Vita da Musico: Trentapassi

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Faceva molto freddo, come è normale che sia, quella sera del gennaio scorso in cui Vins, il nostro cantante chitarrista-tastierista-compositore-fonico-produttore artistico, ricevette un SMS sul proprio cellulare “Ciao, sono Emanuela Petroni di Anime di Carta. Ci farebbe molto piacere se suonaste per noi qui a Roma”. Il caso volle che in quel momento fossimo tutti e tre nello studio di Vins, a Cologno Monzese, ovviamente non ricordo per quale tipo di sessione. Subito la mia mano lesta smanetta col telefonino per cercare di capire chi e cosa ci aveva contattati.

Su internet in effetti c’è una discreta letteratura sul personaggio e sulla sua organizzazione. Ovviamente guardiamo anche un po’ di foto: mamma mia quanta roba… tantissima roba. Nel senso che Emanuela è più che formosa, è una di quelle prorompenti Veneri d’altri tempi, quelle esuberanze che non passano certo inosservate.

E’ anche molto aggressiva, una panterona. Nella sua abbondanza risulta comunque sexy, in un certo senso. In alcune foto è mistress vera, con borchie e frustino (in una addirittura tiene al guinzaglio un tizio a quattro zampe..), in altre fa una specie di frullato di grappoli d’uva tra il suo traboccante decoltè. In un altro paio di foto è circondata da un ammaliante gruppo di modelli e modelle tutti in lingerie tra il sado e il maso (poi si scoprirà essere un cast di porno attori). In altre foto ancora, mezzibusto tintobrassiani di lei, che, con sguardo indemoniato, si appresta a fagocitare una titanica forchettata di spaghetti al pomodoro. “Ma chi è ?!!? Ma COSA è?!??” ci chiediamo. In pratica un dubbio personaggio ci ha chiesto di andare suonare a Roma, ma il personaggio in questione non sembra centrare moltissimo con la musica. Ma questa centra con la roba porno, ci diciamo. E poi noi siamo di Milano. E poi ancora: ma chi gliel’ha dato il numero di Vins? La curiosità è tanta, quasi quanto Emanuela. E allora chiamiamo questo benedetto numero.

Cinque (o forse sei) settimane dopo, un giovedì’mattina. Ma freddo eh. Di quelli con quella foschia che sembra fatta di ghiaccio vaporizzato e che fa sembrare il fumo di un’innocente sigaretta un bengala per la segnalazione di obiettivi bellici. La logistica che ho pianificato (del resto sono il bassista, non posso che essere io il pianificatore- tesoriere-calcolatore-mediatore-collettore del gruppo) prevede che Maurizio parta da Lecco alle 7.02 per essere da me ad Arcore alle 7.58 e poi convergere a Brugherio per prelevare Vins alle 8.07, così da essere a Roma (direttamente al Wishlist, primo locale del nostro minitour romano) non più tardi delle 14. Eh sì, perché già che andiamo nella Città Eterna non vogliamo farci qualche oretta in giro a vedere la città? (poi la sera pagheremo un salatissimo conto con la stanchezza; soprattutto Maurizio, che saltellava come uno stambecco da un lato all’altro dei marciapiedi, prima del live si addormenterà sul divano del backstage). Il tour prevede quattro serate live consecutive dal giovedi alla domenica: Wishlist, Locanda Blues, Jailbreak, ConteStaccio. Per il pernottamento Emanuela ci mette a disposizione un graziosissimo appartamento che ha “preparato personalmente con tanto amore” a Rieti, che non è proprio alle porte della Capitale, ma se non sbagli strada, la notte dopo il live quindi senza traffico, in cinquanta minuti fai tutto. E cinquanta minuti in macchina con la tua band, dopo aver fatto un live, a Roma, voluti da qualcuno che non conosci e che sta a seicento chilometri di distanza, ti sembrano venti secondi.

