A sei anni dal precedente lavoro, tornano i
Requiem for Paola P. con una formazione parzialmente rinnovata e un nuovo disco intitolato “
Sangue del tuo sangue”, uscito in anteprima ad aprile e ufficialmente a settembre 2016. Una delle band più
autoriali e di culto
della scena post-hc italiana si ripresenta al proprio pubblico con dieci nuove tracce di mordente intensità, che formano un disco adulto e poliedrico, frutto di un lungo periodo di scrittura e lavorazione in studio.
Il primo brano estratto da questa nuova opera è “
I Rami Oltre“, una canzone, spiega la band, “
dalle sonorità acide e taglienti, violenta e dolce come la tempesta, ricca di dinamiche altalenanti e melodie visionarie, con il cantato a urlare in faccia a chi non vuol sentire una verità custodita nelle radici più profonde degli alberi, che si riverbera nel verde delle foglie.”
“Sangue del tuo sangue” è un lavoro molto legato a temi quali le origini, la terra e le radici, in altre parole la Natura, intesa sia in un senso biologico che esistenziale e vista non in modo idilliaco ma nella suo carattere impietoso e vitale, distruttivo e salvifico. La Natura al contempo rifugio e insidia che rimane comunque l’unica realtà da contrapporre ad una quotidianità urbana disumanizzante, dove gli accadimenti delle vite di ognuno (le partenze, i ritorni, le sconfitte) aumentano il loro potenziale di annichilimento poiché vengono vissuti in una realtà carica di alienazione.
Tutto questo i Requiem for Paola P. lo raccontano catarticamente, con una serie di tracce che, fin dal titolo, puntano sì alle teste e ai cuori di chi ascolta ma anche alle ossa, ai nervi e al sangue. Brani dai testi spesso letterari ma mai libreschi, che possono essere letti anche autonomamente ma che trovano la loro pienezza nell’incontro con le architetture musicali della band. Architetture formate da esplosioni ritmiche e sincopi, staffilate chitarristiche e luminescenze, synth a dettare saette di melodia e un lavoro sulle due voci che fa da appiglio nella tempesta elettrica creata dai Requiem.
Esattamente al centro, inoltre, l’esperimento di “Tutti questi piccoli cavalli”, un brano arrangiato con i fiati (suonati da Marco e Kugio degli Askatasuna) a creare una sorta di marcia funebre tucsoniana, mentre altrove si profilano scampoli post-punk e slow-core frutto di ascolti comuni a tutti i componenti del gruppo.
“Sangue del tuo sangue” è un fiume carsico che scorre sotterraneo per poi esplodere poderoso, così come accade nell’iniziale “Del nostro parlare moderno”. E’ in quella traccia, non a caso posta in apertura, che si intuisce lo spirito di questo nuovo disco dei Requiem, un concentrato di emozioni trattenute e detonanti. Energia, urgenza e voglia di resistere, perché “Nulla va lasciato (tra i denti)”: “Chi resta qui, dove non c’è niente da fingere né vuoti a perdere, / c’è uno che alza le braccia ma non si arrende”.
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