Vita da Musico: Mantovani

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Ciao a voi cari lettori/lettrici e amici di Lostingroove, sono MANTOVANI.

Con piacere ho accettato di scrivere qualche riga per farvi conoscere un po’ del mio mondo (con buone speranze, visto che cerco di capirci qualcosa anch’io) in questo editoriale dal titolo: Vita da Musico.

Vi è mai capitato di vivere in un sogno?

O meglio, vi è mai capitato di vivere coscientemente un sogno?

Delle tante esperienze che si possono fare nella vita, questa sicuramente per me una di quelle più interessanti: essere protagonisti dei propri sogni; prestabilire ruoli, personaggi e lo svolgimento degli atti, come in un film.

Ho sempre dato molta importanza all’interpretazione dei sogni. Come diceva Freud, a volte capita di trovare un significato latente, lontanissimo da ciò che si è sognato, ma che si rivela determinante per le nostre esistenze. Come quando mi capitò di farne uno assurdo, che definii bizzarro e senza senso; forse il frutto di un eccesso di creatività: sognai di mangiare il guscio di una tartaruga, non la tartaruga ma il guscio, che addentavo come fosse un panino e che si sgretolava friabile, croccante ai miei morsi decisi. Mi misi a ridere e per giorni mi domandai quale potesse essere il significato di un sogno così strano. Fu una vigilia di Natale di qualche anno fa, quando a casa della mia nonna materna (Dio la abbia in gloria), mi capitò di lanciare uno sguardo un po’ pigro tra i libri ben ordinati su una mensola quando vidi: “Il Grande Libro Dei Sogni”. Un’edizione della “Smorfia napoletana” tutta sgualcita e ingiallita, che vedevo a casa dei nonni sin da bambino; Quel libro aveva sempre esercitato su di me un grande fascino, ed ora me lo ritrovavo davanti dopo così tanti anni che ormai quasi ne ignoravo l’esistenza. Immediatamente lo afferrai, facendo attenzione a non sfogliarlo troppo energicamente per non remperne le pagine deteriorate dal tempo; in un istante mi balzò alla mente lo strano sogno che avevo fatto qualche settimana prima, era troppo strano e particolare per non ricordarmelo, e un po’ scettico ma curioso, provai a cercare sotto la voce: TARTARUGA. Con mio totale stupore e incredulità lessi: “TARTARUGA, mangiare il guscio di una tartaruga…”.

Ci fu un attimo di esitazione e paura, lo ammetto; la cosa un po’ mi inquietava, ma ero troppo, davvero troppo curioso di scoprirne il significato che quel libro misterioso ne potesse dare.

Lessi: “ Con grandi difficoltà, otterai un ottimo risultato. L’atto di mangiare il guscio di una tartaruga rappresenta uno sforzo che sarà ripagato dalla tua determinazione”.

Richiusi il librio sollevato; mi sentivo felice e in qualche modo grato di aver ricevuto quel responso.  

Questo avvenimento credo che me lo ricorderò per tutta la vita. A volte, come adesso, mi porta a riflettere su molte cose, ad esempio che il significato di quel sogno non riguardi un unico evento, ma molti eventi che si susseguono sistematicamente nella mia esistenza. Sicuramente questa “profezia onirica” si è avverata con la realizzazione di quest’album: Sogni Lucidi, che è stato il tentativo di tradurre in una forma canzone varie storie che ho sognato e immaginato in una fase di dormiveglia. Potrei definire onirico e “sognante”, tutto il contesto in cui è nato ed è stato realizzato quest’album. E’ una cosa molto difficile appropriarsi della sfera onirica e riemergere nella dimensione di veglia ricordando perfettamente ciò che si è vissuto perciò, diciamo che con questo lavoro ci sono riuscito in parte, il resto è venuto da se e da quella famosa “urgenza artistica”che è la “spinta” a voler esprimere ciò che ho e che sento “dentro”.

