Fuoco sotto le stelle: Franz Ferdinand incendiano Villa Torlonia con un live memorabile tra suono, energia e connessione umana.

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“Let the music swell and burst” – “Lascia che la musica cresca e esploda”, recitano in Live Alone i Franz Ferdinand, preannunciando senza dubbio quello che sarebbe stato un concerto destinato a rimanere nella memoria di tutti i presenti.
La band dal suono new post-punk distintivo, con all’attivo 11 album pubblicati in oltre 23 anni di carriera, vede oggi alla chitarra Dino Bardot, alle tastiere Julian Corrie, al basso Bob Hardy, alla batteria Audrey Tait (unica presenza femminile), e alla voce Alex Kapranos.

Siamo a Villa Torlonia, a San Mauro Pascoli, nel cuore della Romagna, cornice preziosa dove incastonare un live senza precedenti. La serata, firmata A Cielo Aperto, è la penultima di una programmazione accattivante, che coniuga all’interno del palinsesto del festival diversi stili, mantenendo sempre un altissimo standard qualitativo.

Il pubblico, eterogeneo per definizione, si espande in tutta l’area designata, tra proposte culinarie variegate, bar e banchetti di merchandising, per poi ricompattarsi in un tutt’uno attorno alla musica.

Ad aprire la serata, due band si alternano sul palco secondario: Davide Amati (chitarrista e cantautore d’adozione romagnola, con testi e sonorità intense) e, a seguire, i giovanissimi The Molotovs (band inglese che oscilla tra brit pop e punk).

Sono circa le 21:30. L’aria è fresca e l’adrenalina si percepisce ovunque. Tutto è pronto per accogliere la band di Glasgow, che ha registrato un meritatissimo sold out.

Le luci dipingono il palco di un intenso ciano. La band entra, salutando i presenti. Il concerto ha inizio: The Dark of the Matinée accende il pubblico con la sua melodia malinconica e incalzante, seguita da Bar Lonely, per culminare con Walk Away. Il pubblico, in visibilio per il trittico iniziale, saltella al ritmo del carismatico Alex, che tra un brano e l’altro, in camicia rossa, improvvisa un dignitoso “Grazie San Mauro Pascoli”.

Il loro sound, coinvolgente ed energico, conquista con ogni singola nota un pubblico grato e visibilmente emozionato.

Il concerto prosegue con Built It Up, accompagnata da una dedica speciale a Johnny Marr, chitarrista e “melodista” degli iconici The Smiths. (Alex ha più volte dichiarato che proprio i The Smiths sono stati una preziosa fonte d’ispirazione per i Franz Ferdinand. E come biasimarli?).

Tra i brani che si alternano in un crescendo di energia collettiva: 40’, Do You Want To, Night or Day, fino ad arrivare all’atmosfera onirica di Black Eyelashes, impreziosita dal bouzouki suonato magistralmente da Alex, che dona al brano sfumature etniche.

È poi il momento di Michael e Love Illumination, dopo la quale la band gioca con il pubblico, improvvisando pose e invitando tutti a scattare foto… “per poi rimettere il telefono in tasca”.

Un applauso scrosciante fa da sipario alla celeberrima Take Me Out: l’aria si elettrizza. Il prato si trasforma in un’unica entità pulsante. Si balla, si canta, si salta. Si condivide un’emozione. È un’onda di pura connessione tra palco e pubblico. Tangibile.

Arrivano poi, prima del bis, Ulysses e Outsiders, rispettivamente da Tonight: Franz Ferdinand (2009) e You Could Have It So Much Better (2005). Prima di uscire per il bis, la band rivendica con grande complicità il senso profondo dell’essere una band: assoli, momenti improvvisati, sguardi e sorrisi si rincorrono in un’energia autentica.

Il pubblico, entusiasta, richiama a gran voce i Franz Ferdinand, che non si fanno attendere. Il palco esplode con Hooked, Darts of Pleasure e Fallen.

Gran finale con This Fire, in cui il pubblico viene invitato a sedersi “cautamente”, come l’approccio iniziale del brano. Poi, l’esplosione collettiva guidata dal ritornello: un salto unico e potente. Qui la band viene presentata dalla voce di Alex. Assoli di batteria, chitarra e basso si susseguono, trovando ognuno il proprio spazio nella complicità che caratterizza la scena.

È tempo dei saluti. Il classico abbraccio che precede l’inchino. Tutto si chiude in un applauso senza fine: Alex e gli altri sono grati al loro pubblico, e il pubblico lo è a loro.
This fire is out of control
I’m going to burn this city
Burn this city
This fire is out of control
I’m going to burn it, I’ll burn it
I, I, I’ll burn it down

E questa città è bruciata eccome: nel fuoco della musica, della condivisione, della comunità. Già, perché quanto i Franz Ferdinand danno sul palco, tanto si riflette nel pubblico che li ammira.

Un mio caro amico musicista una volta mi disse:
“I Franz Ferdinand definiscono l’essere una band.”  E ieri sera ho condiviso pienamente questo pensiero.

Grazie, Franz Ferdinand, per non aver mai perso nel tempo l’integrità di ciò che siete.

E grazie a chi questo concerto lo ha voluto e organizzato con grande maestria.

A noi, il privilegio di esserci stati.
Di emozionarci, insieme.
Sotto lo stesso cielo.
In un’esperienza che resterà impressa in ognuno di noi.

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