Frequency Festival – Giorno 3: Live Report & Intervista con i Fufanu

0

A St Polten il sole e il caldo si fanno sentire anche il terzo giorno di FM4 FREQUENCY FESTIVAL 2018, ovvero il 18 agosto.
Le prime tre band che vedrò saranno, per mia fortuna, all’interno del Weekender Stage, nel quale, da come avrete già compreso negli articoli precedenti,vengono presentate nuove realtà musicali, o si resta, comunque, sulla scena Indie-Rock ed emergenti.
Questo giorno 3 di Frequency lo divido in due parti, dedicandomi immediatamente alla stesura del live report e della successiva intervista a una band islandese piuttosto particolare: i FUFANU.
Incuriosita dal fatto che i suddetti abbiano aperto al concerto dei blur a Hyde Park nel 2015, che il frontman abbia avuto modo di conoscere e di lavorare da vicino con uno dei miei artisti preferiti (Damon Albarn, quando si dedicò a “Everyday Robots”) e dal sound particolarissimo di questa band islandese, mi precipito presso questo palco.
I Fufanu erano un duo, ora, invece, sono un trio; hanno all’attivo 2 album molto differenti tra loro, aspetto che verrà evidenziato meglio sul palco; presentano un genere musicale, di cui vi parlerò nelle prossime righe, che non è proprio nelle mie corde ma che riesce comunque a stupirmi e ad affascinarmi per l’innovazione e la sperimentazione.
Kaktus (voce), Guðlaugur (synth e chitarra) e Erling (batteria) si presentano sul palco del Weekender, anche se questi è piuttosto vuoto: il pubblico preferisce tale Timmy Trumpet (io e Francesca dobbiamo davvero esprimerci su codesto “artista? Ehm…), quindi si contano i presenti con davvero troppa facilità.
Siamo i pochi fortunati e, seppur in maniera non troppo confidenziale, iniziamo tutti ad avvicinarci lentamente lì sotto al palco per dare alla giovane band islandese un minimo di calore umano e di sostegno.
Il genere presentato dal trio è un’esplosione di generi tra Post-Punk, sperimentazione ed elettronica unita a una voce che tende a valorizzarsi e a mutare nel corso del live.
Nonostante lo stesso frontman mi ripeta nel corso dell’intervista (la leggerete in seguito) che la band non sia affatto cambiata in questi anni, si denota, invece, proprio un’evoluzione, a mio avviso parecchio positiva: innanzitutto ora sono un trio, quindi la base ritmica, data dalla batteria e non da una drum machine, non dà un’espressione monotona o banale all’interpretazione della band, anzi a livello musicale i Fufanu sono decisamente più completi e compatti.
L’espressività di Kaktus, le sue movenze e la sua voce mi ricordano alcuni soggetti del Post Punk, ma sicuramente è un artista meno freddo, più spontaneo e teatrale: è un cantante che, strano a dirsi(*), ama stare a stretto contatto col pubblico.
Il collega del suddetto, Guðlaugur passa dai synth alle chitarre dopo brani più sperimentali, regalandoci delle sonorità più stridenti e taglienti che mettono ancora più in evidenza la compattezza delle canzoni dei Fufanu.
Nonostante verrò smentita a parole da quel “No, nessun cambiamento…” a parole, credo che la band islandese sia molto più espressiva che su album in studio: quando si ritrovano su un palco, difatti, i tre islandesi pare si ritrovino in un altro mondo, forse perché le loro sonorità sono nuove e cercano di vagare per generi inesplorati; poi, senza essere troppo cattiva, mi rendo conto che in altre situazioni (vedi intervista con canzoni di Natale*) hanno lo stesso “entusiasmo” (?) dei dissennatori di Harry Potter.
La musica che la band ci propone, tuttavia, è ciò che conta per davvero: espressiva, mai troppo monotona (pur non essendo un genere che ami) e pronta al mutamento, senza, però, mai tralasciare il passato e le radici di questi tre giovanissimi ragazzi.

INTERVISTA

Innanzitutto voglio partire con una premessa: mi dispiace davvero molto di aver visto così tanta poca gente al vostro concerto
– Il nostro unico obiettivo era avere un minimo di persone interessate alla nostra musica: anche la band dopo di noi, non aveva una gran calca di fan.

Bene. So che avete iniziato la vostra esperienza musicale come un duo: volete dirmi come è nato il progetto Fufanu?
– Abbiamo iniziato a suonare nel 2008, ma è nel 2013 che abbiamo formato un gruppo e inserito più strumenti, tra cui la batteria: i Fufanu sono questo, come ci vedi tu, ed è iniziato tutto in maniera naturale.

La vostra musica, nel corso di questi anni, mi sembra si sia evoluta e si sente un mix tra Post-Punk e musica elettronica. Quali scelte avete intrapreso?
– In realtà no, non c’è stato alcun cambiamento: siamo sempre gli stessi, ma come ti dicevo prima, abbiamo deciso di introdurre altri strumenti. Il genere che tu definisci Post-Punk non ci rappresenta completamente: preferiamo essere definiti come un mix tra Noise – Techno.
In questi anni, forse, ci sono stati più variazioni a livello di voci e strumenti: è tutto più pieno e completo, ma la musica che scriviamo è sempre stata così, fin dagli esordi.

Kaktus, so che hai avuto modo di collaborare con Damon Allbarn, nel corso del suo “Everyday Robots”: è stato istruttivo per te?
-Sì, grazie a lui mi sono messo a lavorare e a concentrarmi di più sulle liriche: è stata una grande esperienza per me.

Ritornando alla vostra musica, l’influenza degli anni ’80 è parecchio evidente in quello che fate: chi vi ispira di più?
– Sicuramente i Kraftwerk, ma anche la musica pop italiana: in Islanda va tanto… (io e Francesca ci siamo guardate ridendo e pensando a: “Boh, ci pigliano per i fondelli”). Ovviamente anche la musica rock ci ha dato tanto.

Credo siate una band che vive nel presente e coglie l’attimo, ma come vi vedete tra qualche anno?
– Fare questo che stiamo facendo ora: continuare e portare avanti il nostro progetto, mantenendo sempre lo stile dei Fufanu.

Come vi ha accettato il pubblico dalle vostre parti agli inizi?
– È stato davvero difficile perché dalla nostre parti non c’è una vera e propria scena, o, comunque, fa davvero schifo (“shit” è più adatto).

Ultima cosa: ho notato che la presenza scenica che hai (Kaktus) sul palco è parecchio espressiva e teatrale. Tra questo aspetto e la vostra musica, credo che noi, pochi presenti del pubblico, siamo stati davvero fortunati a vedervi
– Durante i concerti, quindi quando mi ritrovo a cantare su di un palco, esprimo tutto me stesso e dal pubblico, poco o molto che sia, riesco comunque a trarne grande energia.

Share.

About Author

Comments are closed.