Vita da Musico: Gli occhi degli altri

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Sembrava una di quelle monotone giornate d’estate dove il tempo sembra fermarsi e scorrere più lentamente, ostacolato dagli attimi di respiro dati da un vecchio ventilatore e da montagne di ghiaccioli alla menta. Eppure ce lo sentivamo che qualcosa per noi stava per cambiare, che in quell’arido pomeriggio di agosto potevamo dare vita a questa nuova esperienza. L’idea in effetti ci girava per la testa da un po’ di tempo ma poteva risultare una delle tante cose presenti nella mente di tre giovani ragazzi di provincia, un’idea pronta ad essere buttata da una parte all’altra del cervello come una pallina da flipper tra sogni, paure, ansie e illusioni che ci accompagnano di questi tempi. Invece quel giorno decidemmo di prendere quell’idea e farne prima un credo e poi una realtà. Non fu poi così difficile, d’altronde Morghi e Bonaiti già avevano suonato per anni insieme nei The Flow e con Bobo Beri ci fu subito una tacita sintonia, una di quelle che dopo anni ti fa chiedere in quei discorsi a vuoto…”ma noi come cazzo ci siamo conosciuti?”.

Fu proprio una grande giornata quella, quando decidemmo di dare vita a “Gli Occhi Degli Altri”. Il nome, me lo ricordo ancora bene, fu un’idea di Morghi che prese spunto da una lezione del suo professore di Filosofia: “raga…il prof lo ripete stesso e a me l’idea piace; è il momento di darci da fare, non possiamo più farci sfuggire la vita davanti agli occhi, dobbiamo smetterla di guardare la nostra vita come un riflesso negli occhi degli altri”. La cosa più difficile l’avevamo fatta.

Ricordo ancora le prime prove in sala, ricordo la passione, le cazzate dette, la voglia di spaccare il mondo e tutta una miscela di idee, improvvisazioni, ritmi e grida compresse in un buco di venti metri quadri. Poche settimane dopo si unì alla band anche G., il nostro secondo chitarrista. G. era amico di Beri, suonavano insieme in un’altra band della zona, gli Shift, e ben presto diventò il quarto goda, quello che non ride mai.

Perché G. è così…ma più lui odia la gente e più i nostri soci, i fedelissimi dei concerti lo amano. Strane cose in quel di Lecco. Tornando alla nostra storia, le idee in sala continuavano ad ammucchiarsi una sopra l’altra, perché quando c’è voglia, c’è anche ispirazione e solo se c’è ispirazione può esistere una band. Tutta quell’anarchia di riff registrati, di pezzi di carta scarabocchiati e le tante bottiglie di birra sul tavolo ci spinsero a fare un nuovo grande passo: registrare il nostro primo singolo. Fu così che prese vita “La Vertigine”, ma soprattutto fu così che iniziò una grande collaborazione con Andrea Maglia, chitarrista di una delle band da noi più amate, forse una di quelle che ci ha dato maggiori stimoli e ispirazioni: i Manetti!

Ah si! L’Andre è anche chitarrista dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

A Settembre ci ritrovammo in un paesino sopra al lago a dare vita alla nostra prima creatura e dopo meno di un mese fu proposta al pubblico, riscontrando un elevato interesse.

Gli Occhi Degli Altri ci piacevano sempre di più giorno dopo giorno, siamo diventati una famiglia allargata, una compagnia di bevute, un qualsiasi cosa vogliamo che essi siano. Il gruppo cresceva giorno dopo giorno, i concerti da pochi iniziarono a diventare tanti e la gente iniziò a conoscerci in città e poi in provincia.

Le soddisfazioni non mancarono, mi ricordo ancora bene quei concerti in apertura ai Sick Tamburo o ai Cosmetic, due band che il giorno prima stai ascoltando in auto fermo nella solita coda della superstrada e ilgiorno dopo eccoli lì, vicino a te.

Iniziammo così a definire i brani del nuovo album. Doveva essere un progetto che mostrasse quello che siamo veramente, che esprimesse solo ed esclusivamente quello che ci sentiamo di dire e di cantare. E in effetti il nome mostra bene chi siamo. “Di fronte al lago” siamo noi che ogni giorno ci specchiamo nelle sue acque, fissando le sue piccole onde e pensando a cosa siamo, cosa siamo stati e cosa vogliamo essere.

Ovviamente fu sempre l’Andrea Maglia a produrci, mentre il mastering fu compito del grande Gigione Galmozzi. Ed ora eccoci qui, con le nostre nuvole dentro e la nebbia attorno. Nonostante la Vertigine dei nostri giorni e qualche passo falso abbiamo deciso di andare avanti. E fidatevi quando uno di noi vi dice guarda me, che nonostante ci siano cose che vanno controvento, tu devi essere pronto a credere in quello in cui sei veramente”.

“Gli Occhi Degli Altri” sono quello che accade quando suoni rock e cerchi di fare indie, ma alla fine l’alternativo non è mai come lo avevi pensato.
Una rock band ITALIANA che canta in ITALIANO e suona con l’unico scopo di metterci più cuore possibile, perché il valore aggiunto è quello di suonare, suonare e suonare ancora senza ritegno.

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