Live Report: Frequency Festival 2019 – Day 2

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Il secondo giorno di Frequency Festival avrà inizio prima rispetto alla giornata precedente, dato che presso la tenda dove alcuni artisti firmeranno autografi questi si presenteranno intorno alle 15.
Quest’oggi, alcuni tra i protagonisti, saranno Yungblud, Nothing but Thieves, Pvuris e tanti altri.
Molti i fan del giovane Dominic Richard Harrison, il cui alter-ego Yungblud sosterrà uno dei migliori live di quest’edizione del festival.
Partiamo dal principio.

PVRIS,

Si sente un ronzio e molte grida di approvazione presso il Green Stage: la prima esibizione che seguirò oggi è quella dei Pvris, band americana capitanata da una frontwoman parecchio carica che non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi uomini.
Lynn Gunn, Alex Babinski, Brian MacDonald e Justin Nace saranno accolti da una calca di persone che è lì sì per colui che arriverà dopo, ma che non si tira indietro a sing along e a salti ben piazzati.
L’energia dei Pvris ci fa dimenticare del caldo, così come la voce audace e energica di una ragazza in grado di cambiare tonalità vocale in base alla canzone che intendono presentare.
L’unica pecca, e non per colpa della band sul palco, è quella di non vederli suonare in un locale al chiuso, in grado di creare un’atmosfera più polverosa e “sporca”: nel caso, sarebbero venuti fuori una coesione perfetta e un maggior impatto tra pubblico-Pvris.
Non lamentiamoci, tuttavia, del concerto che, tra sonorità che vagano tra post-hardcore, synth pop e qualche traccia di psichedelia rock, entusiasma e cattura completamente la sua audience.
Nel bel mezzo della varietà musicale e degli arrangiamenti della band del Massachussets, compaiono atmosfere molto più dark: sicuramente, anche per questo motivo, avrebbero dato molto di più in una condizione al chiuso.

YUNGBLUD.

Dopo il ronzio, è il turno del boato: sempre presso il Green Stage, sale sul palco l’alter-ego di Dominic Richard Harrison, ovvero Yungblud.
La follia, l’importanza della diversità, la folla di ragazzine che urla il nome dell’artista sul palco, vestito con abito nero – cortissimo – da donna e seguito da una band al completo.
L’atmosfera che si percepisce è palpabile e mozza il fiato: Yungblud propone un live fuori dalle righe, come lui del resto, mescolando vocals e sonorità che vagano tra elementi Punk in netto contrasto a piccoli pois Pop, dati soprattutto dal pubblico giovanissimo e colorato.
Yungblud esprime un’energia non comune e mostra tutto se stesso sul palco, ci mette l’animo ed esegue musicalmente tutte le sue personalità: Richard è un piccolo “mostro” che cambia faccia continuamente ad ogni canzone, le quali sono cantate dall’intera audience.
Questo flusso vitale – e non parlo dell’acquazzone improvviso alla fine del concerto- colpisce ogni singolo individuo presente a questa esibizione, probabilmente una delle migliori nel corso di questo festival.
Yungblud è spietato, corre come un dannato, salta e ci suggerisce – come hanno fatto i Leoniden- di spaccarci in due parti e scontrare i nostri corpi carichi di adrenalina e completamente persi in un nuovo universo: in pochi eseguiranno l’ordine, scatenando così una certa “rabbia” del frontman, ancora più scatenato e inarrestabile.
Un live davvero incredibile quello di Yungblud, in grado di scatenare una pioggia fitta e quasi interminabile, dato che il percorso dal Green Stage alla sala stampa è quello più lungo.

iDKHOW

Una delle band più interessanti del Frequency festival di quest’anno sono i carismatici gli I Don’t Know How But They Found Me, formati dal cantante e bassista Dallon Weekes e il batterista Ryan Seaman, rispettivamente ex componenti di Panic! At the Disco e Falling in Reverse.
Una buona parte di pubblico attende il duo presso il Weekender Stage, poco dopo l’acquazzone “causato” dal fantastico live di Yungblud.
Le sonorità proposte dalla band sono scintillanti e groovy, grazie alla linea di basso proposta da Dallon, ma variano in base alla scaletta che propongono questo pomeriggio; difatti, ci saranno note nostalgiche, dovute principalmente a synth che ricordano anni ’80, ed esplosioni vibranti grazie alla batteria di Ryan.
Le melodie proposte, che riecheggiano presso lo stage, sono morbide, orecchiabili e restano facilmente nella testa di chi segue questo concerto.
Affascinanti e carismatici, gli iDKHOW si rivelano una vera sorpresa in occasione di quest’edizione del Frequency Festival.

SWEDISH HOUSE MAFIA

Immaginatevi migliaia di persone invadere l’area riservata al palco principale: sulle piccole gradinate -improvvisate come ogni anno-, nel parterre, sulla ruota panoramica, praticamente ogni spazio disponibile  viene invaso dal pubblico che attende l’arrivo del trio svedese Swedish House Mafia.
Quello che salta immediatamente agli occhi è sicuramente il palco e la scenografia: tre postazioni, per i tre dj – produttori, pronti a far ballare e scatenare i propri fan, tra fiammate e luci straordinarie.
“My name is Axwell, this is Sebastian Ingrosso, and this is Steve Angello…”, una presentazione semplice, quella di Axwell, che fa esplodere il pubblico del Frequency in un boato indescrivibile.
Lo show di questa sera diventa man mano più intenso, tra tracce dance, una massiccia dose di techno e progressive house, quando il ritmo diventa più incalzante, frenetico e rimbombante.
Uno show mozzafiato e dalle atmosfere clamorose ed esagerate – in senso positivo- che catturano e lasciano andare, in danze sfrenate, l’intero Main Stage del festival.

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