Esce oggi Hyperbole, primo brano di A Path made by Walking e primo step di un percorso lungo un anno

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Il nuovo disco di Livia Ferri si rivela in un anno di brani, a 45 giorni di distanza l’uno dall’altro: Un cammino a tappe, intenso, personale, ma non solitario. Da gennaio con “Hyperbole” su www.liviaferri.org

Dopo due anni dolorosi, raccontati in “Taking Care” (2012), torna Livia Ferri per raccontare il giorno dopo. Ci si rialza dai giorni bui per intraprendere un cammino, solo per scoprire che un cammino prestabilito non esiste, tra atmosfere calde, scure, intime ed emotive, con linee melodiche che non nascondono influenze sperimentali di Feist e Bjork unite però alla vena più calda, blues rock, che caratterizza la songwriter italiana.

Il nuovo album di Livia Ferri, “A Path made by Walking” diventa quindi un percorso, personale ma non solitario, un cammino senza giusto o sbagliato che dal buio porta alla consapevolezza, al coraggio e, forse, alla felicità. Un percorso che inizia a oggi con “Hyperbole” e che rivela a 45 giorni di distanza l’una dall’altra le otto canzoni del disco, affiancate da due brani strumentali. “Hyperbole”, come tutti i brani del disco, è abilmente rappresentato nella copertina-disegno a cura di Martha Ter Horst tramite la tecnica 1Line, disegni a penna realizzati in un unico tratto continuo. In arrivo anche il videoclip, con la regia di Edoardo Palma, per un leitmotiv ossessivo e per nulla rassicurante, sul quale si muove una lotta continua contro qualcuno o contro se stessi.

Una canzone e un’artista di respiro fortemente internazionale per un progetto originale e innovativo.

Ad anticipare il lancio del primo brano “Hyperbole”, una riuscita campagna di crowdfunding su IndieGoGo.com e una versione live in studio di “Comfort Me” di Feist (Spotify, Soundcloud, ITunes, Deezer).

Livia Ferri su “Hyperbole”:
“Immaginate di esservi chiusi in casa per un mese, trenta giorni. Di esservi chiusi per uno scopo: autodistruggervi, annichilirvi, dimenticarvi, dimenticare il dolore, drogarvi e fare tutte le cose che al corpo si possono fare per annientare il dolore. E nel frattempo, in quello stesso mese, immaginate di pretendere di scrivere, di far nascere qualcosa. Immaginate i tentativi e l’inadeguatezza delle creazioni false, l’imbarazzo di fronte a voi stessi, il disgusto, il terrore di aver perso tutto, tutto quello che sapevate di sapere e voler fare. Immaginate a quel punto la parte migliore di voi, quella che non si lamenta, quella responsabile, quella che non delega il proprio dolore all’esterno, che non si giudica e che non giudica, svegliarsi. Immaginate il desiderio di essere quello che volete essere. Immaginate, allora, di ingaggiare una guerra con voi stessi. Immaginate di essere Smeagol e Gollum, immaginate di odiare questa guerra fra loro, che non avrebbe mai dovuto esistere. Immaginate che queste due parti, nella loro fortissima attrazione e repulsione, vengano a spiaccicarsi l’una contro l’altra.”

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