Le Guess who? live report

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Perché ti piace andare ai Festival? Posso fotografare come un Giapponese sotto coca la prima volta che vede Firenze (avendo un photopass che qui in Italia invece è sì/no/forse/ti avverto il giorno prima), dimagrisco chili pur mangiando come un cassonetto (Albert Heijn mi farà azionista, prima o poi. Del resto chi di voi non si mangia una chicken salad quando torna in hotel alle 3 di notte?), non mi incazzo se un gruppo o cantante che viene tanto esaltato dalla critica è invece una totale fetecchia dato che non ho speso di benza e autostrada (gli olandesi direbbero che questo è un commento molto olandese, visto come son braccini), mi piace il clima dei festival perché la gente è smollata, rilassata e vuole il divertimento vero e non stordirsi. Quindi un festival al chiuso con diverse venue su cui muoversi, come lo sono Le Guess Who? ed Eurosonic Noorderslag, per me è davvero una goduria.

Non ricordo esattamente come ho scoperto l’esistenza di Le Guess Who? Molto probabilmente o nel librone dei festival che ci hanno dato a Groningen l’anno scorso o su Instagram da amici di amici di amici. In realtà già volevo essere presente al May Day, la versione light di Le Guess Who? che si tiene in maggio… ma poi mi arrivò l’accredito -e conseguente panico- al Primavera Sound e quindi lasciai perdere. Non credo farò lo stesso il prossimo 23 maggio, ma vedremo.

E’ sempre la brutta cosa di non essere uni e trini. Io lo sto riprovando a chiedere a Babbo Natale anche quest’anno: almeno una bilocazione, dai. In fondo ho il Karma ora che più candido non si può. Non dico che serva solo per essere in Spagna e Paesi Bassi, ma anche l’annoso problema delle sovrapposizioni dei set che vuoi vedere: vi dirò, qui per molti non c’è la regola fotografica firstthreenoflash. Beh, il flash se lo usi ai concerti sei sempre un coglione, però se fai due foto dopo la terza non c’è nessuno che ti salta addosso e ti malmena. E’ un po’ il poter “lavorare” che ti fa commuovere, un po’ come quando la gente vede la tua fotocamera e capisce che tu sei lì non per impalargli la visione, ma per fare due scatti a modo. Ora però la smetto con la fase ombelicale: Le Guess Who? è stato una figata, con una grande lineup e delle venue così belle che boh mi sentivo gasata come un Benigni agli Oscar che parla di Dante.

[ragazzi, non so se traducete ma l’unica cosa sbagliata del festival è che fare i braccialetti di carta per 4 giorni è un po’ brutto, specie per chi ama l’igiene personale di stampo quotidiano duplice]

Giovedì: Blixa, Blixa, Blixa.

La cosa che mi fa un attimino alterare è che il primo giorno non riesco mai a carburare più di tanto. Poi il problema principalmente era uno: io con la testa ero lì a pensare che potevo vedere e fotografare gli Einsturzende Neubauten. Ed essendo una donnina semplice non è che la mia attenzione riuscisse ad andare in altri luoghi. Ho quindi guardato e non realizzato bene che musica facessero (troppo spagnola con picchi di patchanka, forse) i Fumaça Preta nella sala Pandora. Per poi mettermi in Grote Zaal davvero ai piedi di Blixa Bargeld. Onestamente Lament è uno dei dischi più belli usciti quest’anno, e la performance è stata al solito enorme. Invidio molto chi riesce a trattare a parole la loro musica, anche perché non è soltanto musica o il trascrivere le battute “Noi siamo prussiani” o “Questa canzone è in fiammingo”. E’ difficile. Probabilmente gli E/N sono il gruppo che può farti fare recensioni bellissime e live report inconcludenti: e questo è un live report.

Risalendo (davvero, credo che il dislivello sia circa 6 piani) dalla Grote Zaal alla Pandora si cambia totalmente genere. I The Growlers sono la catena di congiunzione che va da Adam Green ai The Strokes. Quindi parliamo di un gruppo che sì, sa cantare ma sa anche divertire e prendersi in giro. Vogliamo parlare di teatro qui pure? Beh, sì, ma nell’accezione diramazione Bagaglino con meno tette. Dopo i The Growlers la mia batteria della fotocamera mi abbandona. Quindi vedo sì finalmente Ben Frost (incredibile, mi aveva suonato dietro casa e anche lì quando chiesi un fotopass… voi l’avete ricevuta la risposta?) al De Helling. E lo vedo nella vecchia modalità non fotografo ma sto di lato a guardare il concerto. Che dire? Forse una delle cose più belle da vedere prima di dormire. Dispiacendomi per aver perso i Loop, ma il mio fisico si ribellava a far tardi. Mioddio, cosa devo affermare.

Venerdì: ho perso gli Ought.

Probabilmente la giornata dove ho gestito meno bene le mie risorse (fisiche e mentali) è stata questa. Sì, ho vissuto bene il clima del festival, ho visto ben bene Utrecht ma non ho giornalisticamente (!) concretizzato quanto volessi. Tenetemi la manina: gli Ought si sarebbero esibiti anche nella caotica schedule del sabato, ma io volevo vederli E invece mi son scordata/non li ho incastrati/sono una stupida. Sigh. Se non conoscete gli Ought (in Italia son passati… mmmh, al Biko forse?) dategli un ascolto: una delle migliori band che circolano ora e che secondo me diverranno molto grandi a breve.

