Photogallery e Report: Negrita – Teatro Colosseo, Torino, 17 Maggio 2019

0

25 anni di malavida e rock ‘n’ roll festeggiati con un tour in tutta Italia.

Vabbè, lo diranno un po’ in tutte le città che visitano. O forse no?
“Grazie di essere qui, Torino è sempre speciale per noi…”

Pau saluta così il pubblico della Mole, riunito al Teatro Colosseo per festeggiare i 25 anni di carriera dei Negrita, in un concerto unplugged pieno di cuore e del meglio che i rocker toscani hanno saputo costruire, mischiando folk, country, conga, bossanova e ritmi caraibici. Quale band rock italiana ha saputo imparare e raccontare così tanto nei paesi che ha visitato?
Questa data sembra quasi un road movie musicale. Ma se di un viaggio si ricordano le mete e i luoghi attraversati, contano altrettanto le persone che incontri. Per questo è credibile che Torino sia speciale per loro: perchè tra un accordo e un vodka tonic è praticamente impossibile non ritrovare in sala altri musicisti torinesi, amici della band da tanti anni. Primi fra tutti i Subsonica: così, se l’ultima volta a Stupinigi c’era stato Samuel, questa volta a fare gli onori di casa mi passa vicinissimo un Max Casacci, proprio mentre scatto l’ultima fotografia.

Ok, siamo in un teatro.
Ok, è un unplugged.
Ma i Negrita proprio non ci stanno a fare un concerto con un pubblico inchiodato sulle poltrone: “Anche se siamo in questa cornice sobria” rassicura tutti Pau “possiamo fare un discreto casino!”
Dopo i primi pezzi di partenza, tra cui la recente I Ragazzi Stanno Bene, la band si scalda su uno dei loro classici più classici: In Ogni Atomo. “Questa è per chi ci segue fin dagli anni ‘90!!”
A seguirli fin da quei giorni sono in tanti al Colosseo. Proprio come mi era capitato nell’ultima data dei Subsonica, anche qui vedo tante famiglie rock con prole al seguito. La più scatenata di tutte è seduta dietro di me: non avrà nemmeno dieci anni ma sa a memoria tutte le canzoni: brava! Mamma e papà ti hanno insegnato bene…

Mentre il vodka tonic di Pau si consuma e le note scorrono, abbiamo la possibilità di goderci tanti regali musicali da parte della band. Uno fra tutti è il ritorno di una vecchia amica: Greta.
“Questo è un pezzo che non facciamo da anni e che abbiamo registrato in Brasile. Aveva delle belle ritmiche e l’abbiamo riarrangiato.”
Quanti segni abbiamo collezionato da quando i Negrita hanno cominciato a suonare? Tanti. Molti di questi li vediamo sul volto, tanto che Pau ci rivela: “ho tolto tutti gli specchi da casa. Faccio fatica anche coi selfie. Non mi guardate: mi imbarazzo!” ed è tra le risate che sentiamo partire Scritto Sulla Pelle. Il pubblico apprezza, ma ai ragazzi non basta mai: “Gli applausi corti sono fuori moda!”

E Torino raddoppia la dose, anche perchè l’abilità della band risuona ai massimi livelli. Ogni canzone si trasforma: i pezzi che abbiamo amato in radio e ritrovato nei loro concerti più classici sembrano trovare una nuova vita. Il Libro In Una Mano E La Bomba Nell’Altra rallenta, per esempio, e segue il ritmo di una conga latina. Un tango argentino degli anni ‘30 viene reinterpretato dai ragazzi per lanciare una Malavida En Buenos Airespiù malinconica del solito, volta a ricordare gli italiani che – negli stessi anni di quel tango – partivano dal porto di Savona e andavano a cercare fortuna in Sud America.

Poi l’atmosfera si fa più intima. Giacomo, Guglielmo e Cristiano lasciano il palco a Pau, Drigo e Cesare, per una Magnoliaacustica da suonare a tu per tu, tra il pubblico e la band originale.
E visto che siamo in confidenza, i Negrita si tolgono qualche sassolino dalle scarpe, scherzando sulla politica:

“Questa l’abbiamo scritta quando governava la favolosa triade Berlusconi, Fini, Bossi: che nostalgia! La suoniamo ancora? Eh, mi sa che c’è n’è ancora bisogno. Fossi in voi mi sarei già mosso qui sotto al palco!”
Mezzo teatro si alza in piedi per cantare Radio Conga. La band torna al completo e nel pubblico chi può si fionda sotto al palco, compresa la ragazzina scatenata insieme a mamma e papà. Si balla e si urla a squarciagola Rotolando Verso Sud Mama Maé.
“I pompieri ci hanno detto che su questo pezzo si può fumare” scherza Pau e Drigo rilancia: “con noi qualche volta la legge ammette anche l’ignoranza…!”

Per la band è tempo di lasciare il palco, per il pubblico è arrivato il momento di chiedere a gran voce il bis. Passano un paio di minuti e per un attimo ci domandiamo se sia davvero finito tutto. Chiaramente no: i ragazzi ricompaiono e Drigo sfoggia la nuova maglia della Juve. Dà la schiena al pubblico e sulla scritta “Ronaldo” il teatro fa partire l’applauso. “Me l’ha regalata mio figlio oggi” si giustifica: “io tifo solo la Nazionale!” Chiude la gag Pau, che poi è il più juventino del gruppo: “per par condicio Forza Toro!”

Per la chiusura i ragazzi hanno tenuto da parte le note più dolci e riflessive: Hemingway, Che Rumore Fa La Felicità? e Non Torneranno Più. Quest’ultima ormai è diventata un nuovo classico e – secondo me – avrebbe stravinto a Sanremo, se l’avessero portata. Ad ogni modo una ragazza prende la canzone in maniera troppo letterale e salta sul palco per abbracciare Pau! Tranquilla, non se ne vanno ancora via: non si può chiudere un loro concerto senza Gioia Infinita!

Il resto sono applausi lunghissimi, abbracci, saluti, scherzi, selfie. I Negrita hanno fatto 25 anni di strada e con loro ogni volta è come rivedere quel tuo compagno di banco che è andato a vivere lontano. Quando torna, si versano due birre ed è come se non ti avesse lasciato mai, nemmeno per un minuto.

Share.

Comments are closed.