RYMDEN: il 18 settembre esce il nuovo album ‘Spacesailors’

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TRACKLIST
THE LIFE AND DEATH OF HUGO DRAX | THE SPACE SAILOR | SÖNDAN | TERMINAL ONE | THE FINAL GOODBYE | PILGRIMSTAD | ARRIVING AT RAMAJAY PART I | ARRIVING AT RAMAJAY PART II | THE ACTOR (GONZO GOES TO PASADENA) | MY LIFE IN A MIRROR | FREE AS A BIRD | SÖNDAN OUTRO
Ascolta 'Terminal One' dei RYMDEN Ascolta ‘Terminal One’ dei RYMDEN
Spacesailors‘ è il titolo del nuovo album dei RYMDEN, in uscita il 18 settembre sulla label scandinava Jazzland.

I Rymden sono un trio formato da Bugge Wesseltoft (Piano, Rhodes), Dan Berglund (Bass) e Magnus Öström (Drums). Debuttano l’anno scorso con ‘Reflections and Odysseys’ (Jazzland, 2019), convogliando in un nuovo progetto le singole esperienze precedenti. Oltre ai dischi solisti, Wesseltoft ha collaborato, tra gli altri, con Jan Garbarek, Billy Cobham, Laurent Garnier e Henrik Schwarz, mentre Berglund e Öström suonavano già insieme come sezione ritmica del trio di Esbjörn Svensson.

In ‘Spacesailors’ emergono nuovi livelli di trame sonore e stati d’animo, con innesti di psichedelia Anni ’60 e attitudini punk. Elementi prog e fusion sono ancora presenti, ma più stratificati grazie a composizioni ricche di melodia e con assoli profondi. Miniature sonore di appena un minuto o due raggiungono una grandezza epica, mentre pezzi più dilatati ci catapultano su costellazioni da vivere lungo la strada, o inducono a meditare su un singolo tema.

Con arrangiamenti musicali come mappe interstellari del cosmo armonico, il modo di suonare dei RYMDEN (che nel linguaggio astronautico significa ‘spazio’) traccia percorsi e orbite di navigazione unici intorno a corpi celesti di melodia, nebulose proto-ambientali atmosferiche e lunatiche, il calore bruciante dell’esplosione di un riff di supernova accanto a un’occasionale cintura di dissonanza degli asteroidi. Spaziali, davvero!

Come nel precedente album, anche in ‘Spacesailors’ i titoli dei brani indicano la vita a un cittadino del mondo, abitante o viaggiatore, regalando momenti di serenità e introspezione, un malvagio senso dell’umorismo e naturalmente la musica. Intrecciata attorno a un gigantesco riff o a un complesso arazzo di contrappunti delicati e agili, di variazioni tematiche, ricca di un’umanità calda e generosa.

Se vi chiedete cosa potrebbe succedere se una colonna sonora di Krzysztof Komeda per un film di Polanski si scontrasse con i Fugazi, non cercate oltre; se avete bisogno di sapere come potrebbe suonare il doom metal di Chopin, potreste trovare in questo album la risposta.

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