl” di sempre e sentirsi dire “devi
continuare, continuare e sbattere la testa e farlo ancora.”
E l’inizio di quella serata, in cui il nostro bassista frana sbronzo sul suo manager. E tutto si conclude
in una grassa risata.
A Varsavia, al Klubojadalnia Eufemia, una ragazza danese ci mette tutti in fila, dopo il concerto e ci
ringrazia, dicendoci che aveva visto “l’universo su quattro sedie stasera.”
Dormire in uno squat freddissimo a Lublino, con le coperte più accoglienti, suonare all’Accademia
delle Arti di Bruxelles.
Sentire l’acre odore di piedi in una camerata di Londra e riuscire a prendere sonno tra pareti
arancioni e neon intermittenti.
Decidere di creare un concerto al passo della Presolana. Realizzarlo.
Trovarsi la sera tardi sui traversini fluviali pietrosi, ancora tiepidi dal sole giornaliero e farsi guidare
da due chitarre strimpellate sussurrando.
Suonare in boschi magici, sotto le Dolomiti, a Tera Salvaria e sempre lì essere trasportati da altri
musicisti in cieli primordiali.
Sentire il mare che si confonde con le spazzole del rullante.
Papà che mi suona giri di chitarra flamenco e mi insegna a fare uscire la voce dalla pancia invece
che dalla gola, mentre incenerisce la sigaretta.
Avere il piacere di lavorare con un grande compositore.
Sudare in sala prove. Gelare in sala prove. Stare da Dio in sala prove. Ore inquantificabili a
guardare monitor in studio.
Essere trafitti dalle emozioni e, poi, farle sgorgare in ogni direzione che si voglia.
Stare seduti su un palco. Saltare su un palco. Ballare.
Fare gli zarri con la cassa in 4 e contare tempi che farebbero arrabbiare Euclide.
Avere il privilegio di suonare per gli altri e cercare di sciogliere i cuori.
Sapere che lì c’è la vita vera.