Live Report: InMusic Festival – Giorno 2

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La seconda giornata dell‘InMusic Festival, martedì 25 giugno presso il lago Jarun di Zagabria, vede protagonisti Suede, Garbage, Frank Turner, The K’s e molti altri artisti.
Questa giornata sarà ricca di emozioni e momenti davvero incredibili, basterà leggere ciò che scriverò dei vari show.

La giornata di concerti si apre alle 17 con una giovane band proveniente da Manchester, il cui genere ha importanti riferimenti all’Indie-Rock d’oltremanica e alcuni spunti Punk: sto parlando de The K’s.
La band propone chitarre ruggenti e una linea di basso molto vicina al Punk.
La voce del frontman è pulita e giovane, ma a tratti ruggisce con la sua chitarra o direttamente al microfono: nonostante il pubblico scarso, vuoi soprattutto per l’afa giornaliera e l’orario, i The K’s catturano con tanta energia e determinazione.
Il loro stile, inoltre, riprende – e si vede anche dal loro outfit- il Britpop e la determinazione e l’energia della ex band di Paul Weller, ovvero The Jam.
I loro ritmi e il loro sound sono molto orecchiabili e intensi: la prossima next big thing, anche se in UK sono già piuttosto conosciuti e fanno vari sold out.

Dopo una pausa consistente e il tempo di scrivere il live report del primo giorno di festival, arriva una canzone dei Frightened Rabbit in sottofondo – che quasi fa male ad ascoltare, dato il mio attaccamento alla band scozzese- che apre le porte al concerto di Frank Turner.
L’artista si esibisce sul paco dell’IMusic accompagnato dalla sua band, i The Sleeping Soul, e propone un mix di generi ed emozioni.
Frank Turner si dedica a un Punk schietto ed espressivo con brevi dettagli vicino alla musica Folk inglese, grazie alle chitarre e alla linea di basso degli strumentisti che lo circondano.
Le canzoni proposte vengono urlate con rabbia, sia dal frontman che dal suo pubblico, quest’ultimo alquanto entusiasta di questa performance.
Un live che, inoltre, sottolinea la sensibilità di un artista che non si nasconde, anzi esprime come meglio può quello che sente quando canta: per quanto sia una cosa banale, in realtà, è uno spunto che arricchisce positivamente e socialmente l’intera esibizione.

A seguito dell’altruismo di Frank Turner, si passa dal Main Stage al palco più piccolo, OTP World Stage, per assistere al concerto di questa band “afro-futuristica” che prende il nome di Gato Preto.
La band è formata da un live dj, un percussionista, una voce femminile da rapper e due ballerine: l’insieme è a dir poco esplosivo ed entusiasmante.
Molti sono i riferimenti alla tradizione e al folklore africano, in particolar modo per ciò che riguarda sia la lingua delle liriche, sia la parte ritmica.
Il gruppo fa ballare una buona parte di pubblico, il quale cerca di ricreare le stesse mosse delle due ballerine e della protagonista alla voce.
Lo show, quindi è determinato da molta improvvisazione, parti danzerecce e da una smania senza limiti.

Tra passato, presente e futuro si corre di nuovo per assistere il quanto più vicino possibile all’esibizione dei Garbage, guidati dalla carismatica Shirley Manson.
Ho parlato delle varie sezioni di tempo, poiché riuscirò a fare una scappata dai Black Gold, nuova band ritenuta l’ennesima “next big thing” dalle parti del Regno Unito.
Questa giovane band deve migliorarsi, anche perché la ragazza alla voce cerca di imitare proprio la “garbage” Shirley Manson con scarsissimi risultati.
Dopo questo breve distacco, si fa ritorno presso il main stage per gustarsi una buona parte di live della band di Shirley & co.
Shirley Manson, questa sera, si presenta con un taglio di capelli molto punk che, tuttavia, non le rende giustizia. Nonostante questo dettaglio stilistico, che ha ben poco a che fare con la musica, i Garbage presentano al pubblico dell’InMusic, un concerto ricco di sing along (I Think I’m Paranoid; Stupid Girl; Push It….), improvvisazioni e messaggi sociali (ad esempio la lotta contro l’omofobia e derivati).
Shirley, insomma, è davvero in ottima forma e la sua voce varia d’intensità esprimendosi sempre con rabbia, si muove in scioltezza e la band alle sue spalle crea, disfa e ricrea un genere – anche politicamente \ culturalmente parlando per via di alcune canzoni e dei messaggi lanciati dalla frontwoman – tra l’alternative rock, il post grunge e il punk.

Dopo i Garbage ha inizio il movimento per determinare chi dovrà conquistare la così ambita front row  in occasione del concerto degli headliner della serata: i Suede.
La band si presenta sul palco e inizia lo show con l’intro di “As One”, fino a quando non arriva, avvolto nella nebbia creata dal gioco di luci, il -bellissimo- frontman Brett Anderson a scaldare gli animi: non appena quest’ultimo entra, inizia la magia.
Ha inizio lo sfogo e la massima espressività di un frontman che non vedeva l’ora di salire sul palcoscenico e dimostrare il suo valore.
Brett Anderson si strugge, finisce in ginocchio, urla, si sdraia, corre tra il pubblico, si arrampica, finisce tra le prime fila per farsi abbracciare: il cantante dei Suede fa di tutto per esprimere al meglio le proprie canzoni, per dare loro una forma concreta e trasformarle in emozioni palpabili e visibili.
Tutto questo è bellissimo, in modo particolare quando presenta -da solo- la versione acustica di “The Wild Ones”, o quella di “She’s in Fashion”.
In scaletta non mancano i classici da urlare, ballare e sudare – tanto questa sera – : “Trash”, “Beautiful Ones”, “Outsiders”, “Animal Nitrate”, “So Young” e la finale, sempre commovente, “New Generation”.
La band fa da sfondo alla ferocia, alla rabbia e all’energia del proprio frontman che, da vero animale da palcoscenico, intrattiene il proprio pubblico, al quale viene più volte di cantare e fare confusione.
Questo dei Suede è sicuramente uno dei migliori – se non il migliore in assoluto- live del festival: la band inglese, difatti, ha portato in vita le proprie canzoni e noi del pubblico abbiamo avuto la possibilità di vederle, sentirle e palparle grazie alle sonorità e, soprattutto, alla fisicità e ai vocals di Brett Anderson.

 

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