Forse questo universo sconfinato, fatto di ammassi e super ammassi di galassie, che a loro volta contengono altri universi, multiversi, sistemi e così via, non è nientaltro che il sogno sognato da un Dio addormentato, in cui ci ritroviamo, con le nostre infinitamente variegate storie personali. Se così fosse, al mio risveglio mi piacerebbe ricordarmi di scrivere una canzone.

M.

Marco Mantovani è nato a Milano il 14 settembre 1979.
Musicista, autore e interprete ha all’attivo numerose collaborazioni con band in cui ha suonato, prodotto album da studio ed esibizioni live in concerti.
Il recente incontro con Andrea Viti, ex bassista degli Afterhours, di Alice e numerosi artisti italiani e internazionali come Mark Lanegan, segna l’avvio di una felice collaborazione in studio tra i due che li porterà a co-produrre un album di brani interamente originali, composti nelle liriche e musiche da Mantovani. SOGNI LUCIDI è uscito per Chains – Press & Promotion ed è disponibile dal 25 novembre 2016 su tutte le principali piattaforme digitali e digital store.

“I brani di “Sogni Lucidi” sono un viaggio interiore cosciente in una dimensione onirica, riflessioni sociali e spaccati di vita quotidiana.
Il lavoro di registrazione in uno studio lontano dalla città e da limitazioni temporali, ha consentito un’immersione totale nel progetto; ogni momento extra lavorativo è occasione di scambi di idee su arrangiamenti, soluzioni ritmiche e/o ricerche sonore tra i musicisti e i tecnici, in una perfetta sinergia d’intenti.
Il concept dell’album è quello del “sogno lucido”, ovvero l’esperienza cosciente che si ha nel momento in cui si sogna e si è consapevoli di ciò. In tale circostanza diventa semplice tessere “la trama del sogno” ed è possibile divenire protagonista o rimanere passivo spettatore ma cosciente di ciò che sta accadendo; penso che sia una figata… cioè, fare un’esperienza del genere dev’essere davvero una cosa eccitante e penso che siano fortunati quelli che ci riescono.
Sono sempre stato dotato di una fervida immaginazione, sin da piccolo, come tutti i bambini del resto; mi piace ancora “inventare” mondi e personaggi con storie avventurose ed esperienze uniche, forse anche per sfuggire alla monotonia. La musica e le canzoni sono utili anche a questo. “

«Mi capita spesso di avere idee molto chiare di canzoni nella fase di dormi-veglia – si legge nel comunicato stampa di presentazione di Sogni Lucidi – inevitabilmente però non lasciano minima traccia al mio risveglio. Mi piaceva l’idea di registrare un album di pezzi che avevo “sognato”, per cui ho provato a tenere un diario vicino al comodino per mesi, ma non è venuto fuori niente di interessante; quando ho smesso di pensarci sono balzate fuori chissà da dove immagini, melodie e ingredienti essenziali alla stesura dei testi e delle musiche. La creatività è una cosa bellissima ma l’ispirazione non si può forzare, caso mai ti ci puoi sintonizzare. L’esercizio della memoria e l’annotazione a orari più improbabili della notte di versi o fraseggi sonori, hanno consentito la gestazione di questo album, in cui il “fil rouge” è appunto quello del sogno, 
ma di un sogno lucido, consapevole e cosciente. Il contrario di un sogno ad occhi aperti insomma! Ogni canzone ha qualcosa che l’accomuna alla successiva e a quella che la precede; c’è una continuità e una certa familiarità tra le canzoni, anche se per me è naturale andare a”passeggio fra gli stili” e ho la tendenza ad andare a ruota libera non dandomi nessun limite compositivo. Sento che in questo lavoro c’è una omogeneità nella scrittura e una solidità sonora. Questo è sicuramente anche merito del fatto che si tratta di un album suonato quasi interamente 
dal vivo in presa diretta, senza avvalersi di troppa tecnologia e post produzione.»

 

 

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