Frequency Festival 2018: giorno 2 (Parte 1)

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The second day of  FM4 FrequencyFestival, on August 17th, is divided into three different tasks: the first one is dedicated to an “emerging” Austrian band which is well known in German-speaking countries and to an interview with them; the second one is similiar to the first part; the last section is concerned the review of all the other bands who play during the second day of the festival (Jamie Lawson, Mando Diao, Macklemore and a bit of Flogging Molly).

The second day of Frequency starts quite early, around 2.50 pm, when I go to the main stage to listening to this band from Salzburg: PLEASE MADAME .
The band is led by Dominik Wendl (voice \ guitar) and his fellows Martin Pöheim (guitar), Laurenz Strasser (bass) and Niklas Mayr (drums).
Despite my lack of German language skills, I perceive a melody and a fundamental harmony in the arrangement that gets me closer to the stage.
The music genre of this band from Salzburg, which is much appreciated by a good number of guys who are roasting over a scorching sun, is catchy Indie-Rock, sometimes with melanchonic traits, which unconsciously makes you move your legs and show appreciation at the end of each song they play on stage.
The character of the Please Madame, whose album is entitled “Young Understanding”, is fickle and rather expressive.
The music of this new band is marked by pleasant and exuberant melodies built by positive emotions; however, in their setlist there are also songs with more nostalgic and slightly melancholic shades that seem to break this kind of frenzied mood.
This “fickle” aspect doesn’t mean anything negative, rather refers to the band’s great will to build something different and, therefore, never banal or repetitive.
Surely these songs are trying to hide and never completely reveal a little sadness, which is probably inspired, as the name of their brand new album suggests, by past experiences and pieces of life: thanks to their eloquent presence on stage, I get a lot of ideas to better describe the life of this band.
The band dedicates good attention to their entertainer role, the audience dances and has fun during their tracks which vaguely resume Indie Rock bands such Foals, Two Door Cinema Club, Bloc Party and Friendly Fires: what more could we ask for?
Despite the heat suffered by everyone, it’s a great pleasure to realize that there are bands like this in Austria: so it’s been a pleasure to me to discover them and to try to make their music known in Italy as well.

INTERVIEW WITH DOMINIK AND NIKLAS

When and why have you decided to form this brand new project?
– We’ve all known each other for a long time, about 10 years ago, and we all live in Salzburg. This is not a very big city, so it was easy and natural for us to play together.

I’ve noticed that you’re really appreciated after today’s gig. What do you prefer: playing in a little club or in a huge venue like this?
– These are two different realities. When we play in a small club we feel the heat and a great energy from our audience and this is awesome. Playing in a huge stage like today was hard to explain.

Have you ever played here before?
– Today has been our first experience at the Frequency Festival and it’s been just amazing. We had always come here as audience from almost eight years.

Today I’ve listened to you for the first time ever and I’ve noticed that there’s a huge influence of British bands, as Foals, Bloc Party and Friendly Fires. Can you tell me which are your fav bands and how they’ve influenced your music during these years?
– Arctic Monkeys and you’ve also mentioned Foals. We’re four musicians and  we all got different musical tastes, including HIP HOP, American underground scene (Hippo Campus), Districts, QOTSA and… You know Paolo Nutini, right? However we try to preserve our inviduality as a band.

How were you greeted by your audience at the beginning?
– It went good; we also have the chance to play in Switzerland and Germany, where we’re always well welcomed.

This is my very first time here in Austria and I’ve noticed that there is a very good underground music scene, even though it’s not so well known elsewhere…
– Yes, it is really difficult to emerge, even if there is a good movement here: we support each other, we love what we do, so we’ll always do our best.

What about your music and lyrics? 
– Our lyrics represent ourselves and our lives. Things that make us happy or “sad”

When I’ve listened to you today, I’ve thought that there was also something melanchonic in your songs…
– Yes, but we don’t consider it as a true sadness: it’s all related to our feelings, songs and lyrics.

 