Il venerdì finalmente ho visto Perfume Genius. Lo avevo sempre perso. In realtà, ora faccio l’indiesnob, anche se è molto bello da fotografare non mi piace molto la sua resa musicale sul palco. Questo non è applicabile a Bonnie “Prince” Billy, invece. In formissima mette su un’ora e un quarto di set emotivamente coinvolgente. Dr John e Dean Blunt mi hanno lasciata un po’ perplessa, e col senno di adesso visto che coincidevano con gli Ought… ok, sssst.

Iceage e Parquet Courts nella media. Davvero bello, anche se preceduto dal più lungo soundcheck del creato il live dei Brandt Brauer Frick: credo vennero a Milano con Elita un paio di anni fa, non sono più sicura che ci siano state altre occasioni. La loro elettronica è così particolare da non poterla definire. Ma restare a sentirli sdraiata sui gradoni sino alle 3 è stata una delle cose più fighe che ho fatto a un festival.

 

Sabato: #tinypenis.

Come qualcuno che campò solo un paio di anni di più di quanti ne abbia io ora (ehy, ho superato i 27 ma anche questo traguardo lo vedo pericoloso!) il terzo giorno sembra che risorga e -buondio- riesco ad essere ovunque e con successo vedere la qualunque. Mh, dire vedere la qualunque con l’hashtag di presentazione forse suona strano. Un attimino.

Oltre ad esserci sin dalla mattina/pomeriggio la serie di showcase a Le Mini Who? in Oosterkade e Voorstraat, il programma del sabato inizia alle 18. Naturalmente, seguendo gli showcase in giro, io inizio la mia serata subito con la performance massiccia e teatrale come non mai (anche qui mica breve il soundcheck. Io mi stavo quasi appisolando sul ciglio del palco) all’interno del programma Mouth to Mouth gestito da Michael Gira: le Savages e Bo Ningen hanno rappresentato (performato? ormai penso l’italiano come Lapo Elkann, scusatemi) Words to be Blind. La portata scenica è pazzesca, la musica si fonde tra i due stili delle due band. La sala Ronda è perfetta per la rappresentazione: avvolgente ma anche un palcoscenico che può sembrare quasi lirico. Mouth to Mouth poi è proseguito nella stessa sala con i Wire (la go pro non sul microfono, ti prego!) e con gli stessi Swans: stipaggio di folla e un live mastodontico da quasi due ore.

Poi l’artefice del più bell’hashtag degli ultimi tempi è Mac de Marco. Probabilmente anche il fautore del più bel crowdsurfing dell’anno (buttarsi-dalla-balconata-sulla-gente) (davvero) (c’è il video su instagram, cercatelo) e dello set più boh… totale visto in tutto Le Guess Who? dove si era stipati come sardine in sala Pandora.

Probabilmente le due performance più trascinanti, non parlo a livello di ritmi ma di anima, sono stati in Jenskerk con Hauschka e A Winged Victory for the Sullen. Perché la musica neoclassica è bella un po’ ovunque: nei teatri, nei garages… ma immaginatela in una chiesa gotica. Diobono.

Domenica: girlpower!

Devo ammettere che domenica, dopo aver mangiato, la mia prima curiosità fu salire a vedere come stesse andando la 24h dronefest in Pandora. Della Dronefest, visto che il giorno prima Tim Hecker aveva spento la luce. La domenica però Julianna Barwick ci accende un lumicino, e la si può anche vedere.

La domenica può sembrare un giorno così, minore. Ma la caratura è bella: se Mdou Moctar è per me una lieta sorpresa (che chissà quando rivedrò) nel coniugare atmostere tuareg al rock, se Tune-Yards (ok, scrivetelo nel giusto modo. O meglio leggetelo nel modo giusto) è la solita sicurezza di show di grande qualità non solo vocale, se Selda probabilmente è stata la miglior chiusura nella sala Ronda che si potesse pensare -o meglio, gli organizzatori l’han pensata- il programma in Grote Zaal si riduceva a soli tre artisti. Solo che i tre artisti hanno snocciolato probabilmente tre dei migliori set. Se St. Vincent ha fatto il suo solito show, e buttalo via, possiamo dire che Owen Pallett ha fatto un set che mi ha emozionato, commosso e altre cose che direi quasi alla Benigni: la bellezza, che ti porta all’amore che proprio è una cosa bellissima, etc etc quasi erotica ma casta. Poi la pucciness, visto che Owen ci ha detto che era heartbroken. Io boh, non ci ho avuto parole.

Il pezzone da novanta però è stato il live dei Suuns & Jerusalem in my heart. Tolta la cosa che i Suuns dal vivo sono sempre quella macchina da muro di suono che ti scuote le cellule dentro, ed è assodato, la novità è Radwan Ghazi Moumneth. Per il loro progetto hanno affittato una settimana assieme uno studio di registrazione… e il risultato è coniugare questi synth potenti alle atmosfere arabe. Una roba di una bellezza blah blah ci siam capiti.

Ma ho detto girlpower perché, ok sia tuneyards che stvincent sono ragazze, ma voi forse non sapete che Selda ci era una passionaria, diciamo, e parlava dei casini che c’erano in Turchia. E non capite quanti turchi c’erano a sentirla. Coi mazzi di rose bianchi. Ragazze della mia età e signore meno giovani. Era un avvenimento, visto che non cantava in Olanda da 15 anni. Ed è un pezzo di storia, ma non nel senso palloso. Nel senso che io ho visto tutti ballare, non capendo una parola di canzoni che parlano di speranza. E cosa può essere più bello?

[le gallery le troverete un po’ qui ovunque. Lo so, magari era più bella una foto qua e una là, ma non so neppure quanti di voi arriveranno a questo punto. Ergo…]
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