Recensioni: You’ll Be Fine degli Hot Mulligan

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Hot Mulligan – You’ll Be Fine. Di Roberto Duca

 

Io non so di preciso quale sia il significato del nome di questa band, ho cercato ma non ho trovato nulla. Sarò stato troppo superficiale nelle mie ricerche? Comunque mi piace immaginare che sia una reference a Magic the Gathering. Non sai cosa sia Magic the Gathering? Non è possibile, lo sai per forza, sennò non staresti leggendo una recensione di un disco emo, penso. Però nel caso, Magic the Gathering è un gioco di carte collezionabili a tema fantasy, il primo del mondo dice Wikipedia, prodotto da Wizard Of The Coast. Quando ero giovane, un’espressione che mi piace spesso utilizzare anche se poi, in base alle caratteristiche anagrafiche di chi mi trovo davanti, ricevo come risposta “guarda che lo sei ancora” oppure “eh, è passato un po’ di tempo”, scoprii questo mondo grazie ad un compagno di classe delle scuole medie, e in realtà non smisi di giocarci per diverso tempo dedicandomici a più riprese – nonostante io fossi, scusate il francesismo, una pippa. Però era comunque divertente, ritrovarsi tra amici e sfidarsi con questi mazzi fatti di creature fantastiche di diversi tipi con disegni assurdi. Che poi, in fondo, è una delle tante nerdate che hanno caratterizzato un’adolescenza piatta e routinaria come solo nei piccoli paesini di provincia può essere vissuta. 

Ma arriviamo al punto: io me li immagino, dei giovani Hot Mulligan che, in uno scantinato di Lansing, in Michigan, si divertono a giocare a Magic The Gathering tra un arpeggio in open tuning e l’altro. Si sa: questo essere nerd di fondo fa parte di un certo emo, quello figlio del midwest, e negli ultimi anni questa affinità sta venendo fuori sempre più prepotentemente; basta seguire gli Origami Angel, altra band del momento nell’emo americano, che per annunciare di aver (meritatamente) firmato per Counter Intuitive Records si è inventata il Gami Direct. Il riferimento ai Direct di Nintendo, con tanto di grafiche uguali ma di diverso colore, è evidente. Comunque, il Mulligan, in Magic The Gathering, è quando non ti piace la mano che peschi all’inizio e vuoi rimescolare il mazzo: dopo aver rimescolato, peschi una carta in meno. E se ti fa schifo pure la seconda mano, puoi rifarlo, sempre con una carta in meno. Anche gli Hot Mulligan, in questo You’ll Be Fine, secondo disco (segue l’esordio, Pilot, datato 2018) uscito per quella certezza che è No Sleep Records, sembrano rimescolare e rimescolare trovandosi magari con una carta in meno, ma riuscendo a tirare fuori un disco, per quanto a tratti ancora ragazzinesco (ma non so quanto sia negativa questa cosa), che suona fresco. Il che, per un disco emo nel 2020, è veramente qualcosa. Se è vero comunque che l’emo si può declinare in filoni, qui ci troviamo nel campo da gioco non chiuso per quarantena di quella versione un po’ più pop-punk e quindi sicuramente anche più facilona: le melodie, i frequenti ritornelloni. Ma anche le voci, spesso grattate, che si rispondono. C’è però anche tanto math, di cui si apprezzano i riff spigolosi e gli arpeggi in qualche accordatura strana. Se dovessimo trovare delle vicinanze, sembra un po’ come se gli Hotelier, i Free Throw e i Tiny Moving Parts giocassero a fare cose (ancora) più pop perché amano troppo i primi Wonder Years – ma senza poter rinunciare alle tradizioni dell’indie rock spaccacuori americano (Death Cab For Cutie?). Per quanto il paragone serva a delineare i confini entro cui ci stiamo muovendo, è comunque riduttivo: la cosa bella di questo You’ll Be Fine è che ci troviamo di fronte ad un lavoro vario e a tratti anche imprevedibile, consigliato sia agli amanti del genere che a chi, invece, non ne mastica troppo. Perché, come in un mulligan di Magic the Gathering, ogni volta (nel senso di “ogni ascolto”) si nota qualcosa di diverso – e anche perché, quando entri nel mondo degli Hot Mulligan, ci lasci, come fosse un pedaggio, l’anima. Da consumare.

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