“How”, l’album di debutto del progetto Dueventi

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In questo album di debutto l’obiettivo dei quattro musicisti del progetto Dueventi è far convivere le loro diversità, e lo strumento scelto per far dialogare i loro differenti approcci alla creazione è proprio l’interrogativo che dà il titolo all’album: “How”, tradotto in italiano “Come”. Da interpretarsi anche come affermazione, ‘il come’, il modo in cui si sceglie di compiere un’azione, un atto creativo, un viaggio. Se non si può definire lo stile del progetto, quello che ne costruisce l’identità in questo caso è il “How”, un linguaggio con cui far dialogare l’attitudine libera di strumenti acustici con gli schemi geometrici di un’elettronica tendente all’IDM. Se si vuole accostare “How” ad altri lavori bisogna fare nomi di estrazione diversa: Tigran HamasyanApparatBad bad not goodKamasi WashingtonPortisheadChristian ScottJames BlakeCinematic Orchestra potrebbero identificare alcune sfumature di questo album.

In questa eterogeneità coesistono percorsi stilistici paralleli. Uno di questi esprime il lato più aggressivo del progetto come la title track “How”, delirio trap-jazz con una voce che oscilla tra l’ipnotico e l’emotivo, o le più rudi “Struggle”“Monkeys revenge” ed “Everything can change”, dal carattere decisamente live e dove la ritmica è affidata alla batteria acustica, suonata dall’ospite del disco Youssef Ait Bouzza.

Un altro filo rosso unisce i brani “Everyday”, “Before”, “I left e “Haiku”, coperti di un velo onirico nelle armonie e nelle linee del canto, introspettive nei testi, lenti ed essenziali negli arrangiamenti seppure suscettibili di alterazioni di intensità e dinamica. Sempre a metà tra tonalità chiare e scure, come a sottolineare la complessità delle emozioni, potrebbero essere rappresentati da una continua alternanza tra giorno e notte in un velocissimo time-lapse che ne sfuma i colori restituendo una rotazione delicata.

Poi ci sono brani più singolari che sembrano prendere ancora altre strade, come la celebre “Eleanor Rigby” in una versione più astratta, con lunghe pause tra una frase e l’altra per amplificarne la forza, per poi sfociare in una seconda parte più prorompente, uno sfogo incline al post rock in cui le parole “All the lonely people” acquistano un nuovo livello drammatico.

Anche “Melting frame” segue un filo tutto suo, in cui una voce malinconica complice di un beat elettronico tra il trip-hop e l’abstract hip-hop, procede circondata dai contrappunti jazz di sax, pianoforte e chitarra elettrica. Questo è uno dei brani che ha conservato il carattere e la struttura della sua nascita in sessione di improvvisazione, come anche “Did I know you”, un’allucinazione dub introdotta da un canto estemporaneo dei quattro musicisti.

Quasi tutti i brani di “How” sono nati da improvvisazioni effettuate in sala prove, dal vivo o in studio di registrazione, e a svelarlo è un suono molto live che sfugge alla ripetitività della musica elettronica.

 

BIO

Dueventi è un progetto di musica elettronica dalle sonorità abstract hip hop, IDM, modern jazz e art rock e allo stesso tempo d’improvvisazione istantanea. I quattro poli-strumentisti fondatori del progetto si alternano sugli strumenti varcando spesso i confini tra analogico e digitale, acustico ed elettrico. Il live della band è il fulcro della loro ricerca compositiva. Costruito per essere un’esperienza molto intensa, un vero e proprio evento catartico che scorre come un dj-set elettro/acustico di pura improvvisazione alternandosi a canzoni/brani , minimali ma di grande intensità emotiva. Nei loro live spesso si aggiungono musicisti con background diversi e artisti visivi. Dueventi sono:
Davide Fasulo: piano, synth, drum-machine, campionamenti, voce, strumenti vari
Fabio Arcifa: chitarra, synth, drum-pad, strumenti vari
Filippo Orefice: sax, clarinetto, flauto traverso, synth, percussioni
Meike Clarelli: voce, basso

 

Link utili

https://www.facebook.com/dueventimusic/

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