Non bastano nemmeno per parlare di come è andato il primo pezzo (infatti poi abbiamo deciso che la prossima volta alloggeremo a Napoli, almeno avremo il tempo di goderci quel momento magico, nel cuore della notte, in cui anche se sei sveglio da ventidue ore, sei acceso come il neon di quello dei panini con la salamella e non vorresti smettere mai di ripercorrere anche i dettagli più insignificanti ma che per te, invasato di musicismo, sono di un’importanza pazzesca). Se sbagli strada, invece, ti ritrovi a circumnavigare un paio di Appennini e sei rovinato.

Tiriamo a sorte: io dormo nel letto singolo, Mao e Vins fanno coppietta nel matrimoniale corredato con tinte alla Hello Kitty. Gli faccio un paio di foto che per qualche settimana verranno sistematicamente rispolverate perché fanno troppo ridere. Due consumati rocker che condividono queste copertine fuksia e lilla. Che poi, a dire il vero, tutta la camera da letto sembrava di Hello Kitty. Ridevamo come degli scemi.

Le giornate ribaltano letteralmente i ritmi biologici (tranne quelli di Vins, ché lui – con la sua attività in studio – è abituato a lavorare di notte e dormire di giorno). I Romani sono pazzi: fanno a gara per portarci a mangiare “una cosina” alle cinque del mattino. Ci scarrozzano e ci sbatacchiano ovunque. Albeggia, gli uccellini cantano, e noi siamo ancora in giro per locali (inspiegabilmente pieni di gente) a mangiare hamburger alti una spanna e sorchette panna e nutella. Per loro è normale non dormire, a loro interessa divertirsi e, soprattutto, farci divertire, farci sentire a casa. Noi un’ospitalità così non l’avevamo mai provata. Noi un’ospitalità così non saremmo nemmeno in grado di ricambiarla, porca miseria.

Si va a letto alle sette ma già alle undici Emanuela o qualche suo collaboratore ci chiama per andare là “a conoscere il regista”, o a “fare l’aperitivo con il prelato” (!!!), ma poi una volta che parti da Rieti per andare a Roma lo sai che non tornerai a casa per cambiarti e prendere gli strumenti, per cui ti porti tutto dietro come se dovessi suonare di lì a due ore e invece la giornata è ancora molto lunga. Con l’inganno riescono anche a portarmi a visitare non so quale importante monumento: ma io non sono interessato alle cose culturali, men che meno quelle storiche/architettoniche, e i ragazzi lo sanno, sono situazioni che mi annoiano moltissimo, una vera perdita di tempo. Io sto tanto bene nella mia innioranza. L’unica materia che mi interessa è la musica e un po’ gli alieni e quei discorsi selle piramidi che pare sarebbero impossibili da realizzare anche con le tecnologie di oggi. Mao è il batterista. Guida per tutto il tratto autostradale sia all’andata che al ritorno, ma negli spostamenti urbani Vins ed io gli abbiamo proibito di mettersi al volante, perché si incazza troppo e gli fa male alla salute, secondo noi. E’ un nevrotico sociopatico che si incazza con tutto e tutti. Lui smadonna in continuazione e odia i bambini.

Pero’ è il miglior amico che si possa desiderare, perché è di un’onestà disarmante e mette a disposizione del gruppo una station molto spaziosa e che non consuma niente. E poi suona da paura.

Le giornate e le serate passano in fretta: il tour è una situazione meravigliosa che ti cala nella parte in maniera totale, rende reale il sogno, rafforza i rapporti tra di noi in maniera unica. Siamo una famiglia. Ci sentiamo ogni santissimo giorno, senza eccezioni.

Tre Trentapassi hanno sempre qualcosa da dirsi.