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Il secondo giorno di Frequency inizia abbastanza presto, verso le 14.50, quando mi dirigo sotto al palco principale per dedicarmi all’ascolto e incuriosirmi dinnanzi al live di questa band originaria di Salisburgo: i PLEASE MADAME.
La band è formata da: Dominik Wendl (voce\chitarra), Martin Pöheim (chitarra), Laurenz Strasser (basso) e Niklas Mayr (batteria).
Nonostante la mia mancata conoscenza del tedesco, percepisco una melodia e un’armonia fondamentale nell’arrangiamento che mi fa avvicinare al palco: il genere proposto dalla band di Salisburgo, tra l’altro parecchio apprezzata da un buon numero di ragazzi che arrostiscono (me compresa) sotto un sole piuttosto cocente, è un Indie-Rock spensierato, a volte dai tratti malinconico, che ti prende, inizi, inconsapevolmente, a muovere le gambe e ad applaudire soddisfat* alla fine di ogni brano.
Il carattere dei Please Madame, il cui album si chiama “Young Understanding”, è volubile (in senso positivo), piuttosto espressivo e suona in maniera parecchio internazionale: forse, nel corso dell’intervista, avrei dovuto “sgridarli” con un “Perché non cantate in inglese e ci provate?”.
La musica di questa band, per noi nuova, viene marcata da melodie piacevoli, danzerecce e da un mood esuberante costruito da emozioni positive; non mancano, tuttavia, alcuni brani dalle tonalità più nostalgiche e leggermente malinconiche che tendono a spezzare questa loro frenesia: il termine “volubile” all’inizio della recensione, appunto, non è da intendere in maniera negativa, piuttosto si riferisce a una grande volontà da parte della band di costruire qualcosa di differente e, quindi, mai banale o ripetitivo.
Sicuramente, poi, questi brani che tendono a nascondere e a non rivelare mai del tutto una piccola tristezza, si ispirano, come il nome dell’album vuole fare intendere, ad esperienze e pezzi di vita vissuti: grazie a questa loro bella espressività (da vedere un Dominik che “bastona” pure un tamburo) si colgono parecchi spunti per descrivere al meglio il live di questa band.
La presenza scenica c’è, la band si dedica con attenzione al ruolo da intrattenitrice, il pubblico balla e si diverte su brani che riprendono vagamente band d’oltremanica del genere dei primissimi Foals, Two Door Cinema Club, Bloc Party e Friendly Fires: cosa si può chiedere di più?
Nonostante il caldo patito da tutti, aver realizzato che in Austria esistono band di questo genere è una gran bella soddisfazione: farli conoscere e diffondere la loro musica, dunque, mi sembra il minimo.

INTERVISTA CON DOMINIK & NIKLAS

Quando, dove e perché avete deciso di costruire e dedicarvi a questo nuovo progetto?
– Ci conosciamo da parecchio tempo, circa 10 anni, e siamo di Salisburgo: essendo questa una città non molto grande, per noi è stato facile incontrarci e naturale mettere su una band.

Dal live di quest’oggi, ho notato che siete già abbastanza conosciuti e apprezzati da queste parti. Preferite suonare in un piccolo club o in uno stage grande come quello di oggi?
– Sono due situazioni completamente differenti. In un piccolo club si percepisce più sudore ed energia: tutto ciò è fantastico. Suonare in uno stage come questo del Frequency (* quello principale) è un’emozione comunque meravigliosa e unica.

Per voi questa è la prima volta al Frequency da musicisti, o avete già avuto modo di suonarci?
– È stata la nostra prima volta ed è stato tutto davvero incredibile, soprattutto suonare sul palco principale. Da circa 8 anni veniamo al Frequency, ma come pubblico: tutto ciò, per noi, è stato a dir poco pazzesco.

Nel corso del vostro live mi sono resa conto che c’è una forte influenza da parte di band d’oltremanica, come ad esempio Foals, Bloc Party e Friendly Fires. Chi sono i vostri idoli?
– Arctic Monkeys e hai nominato anche i Foals che mi piacciono parecchio (*Dominik). Altre influenze sono determinate dal classic rock o altri generi: siamo in 4 elementi, quindi abbiamo tutti gusti musicali differenti, tra cui HIP HOP, scena underground americana (Hippo Campus), Districts, QOTSA e… Hai presente Paolo Nutini, vero?
Cerchiamo, comunque, di avere una nostra individualità musicale.

È bello notare che vi sia un mix di generi anche nella vostra musica. Come siete stati accolti dal pubblico agli inizi?
– È andata piuttosto bene; tra l’altro, abbiamo avuto la possibilità di suonare in Svizzera e Germania e anche lì siamo stati accolti positivamente.

È la mia prima volta che metto piede in Austria e ho notato che c’è una buona scena musicale, anche se piuttosto nascosta: è un peccato che molte band del genere non vengano prese in considerazione altrove…
– Sì, è davvero arduo emergere, anche se c’è un buon movimento qui: noi amiamo quello che facciamo, quindi ci proviamo lo stesso.

È positivo che vi supportiate a vicenda tra band.
Che mi dite, invece, delle vostre liriche?
– Non sono legate a nulla di politico o così “alto”: sono semplicemente e rappresentano noi stessi e le nostre vite; ciò che ci rende felice e ciò che ci fa sentire triste.

Infatti, ho notato che nelle vostre canzoni, alle volte, siete un po’ più melanconici: c’è un buon miscuglio di emozioni e sensazioni, giusto?
– Sì, anche se non le consideriamo così tristi (*deprimenti): le nostre canzoni sono legate alla nostra vita e ai nostri sentimenti.

 

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