Vita da Musico: Collettivo Ginsberg

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Dopo quanto il salto può considerarsi volo? Due passi? Quattro mari? Ventimila leghe? Promemoria: 26 marzo 2015 scrivere pezzo per lostingroove. Eccoci, oggi 26 marzo ore 14:35, mezz’ora e dovrò correre in ufficio, quanto ci vuole per scrivere un pezzo? Ho letto quelli già pubblicati in rubrica, non sono lunghi, dovrei impiegarci non troppo – a patto che la finisca con quest’assurdità di scrivere come fosse un flusso di coscienza, potrebbe durare all’infinito – lavoro permettendo. E di cosa dovrei parlare? Carta bianca? Cos’è successo nell’ultimo periodo di sufficientemente interessante da poter essere ricordato? Abbiamo suonato per John Densmore a Perugia, riproponendo in italiano Celebration of the Lizard, ok, belli bravi, ma è successo dieci mesi fa … da quel momento in poi? Venti minuti alle 15. Poi abbiamo terminato le restanti date del tour e poi basta, finito, di nuovo a casa. Nulla. Il nulla che nulla non è. Pochi post su fb, zero tweet. Il nulla d’oggi. Non esisti. Offline non esisti. Se passi troppo tempo senza esistere poi accade che la gente dimentichi. Dieci minuti alle 15. Sono lento perché nel frattempo ascolto musica. E mi fermo per pensare. Poco alla scrittura, tanto alla musica. Lo stereo suona ormai solo i provini dei nuovi brani. Registrazioni ultra low fi, un ipad in mezzo alla stanza. Rec. An ciu tri for! Dopodomani visiteremo assieme a Bertoni lo studio dove avrà luogo la produzione del disco, del nuovo disco. Sinceramente, sono molto gasato. Si perché dicevamo che il vecchio ormai è vecchio e Celebration ha segnato uno spartiacque. Pochi post, zero tweet, molto gasato. Cosa abbiamo in mente? Non saprei se per fortuna o purtroppo – ma stiamo facendo quel cazzo che ci pare. Sono le 15:06. Come direbbe un mio collega “Me ne sbatto la ciola!”. Mambo, africa, samba, new orleans, ma anche mediterraneo, scale arabe, le parole, che belle che sono le parole, il rock, il dialetto, il rock in dialetto, l’inglese? non so, forse no. L’alba sul mare Adriatico, il tramonto aldilà dei colli. Una dozzina di brani, no anche quindici direi, gli arrangiamenti ancora da definire, le parti di ognuno, le virgole di ognuno, i puntini sulle i, altri strumenti, fiati? si fiati si. Anche percussioni e chitarre. Amici. Tanti amici. Fare rete, davvero. 15:20. I clienti. Le telefonate. E scientificamente provato che lo stress fa male al corpo. Ti si blocca il collo, a sinistra, e il braccio. Quali sono i sintomi di uno schioppone? Me ne sbatto la ciola oggi del lavoro, domani ho già fissato troppi appuntamenti, so che sarò di corsa tutto il giorno, oggi voglio godermela. Devo scrivere il pezzo per lostingroove. Ha smesso di piovere, ora. Faccio il venditore. Posso, tanto sono cazzi miei se non guadagno. Me ne sbatto la ciola, anche se so che produrre un disco ha dei costi, vaglielo poi a spiegare ai creditori cosa significa “Me ne sbatto la ciola”, loro hanno lavorato per te e se tu non hai soldi per pagarli poi la gente ci rimane male e magari si litiga. E se non hai soldi significa che hai visto pochi clienti e hai fatto pochi contratti. Se fai il venditore non gliene frega un cazzo a nessuno di chi sei, gliene sbatte solo quanto puoi produrre. Lavorare per una multinazionale non è sempre una figata. Ma ti danno un fisso e forse un contratto serio. Te ne sbatti la ciola del contratto serio? Testa di cazzo di un finto fricchettone, tagliati la barba e i capelli se vuoi vendere di più. E poi sappi scegliere, o qui o li, non puoi fare entrambe le cose bene, o l’una o l’altra. Ma l’una non paga, l’altra si. Non posso rischiare. Fifone, fai quel diavolo che vuoi, ma non lamentarti poi, io te l’avevo detto. E mia madre pure. Non fare debiti, se hai bisogno di soldi chiedili, siamo qui per aiutarti. No mamma tutto ok, fidati, ce la faccio, grazie davvero. E poi ripensi che sono le 15:30 e che purtroppo non si tratta di sola musica, c’è anche il resto, e per “il resto” intendo tutto il resto oltre la musica per essere davvero un musicista. Ovvero tutto quello che continuerai a fare da solo finchè non sarai un bomber da poter riempire i palazzetto, gli stadi, finchè non sarai cantato a ze vois ov itali, tutto quello che dovrai fare da solo oltre la musica. E tanto per intenderci, per chi non avesse mai provato, è una faticaccia. Perché se te ne sbatti la ciola di “tutto il resto” finisce che poi non esisti più, perché la musica non è così forte senza “tutto il resto”, smentitemi se potete, oggi la musica non vale niente, se non per chi la fa, perché senza tutto lo stramaledettissimo resto, sei tutti e nessuno allo stesso tempo. 15:45. E pure con tutto lo stramaledettissmo resto che puoi, sei ugualmente nessuno. Perché c’è resto e resto, il mio è sempre valso meno di quello degli altri. La musica no, quella vale di più. Non voglio essere modesto. Me ne sbatto la ciola della modestia. Registreremo un disco bellissimo, questa è l’unica cosa che mi interessa, perché il disco è mio, è nostro, è di tutti coloro che ne prenderanno parte. Perché ogni disco nuovo libera le anime, libera i corpi dal peso. E per concludere questo infinito pippone lanciamo una sfida ai veri nerd delle rubriche musicali dove i gruppi parlano di sé stessi a ruota libera: tu caro lettore che sei arrivato a queste ultime righe, eccoti un premio qualora tu lo desiderassi, vai sul nostro sito web (di cui sicuramente troverai indicazione sotto) e inviaci una email con oggetto “Vita da musico – me ne sbatto la ciola: mandami il disco gratis ciao grazie” e vi manderemo il disco gratis, o per lo meno potremo conoscerci da dietro uno schermo. Tanto abbiamo detto che per i soldi c’è l’una e non l’altra, che cazzo ce ne frega di pagare i musicisti, no? Ecco ciò che penso realmente. L’arte libera l’artista dal proprio peso. Lo rende leggero. Anche dopo centinaia di bastonate. Anche dopo centinaia di fanculo detti da centinaia clienti. Ore 16, vado in ufficio. Sereno. Contento. Vita da musico.

 

Collettivo Ginsberg online:

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Collettivo Ginsberg è un progetto musical-letterario nato, in terra di Romagna, nel 2004 dall’incontro tra Cristian Fanti e Andrea Rocchi.
Il collettivo cambia diversi elementi nel corso degli anni, fino a trovare stabilità con l’attuale quintetto composto da Cristian Fanti (voce), Federico Visi (chitarre elettriche, Moog), Alberto Bazzoli (pianoforte, organo, Fender Rhodes), Gabriele Laghi (contrabbasso) ed Eugenioprimo Saragoni (batteria, percussioni).

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