Dicevamo: tutto scorre veloce, e soprattutto, nel migliore dei modi: i locali sono sempre piuttosto affollati; ilpubblico mostra di apprezzare la nostra musica sia durante il live set, sia quando scendiamo dal palco. A tratti qualche ragazzetta se la balla pure, la nostra musica (del resto è fatta proprio per questo). E alcuni vengono anche a vederci nelle serate successive. Bei palchi, impianti potenti, backline di tutto rispetto. E i fonici sono preparati e appassionati. In ogni serata abbiamo condiviso il palco con altri tre/quattro gruppi (tanto lì si suona fino alle due e mezzo/tre). Abbiamo visto e ascoltato molti gruppi che ci hanno regalato moltissimo a livello di influenze, di idee, tante idee che adesso stiamo elaborando e applicando ai nostri pezzi, a tal punto che stiamo ri-registrando praticamente tutti i brani dell’album che era pronto già in primavera. Per puro caso sono anche riuscito a recuperare un po’di numeri di cellulare del mio amico d’infanzia Marco Castoldi detto Morgan, con il quale ci eravamo persi di vista da quasi vent’anni nonostante abitiamo a soli cinque chilometri scarsi di distanza. Grazie soprattutto alle proverbiali solarità e cordialità di Vins, ma anche alla incredibile vitalità di Mao, ci siamo fatti parecchi amici, a Roma. Ci sentiamo spesso. Siamo anche andati in giornata, in aereo, una domenica di Maggio, alla cerimonia di fidanzamento di Emanuela (io non credevo che si usasse ancora fare la cerimonia di fidanzamento); eravamo in tanti, tutti vestiti in modi diversissimi.

Ovviamente Emanuela non è quello che ci era sembrato al primissimo approccio: le immagini che avevamo visto su internet erano dei “costumi” che lei ha usato e usa nelle sue situazioni lavorative teatrali e cinematografiche (è fondamentalmente attrice e regista). E’ una ragazza semplice, che ci ha voluto bene fin dal primo incontro, che cucina da Dio, e che con grandissima generosità e passione porta avanti, ormai da un decennio, il nobile progetto di permettere ad artisti emergenti di divulgare il proprio lavoro e, in qualche caso, anche di ottenere dei riconoscimenti concreti, soprattutto a livello di visibilità e di contaminazione artistica. Il giorno in cui Emanuela ci contattò rappresenta per noi uno spartiacque importantissimo: grazie a quello che abbiamo fatto con e grazie a lei siamo cresciuti moltissimo sul palco, abbiamo preso consapevolezza dei nostri punti di forza e dei nostri difetti, e abbiamo vissuto in prima persona quello che è il panorama musicale emergente italiano oggi, grazie alla frequentazione di un ambiente artistico molto eterogeneo e di oggettiva qualità. Inoltre ci siamo divertiti un casino, che non è mica pizza e fichi.

A giugno siamo tornati per un altro minitour di tre serate, ma lì abbiamo alloggiato in una specie di campeggio fichissimo con piscina. Io, appena svegli, volevo andare subito a fare il bagno tutti assieme, perché in tour è figo fare tutto tutti assieme. Dormivamo in un bungalow in muratura col suo bagnetto e due fornelli che non abbiamo mai usato (i fornelli). Un sacco di uccellini che cantavano all’alba. E io dico che se c’è luce e il canto degli uccelli non riesco a prender sonno, ma poi gli altri due dicono che invece svengo subito e russo come un cinghiale. In quell’occasione Mao aveva vinto il matrimoniale in una camera tutta sua, ed io e Vins avevamo i due singoli nell’altra stanza. E allora Vins mi tira dietro le ciabatte ma io continuo a russare, dicono.

Tre Trentapassi hanno sempre qualcosa da dirsi.

I Trentapassi sono un trio indie electro rock con base a Milano e attivi dal 2007. Nel 2013, con una formazione che rispetto a quella attuale vede in comune solamente Vins De Leo e Matteo Capitoni, pubblicano EP 2013 sotto licenza Creative Commons, lavoro autoprodotto contenente 5 brani inediti. Nella seconda metà del 2014 da quintetto passano a trio e la band vede l’ingresso di Maurizio Arosio. Nell’Agosto 2015, per l’etichetta LadyBlue Records, pubblicano Per me è Importante (disponibile su tutte le principali piattaforme di musica digitale), cover dei Tiromancino fortemente rivisitata e primo singolo dell’album di prossima uscita, che conterrà solo brani completamente inediti, il cui rilascio è previsto per i primi mesi del 2016.

www.trentapassi.com

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