Vita da Musico: Mariangela Noto

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La vita non è un Cabaret.

“Fai musical? Fantastico! E che canti? New York New York?” oppure “Oh canti musical! E che tipo di musical?”
Le domande che mi vengono fatte quando le persone scoprono che sono un’attrice di musical theatre, qua in italia, sono varie e, spesso, imbarazzanti.
Non per una mera carenza culturale delle persone ma perché, qui da noi, con il genere “musical” si intende un miscuglio di roba che, troppo spesso, non ha nulla a che vedere col vero Musical Theatre.
Per musical theatre si intendono quegli spettacoli in lingua inglese, prodotti esclusivamente in Inghilterra o negli Stati Uniti (più qualcosina dall’Australia e dal Canada) che mescolano canto, danza e recitazione.
“Ma ce l’abbiamo anche noi!” starete dicendo. No, noi abbiamo la commedia musicale, come, tra gli altri, Garinei e Giovannini insegnano, non il musical theatre.
La cosa che fa rabbia è che ormai si segue l’onda, #quellochepassalatv che, per motivi sconosciuti, viene spesso assunto come vangelo. E la tv spaccia tutto per tutt’altro con buona pace dell’ignoranza media che scorre e si ingrossa come uno tsunami.
Una mescolanza disordinata di commedie musicali, colonne sonore, brutti adattamenti italiani di musical anglofoni, opere rock che di rock non hanno manco il titolo, nomi famosi che non sanno nemmeno cantare eppure lo fanno e via dicendo.
Quello che nessuno si chiede è cosa ci sia dietro chi fa veramente musical…ore di studio, solfeggio, lettura degli spartiti, danza, dizione, recitazione, anni di devozione e passione, qualche strumento imparato perché necessario…ho già detto devozione e passione?
“Ma lo spartito non serve! Il solfeggio non serve” mi dicono, a volte, amici che vogliono intraprendere la carriera.
Beh, rispondo, provate a chiedere a Ugo Pagliai di recitare Shakespeare ‘a braccio’, senza copione o a Muti di cantare Il Trovatore a orecchio e sentite un po’ che vi rispondono.
E non vi azzardare neanche a dire “eh ma la lirica è un’altra cosa” perché davvero, non avete proprio idea di cosa parlate.
Il musical theatre è studio, disciplina e ricerca costanti più il dover ordinare al tuo cervello di  coordinare tutto: recitare, cantare e spesso pure muovere il tuo corpo in modo aggraziato.
E in una compagnia ci lavori il 2% della tua vita (almeno qua in Italia).
Il resto del tempo lo passi tra mille progetti, cantando roba che col musical theatre non c’entra nulla perché si deve pure campare, sentendoti dire “e muovi quelle braccia, e muoviti un poco”, dovendo spiegare ogni santa volta che no, nel musical theatre non ti sbatti come un demente, specie se canti un brano singolo e non sei in uno show in cui devi ballare, esultando ogni volta che trovi un piccolo spettacolo sconosciuto i cui brani li conoscete tu e l’autore, costruendo serate in cui già sai, che alla fine, ti chiederanno “ci canti New York New York?” dopo che magari hai passato un’ora a cantare perle preziose di Sondheim o Lloyd Webber o Schwartz o Lippa.
Ma, alla fine, quello che resta e che conta è la passione. La ricerca continua di brani, sempre più di nicchia e spesso bellissimi…poco cantati e poco conosciuti. E tu pensi che renderli pubblici, portarli su una scena, su un palco sia la vera meraviglia: il poter condividere qualcosa di bellissimo con tutti gli altri perché tutti devono sapere che qualcuno, ad un certo punto della sua vita, ha scritto quel piccolo gioiello che va cantato e che va ascoltato.
E così si studia, si modifica, si prova e riprova, si rilegge, si cerca l’intenzione dietro quella canzone, si studia l’intero spettacolo per capire perché, al minuto 18, quel personaggio canta quel brano, con quali emozioni e quali motivazioni…ed è sempre così. Per ogni singolo spettacolo, per ogni singolo brano.
Ed è proprio questa la motivazione che mi afferra per un orecchio e mi rimette davanti ad uno spartito ogni qual volta dico “no basta, mi metto a girare i talent perché questo ci meritiamo”, perché se 99 persone mi fanno domande stupide, ci sarà la centesima che mi dice “Mio Dio che repertorio! Voglio saperne di più!”.

(Piccola nota per chi se lo stesse chiedendo: New York New York è il brano tratto dalla colonna sonora dell’omonimo film di Scorsese, scritta da Kander ed Ebb, compositori, tra l’altro, di Cabaret. Però no, non ha mai fatto parte di alcun musical.)

Mariangela Noto fa parte di una compagnia, ma se volete dare un ascolto ai suoi lavori

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