Recensioni: Wristmeetrazor – Misery Never Forgets

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Se dovessimo iniziare a parlare di questi Wristmeetrazor dal nome, partiremmo probabilmente male. Intanto, nome che è una frase tutta attaccata. E che frase: wrist meet razor, polso incontra lametta. Se ci aggiungiamo il fatto che, superficialmente, sembra quasi che i Nostri siano usciti direttamente dal 2006, anni di frange inverosimili, piastre, vestiti stretti rubati alla scena sass (Blood Brothers? Ultimi Orchid?) di fine anni ’90, potremmo quasi iniziare ancora peggio. Che un revival dello scenecore sia dietro l’angolo? In fondo, pure gli amici Seeyouspacecowboy, anche loro usciti con un disco pochi giorni fa, condividono sia le coordinate estetiche che quelle musicali, forse spingendo un po’ più in direzione math, dei Wristmeetrazor.

E sempre superficialmente, se avessimo scoperto i suddetti gruppi su Myspace invece che sul canale YouTube di Hate5Six, che documenta praticamente tutti i concerti della scena hardcore americana, non ci saremmo poi sorpresi troppo, no? Se ci pensate, la deriva metalcore commercialone che ha preso lo screamo di inizio anni 2000 non è che sia nata dal nulla: Gerard Way dei My Chemical Romance, il gruppo emo (finto emo?) che più di tutti ha guidato quegli anni ha praticamente costruito il suo personaggio andando ai concerti dei Jerome’s Dream (che stanno pure lavorando ad un nuovo disco, per dire).

E quindi, non sorprende nemmeno che la copertina di questo Misery Never Forgets (e anche qui, titolo cliché, no?) sia stata disegnata da Chris Taylor dei pg.99, gruppo di culto della storia dello screamo. O che qualcuno abbia definito il sound dei Wristmeetrazor come un mix di Orchid e Norma Jean, o che un’etichetta comunque grande come la Prosthetic Records, tra i nomi di punta del metal estremo americano, si sia interessata a loro. Ma poi dopo un revival essenzialmente nineties, tra chitarrini e bercioni, il passo successivo logico non sarebbe quello di riprendere quanto di buono, perché sì, c’è stato del buono, ci sia stato nei duemila, tra Fear Before The March Of Flames, Fall Of Troy, i Converge di Jane Doe/You Fail Me e compagnia urlante?

In ogni caso, non sorprende neanche che, premendo play, ci si trovi di fronte ad un sound furiosamente granitico. Loathsome inizia subito con breakdown e urla da fare invidia ai migliori Botch, prima di accelerare e lasciare il posto, eventualmente, anche ad una parte in clean; da lì in poi, a parte la cupa Come On In, The Water’s Pink, che riporta alla mente gli esperimenti post-grunge dei Code Orange, non si ha un attimo per respirare, tra tempi sghembi di sfuriate mathcore e breakdown che continuano, assassini, a scandire i pezzi. Il singolo XOXO (Love Letter From a Loaded Gun) è nettamente il momento più alto di un disco che convince a pieno e si presenta come una manata in pieno viso. È come se i Wristmeetrazor, che comunque hanno un evidente background nel revival skramz che ha incendiato la scena emocore degli ultimi anni (evidente perché basta ascoltare i due EP che precedono questo esordio sulla lunga distanza), avessero fatto proprie le lezioni dei maestri sia di quest’ultimo che delle sue stesse derive più orecchiabili e ne avessero tirato fuori un sound personale: furioso ma acchiappino, grezzo ma levigato, caotico ma ordinato nelle intenzioni. Dura venti minuti, ma saranno sicuramente tra i venti minuti più intensi dell’anno.

Testo di Roberto Duca

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