Vita da Musico: Guido Casadio

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per me la musica è come il calcio per un uomo di 40 anni.

Sono Guido Casadio, un ragazzo di 26 anni che vive in un paesino di campagna, non mi ritengo un musicista, mi ritengo un ragazzo con la passione per la batteria, un ragazzo che in pausa pranzo va a suonare nella sala prove vicino a casa e che quando esce dal lavoro si mette l’ipod nelle orecchie e torna a suonare; per farvi capire, sono uno che ha comprato un furgone al posto della macchina.

Ho sempre avuto un rapporto strano con la musica e fino ad oggi non mi ero mai fermato a pensarci più di tanto sopra.

Non ho mai sognato di diventare qualcuno ma ho sempre sperato di poter vivere esperienze epiche da poter raccontare ai miei nipotini perché per me la musica è come il calcio per un uomo di 40 anni che ancora si ostina a giocare in terza categoria nonostante gli acciacchi e l’età.

Negli ultimi 6/7 anni ho dedicato quasi tutto il tempo che avevo alla musica e ai vari progetti in cui suono.

Grazie alla musica in questi anni ho fatto un sacco di cose belle, ho registrato cd, ep, video, ho fatto interviste, ho suonato in festival grossi e in festival piccoli, ho suonato in uno stadio di serie A e in alcuni di periferia, ho preso l’aereo un sacco di volte, sono andato all’estero e ho visto posti bellissimi.

Tutte queste cose belle però non sono mai state un incentivo per andare avanti perché per me la musica è sempre stata sopra ad ogni cosa, personalmente ho sempre dato tutto al di là della gente che avevo davanti e al di là dei posti in cui suonavo.

Ho sempre pensato che non sono il locale o il fonico o il pubblico che fanno la differenza (non fraintendetemi, ovviamente possono dare una gran mano) ma per me ciò che realmente conta è l’attitudine e la grinta. Non bisogna valutare ogni volta se il gioco vale la candela, ma a volte bisogna semplicemente prendere e buttarsi.

Alcuni amici della riviera organizzano serate devastanti in un posto a Bellaria (kas8) che tiene a mala pena 20 persone e anche io con altri 2 ragazzi (Cannibal Collective) stiamo organizziamo serate in bar di periferia, dove l’impianto audio è racimolato sempre all’ultimo, ma questo non importa, l’importante è suonare e far suonare.

Ho visto gruppi fare concerti epici nonostante misere platee e nonostante fonici improvvisati. Quando ho visto i Set Your Goals o Frank Turner diversi anni fa (in locali e serate diverse) eravamo in 4 gatti al concerto e ricordo che, nonostante ciò, i vari musicisti diedero tutto senza risparmiarsi e a fine concerto si mischiarono tra di noi per ringraziarci tutti uno ad uno.

Con il gruppo punk in cui suono ad aprile siamo andati in un centro sociale a Modena, e nonostante nella sala ci fossero 5 persone tutti noi ricordiamo quella serata come uno dei concerti più belle di sempre, non tanto per la nostra esibizione, ma per il semplice fatto che avevamo voglia di suonare e avevamo voglia di stare assieme.

Molte volte poi sono le persone con cui si condividono le esperienze che elevano le esperienze al quadrato nonostante le serate dal punto di vista dei gestori possano considerarsi fallimentari.

La prima volta che sono stato via da casa per più di 3 giorni grazie alla musica, fu merito di un ragazzo che neanche conoscevo ma che credeva nel progetto in cui suonavo più di quanto ci credevo io. Ci organizzò alcune date nel nord italia, ci fece fare un’intervista in una radio bresciana e ci diede un posto in cui dormire; avevo 20 anni e per me dormire in una brandina insieme ai miei due soci era la cosa più bella che mi fosse capitata nella vita fino ad allora e nonostante tutte le cose belle che ho fatto da quel giorno ad oggi, quei 3 giorni sono ancora nei miei ricordi più di ogni altra cosa.

Ovviamente le cose non sempre sono tutte rosa e fiori, per esempio, code interminabili in autostrada, viaggi di 20 ore su treni sgangherati (senza cuccette) per raggiungere posti mistici (Sziget), traghetti persi per un soffio, aerei in ritardo e cataclismi naturali possono scoraggiare; però anche queste disavventure  se passate con le persone giuste e playlists azzeccate nell’ipod, possono trasformarsi in momenti epici e unici.

Per me in fin dei conti non è mai importata la meta, ma bensì è sempre importato il viaggio in se e mi devo ritenere fortunato perché ho sempre avuto ottimi compagni.

Infine posso concludere questa mia considerazione sulla musica sperando di trovarmi fra 40 anni ancora a suonare in braghe corte e per me non importerà se in serie A o in terza categoria perchè l’importante sarà solamente suonare e avere ottimi compagni di squadra.

 

Guido Casadio, suona negli Heike has the Giggles e in molte altri progetti.

Potete trovarlo su twitter e sui principali social network.

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