Salvo Ruolo: da oggi su YouTube il video Passannanti.

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La storia del risorgimento italiano dalla parte dei vinti. Un disco folk cantato nell’antica lingua siciliana e prodotto da Cesare Basile. Le canzoni del nostro west: briganti, partigiani, anarchici, carnefici e vittime. Un passato di dolore e sconfitta, un presente di rinascita libera e feconda.

A cinque anni dal fortunato “Vivere ci stanca”, Salvo Ruolo torna con “Canciari patruni ‘un è L’ bittà”, disponibile dal 13 gennaio su etichetta Controrecords e da oggi in streaming su Soundcloud. Un nuovo e importante disco frutto di anni di studio sulla storia della Sicilia a cavallo fra Ottocento e Novecento e sulla sua lingua, l’antico idioma siciliano oggi mutato e in larga parte scomparso.

Canciari patruni ‘un è L’ bittà” – nato all’interno dell’esperienza feconda del Teatro Coppola di Catania, prodotto da Cesare Basile e suonato da tanti importanti musicisti siciliani – è un lavoro che in sette canzoni animate da un folk asciutto e terrigno racconta il Risorgimento dalla parte dei vinti, di coloro che non hanno scritto la storia ma se la sono vista scrivere, dopo averla subita e capita ben poco.

Uomini come Giovanni Passannante, sulla cui figura è incentrato il primo singolo con relativo video “Passannanti” (http://youtu.be/kKGIU3QRVQA) o come Mariuzza Izzu, Ninco Nanco e Carmine Crocco che combatterono la loro battaglia di libertà con dignità e fierezza anche a costo della vita. Ma “Canciari patruni ‘un è L’ bittà” è dedicato anche alle centinaia e centinaia di uomini e donne uccisi o privati della loro identità culturale dal massacro portato avanti dai presunti “eroi” risorgimentali (i Cavour, i Savoia, i Garibaldi) in quel nostro far west che è stata la malaunità d’Italia.

Un mondo di briganti, partigiani, anarchici, di carnefici e vittime, che tornano nelle canzoni di Salvo Ruolo contrapponendo alla versione ufficiale degli accadimenti una storia altra e diversa: un racconto dei fatti per come andarono davvero e soprattutto un tentativo di sublimare il dolore che ne derivò in brani intrisi di un mood che non poteva essere altrimenti che “blues”.

Canciari patruni ‘un è L’ bittà” è infatti un disco di rara intensità che nasce dal dolore e lo trasforma, nel presente, in un’affermazione di libertà rivolta a quelle “Malagenti”, come li avrebbero definiti allora i savoiardi, che ancora oggi si ribellano e non hanno alcuna intenzione di chinare il capo. A loro e a tutti Salvo Ruolo rivolge le sue parole antiche e vibranti: “ma sa missa fu’ cantata / e a favula cuntata / e facistu puru tri jonna di fistinu / bi dicu ca u malutempu / ‘n dura tuttu un tempu” (“ed anche se la messa è stata cantata / e la favola ci è stata raccontata / e avete fatto tre giorni di festini / vi dico che questo tempo / non dura tutto il tempo”).

Link
http://www.salvoruolo.it
http://salvoruolo.bandcamp.com
http://www.facebook.com/salvoruolocantautore
http://soundcloud.com/salvo-ruolo

Biografia

Salvo Ruolo siciliano di Barcellona, dopo “Vivere Ci Stanca” (Controrecords/NML) disco d’esordio solista co-prodotto da Antonio Gramentieri e ritenuto dalla stampa specializzata uno dei migliori dischi italiani del 2010, torna ad incidere nella sua terra, a Catania, un lavoro in lingua siciliana prodotto da Cesare Basile.

Agitatore irregolare di cultura libertaria, dopo aver suonato con molti artisti della scena nazionale ed internazionale tra cui Chris Cacavas, Danny Montgomery, Terry Lee Hale, Antonio Gramentieri e Rigo Righetti tra gli altri, e partecipato ad una bella compilation in memoria di Davide Oriani insieme a Cesare Basile ed Hugo Race, è impegnato con il Teatro Coppola di Catania. Senza granita caffè con panna e senza il Toro però – avrebbe dichiarato – la sua vita non vale un cazzo.

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