Motel Mozaique 2015: live report

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Possiamo dire che a noi i festival che coniugano le diverse arti piacciono molto: se oltre a installazioni d’arte, performing in un ostello ci metti tanta buona musica il risultato non potrà che essere vincente.

Il Motel Mozaique riesce a coniugare tutto questo da quando Rotterdam è stata la capitale della Cultura. Poi l’organizzazione continua tutto l’anno nel promuovere live locali.

La formula è quella consueta dei festival indoor olandesi come la abbiamo già trovata a Utrecht: il grande plesso del teatro atto alla musica cittadina, un locale di culto (in questo caso il Rotown), una chiesa, altri piccole venue e un tendone.

Motel Mozaique 2015 - ph Francesca Fiorini Mattei

Motel Mozaique 2015 – ph Francesca Fiorini Mattei

Se volete vedere qualcosa di più di come era il clima al festival, vi rimandiamo alle live session gratuite che si tenevano al Kornuit la mattina e pomeriggio a cura di 3voor12.

Molti cantanti e gruppi ci hanno ben impressionato. Peccato le numerose sovrapposizioni sebbene il festival sia cosi’ piccino. Accade quindi che qui si rosica per essersi persi al secondo festival di fila due performer interessanti come Lapsley e Rae Morris per la congestione del sabato sera.

Naturalmente si era molto interessati dal vedere Will Butler, visto che da noi il suo live non arriverà mai alle nostre latitudini. E vedere un Butler sul palco, con le stesse scarpe dei live con gli Arcade Fire, in un attitudine che pero’ lo faceva sembrare normalmente più nei Pavement.

Le performances più notevoli del venerdi’ sono state quelle dell’intenso Jake Isaac che ci ha totalmente trasportato nella sua dimensione solo con la sua voce e i suoi strumenti, e il live di classe e sensualità di Kovacs: non solo ci ricorda la sua passione per la Winehouse con il suo tatuaggio, ma ne reinventa il genere non sembrandone la fotocopia. Sicuramente due artisti di cui sentiremo parlare molto.

Al sabato oltre al giovane Fyfe, che abbiamo intervistato e che ci ha stregato con il suo live, siamo stati felicissimi nel rivedere dopo 5 anni un gran live dei The Notwist: la loro coda quasi psichedelica nel live ci ha fatto capire come sia difficile a volte etichettare una band ad un genere. MOlto bello è stato anche vedere i Villagers sul palco poco dopo aver ascoltato il loro disco in streaming: un album sicuramente tra i più belli dell’anno che è decisamente magico dal vivo.

Non eccelsa invece Kate Tempest, forse un po’ fuori dal bill del festival. Brutto audio ma gran performance visuale quella dei Purity Ring che hanno chiuso la due giorni: atmosfere sognanti, grande gioco di luci e gran presenza scenica. Peccato per i db e i bassi cosi’ distorti che non ci han permesso neppure di focalizzarci sulla musica.

Arrivederci al 2016!

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