Vita da Musico: The Last Project

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Chiudi quattro persone in una stanza, il leggero ronzio dell’impianto, il fantasma di sudore che infesta la moquette e il rivestimento insonorizzato, gli strumenti muti, pronti, li chiudi lì dentro perché devono comporre un disco. Non ce n’è che possano permettersi di mollare.


Passano i primi giorni a litigare, questi ragazzi, e a guardarsi male intanto che prendono fiato, poi a suonicchiare, improvvisano particine che si sovrappongono senza fondersi per un cazzo. Il problema è che non hanno idea della direzione da prendere: ognuno di loro ne vede una diversa. Non nascono brani, crescono accozzaglie di cose, rigurgiti di dischi bellissimi e ascolti sfiniti che si raggrumano in frullati fanatici e comici. 
 
Da fuori la gente bussa, vuole delle risposte, vuole sapere come stia andando. Il morale all’interno è talmente basso che l’apertura della porta creerebbe un urgano per la differenza di pressione.
 
Un giorno però da quell’asfalto monotono di insoddisfazioni cominciano a spuntare dei brani. Le ruote armoniche si distendono e sciolgono un velo sul quale si incastrano melodie e ritmi. Qualcosa sta succedendo. 
 
I ragazzi non se ne capacitano molto, si guardano tra di loro ma non afferrano il punto. Escono dalla sala prove con un po’ di fiducia anche se manca qualcosa. Si trascinano in giro, scalano i palchi per calcarli, suonano, sudano, sorridono. 
 
Ecco cosa non va: troppi pezzi, troppo incasinati, troppo accartocciati su se stessi, timidini e tiepidi. Lo stile c’è ma è tutto grezzo, andrebbe sbozzato. Ma come? Ognuno interroga gli altri. Quando pare di ritrovarcisi, l’idea li elude sempre.
 
Sono cambiati, capiscono poi, loro, mica la band, bensì tutto il resto, la vita, le stagioni, il lavoro, i cazzi vari, gli amori, la noia, le mode e così via. Non è colpa della musica, che lavora su altri piani e mai nessuno possiede davvero. Questi ragazzi l’hanno inseguita per molto, persi per proprie strade, e lei adesso li ha finalmente notati. Pretende di più, sempre di più. Loro mica lo sanno al cento percento se possono darle ciò che desidera. 
 
Però sanno da dove cominciare e allora li vedi lì che la prendono per mano e la portano a vedere i fuochi d’artificio in spiaggia.
The Last Project nasce nel novembre 2009 a Pavia ed è composto da Carlo Cazzani (chitarra solista),
Francesco Capacchione (batteria e cori), Francesco Quaranta (voce, synth, Marco Saracino (basso).
La band propone un alternative rock in stile inglese, con toni new wave e melodie accattivanti, senza
dimenticare le influenze americane di gruppi come Kings Of Leon e The Killers. I ragazzi hanno all’attivo un
EP di quattro tracce intitolato “Feelin’ Good In Your Shoes” e un disco pubblicato nel 2011 intitolato “Futurephobia”.
L’uscita del nuovo album, “Pyrotechnic”, è prevista per Settembre 2016: si tratta di un lavoro più maturo a cui si è approdati attraverso un demo inciso l’estate scorsa.
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