Dopo l’annuncio del singolo ‘DEGREELESSNESS’ dello scorso novembre, arriva anche un intero album di Nathan Fake per la Ninja Tune, ‘Providence‘, in uscita il 10 marzo.
Descritto dall’artista come ‘un passo enorme nella mia carriera e nella mia vita in generale, mi sembra di rinascere‘, ‘Providence’ vede il produttore britannico collaborare per la prima volta con alcuni cantanti, affiancandosi a Prurient (aka Vatican Shadow/fondatore di Hospital Productions) e Raphaelle Standell-Preston delle Braids, incontrati casualmente a Ginevra e Osaka mentre si trovavano in tour.
‘Ero un grande fan della musica di Dominic [Prurient] già prima che lo incontrassi e mi piace il modo in cui colloca la sua voce nelle produzioni’, mentre Raphaelle, che presta la sua voce a ‘RVK‘, è stato presentata a Nathan dall’amico comune Jon Hopkins. ‘Ho volutamente mantenuto strumentale la prima metà della traccia e mi piace il modo in cui arriva la sua voce’ dice. ‘E’ abbastanza inaspettato l’attimo nel quale inizia a cantare.’
“E’ l’album più veloce che abbia mai prodotto, grazie a un filo stretto che unisce tutto“, racconta Nathan sul processo creativo del disco, che ha anche un’impronta sonora distintiva come risultato del suo nuovo set-up di produzione. ‘Mi sentivo nostalgico e ho comprato un buon Korg Prophecy, diventato alla fine la spina dorsale del disco,’ spiega. ‘Avevo letto un articolo su Sound On Sound del ’95-’96 e allora non sapevo molto di produzione musicale, ma ricordo di aver pensato che sarebbe stato sorprendente. Come si è visto, in realtà è abbastanza tosto, è molto difficile da programmare, sembra insignificante, non ha un suono bello [ride], ma ho registrato lavorando i suoni con diversi preamplificatori, nastri e mixer e l’ho un pò strapazzato. Sono sempre incuriosito dalle apparecchiature low-cost, mi piace la sfida e le limitazioni che hanno.’
Nato e cresciuto a Norfolk, i primi incontri di Nathan con la musica elettronica sono arrivati con la radio (ascoltando Aphex Twin e Orbital) e leggendo le attrezzature che avevano usato i suoi artisti preferiti sulle riviste specializzate, primo stimolo per comprare qualche apparecchiatura e cominciare i suoi esperimenti sonori. Nel 2003 conosce James Holden e debutta con la sua Border Community. Il trionfale ‘Drowning In A Sea Of Love’ (2006) è accolto con grande calore da media del calibro di Pitchfork, Guardian e Mixmag (che lo ha definito tra i migliori dell’anno). Dopo aver registrato altri due album per la Border Community, ‘Hard Island’ (2009) e ‘Steam Days’ (2012), Nathan va in tour per due anni, così frenetici da non concedergli pause per la produzione di nuove tracce. Al suo ritorno, alcuni eventi nella sua vita personale aggravano questo blocco creativo. ‘Nel complesso c’è stata una pausa di circa tre anni dalla scrittura musicale’, dichiara.
Emergendo da questo lungo periodo di inattività con rinnovato vigore e voglia di vivere, nei primi sei mesi del 2016 Fake ha registrato ‘Providence’, un titolo dal duplice significato: da un lato è un cenno al già citato Korg Prophecy, il synth che ha avuto un ruolo predominante sul disco, dall’altro, su un livello più profondo, significa ‘guida o guida divina’, non necessariamente in senso religioso, ma la musica come guida e terapia, una via d’uscita da un periodo buio della sua vita.
Fra qualche giorno Nathan Fake partirà per un lungo tour in compagnia dei visual di Matt Bateman / Flat e (Jon Hopkins, LFO) che arriverà fino in Australia, Giappone e nei principali paesi europei, con quattro date anche in Italia, il 23 marzo al Teatro della Tosse di Genova, il 24 al Circolo Magnolia di Milano, il 25 al Locomotiv Club di Bologna e il 26 maggio allo Spring Attitude Festival di Roma (info: www.daze.it).
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