Maria Gadu + Selton live al Barezzi Festival 2017

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Eccomi qui in veste di inviata sgallinata al Barezzi Festival giunto all’undicesima edizione, che si conferma come un Signor Festival, e tra gli eventi più attesi nella chiccosissima città di Parma.

 

La sua particolarità è proprio quella di dar vita a un insieme di concerti decisamente variegati, vantando un carnet di sonorità Soul, Jazz, Pop, Classica, Fusion e sperimentale d’avanguardia.

Durante le serate del Barezzi, la parola d’ordine è Musica di Qualità, che porta a scoprire artisti emergenti e ospita inoltre quelli di fama internazionale.

 

Mi trovo così a partecipare iper carica al concerto acustico della cantautrice brasiliana Maria Gadù, allestito nella raffinata ed elegante location dell’Auditorium Paganini, che dà allo spettacolo una nota intima e ad effetto.

 

Come gruppo di apertura figurano i Selton, quattro manzetti niente male, anche loro di origine carioca ma di adozione milanese, che devo ammettere era la prima volta che ascoltavo e vedevo dal vivo.

Una piacevolissima scoperta anche perché sono ormai giorni che canticchio “Ho tanta voglia d’infinitooo, ora che tu hai finito con meee!”, una delle canzoni che più rappresenta il loro stile autoironico e dissacrante, e che il pubblico entusiasta riconosce dalle prime note e comincia immediatamente a cantare e ballare.

 

I Selton ricordano un po’ Brunori Sas degli esordi, e mantengono un low profile ingenuo e divertente, che sicuramente è il loro punto di forza.

Sono animali da palcoscenico che mixano con successo il cantato in inglese, italiano e brasiliano, a una musicalità contraddistinta da ritmi brasileiri e forti contaminazioni rock europee, ma anche bossa nova, folk e ballads strappa mutanda: insomma impossibile su queste basi non accontentare tutti gli ascoltatori, anche i più difficili da conquistare.

 

Tra le canzoni che ho trovato più avvincenti, segnalo il rock folk di ‘Tupi or not Tupi’, e ‘Sampleando Devendra’ di cui forniscono un assai bizzarro aneddoto:

Devendra Banhart, uno dei loro idoli indiscussi, nonostante abbiano più e più volte tessuto le sue lodi praticamente in ogni loro intervista, non se li è mai filati manco per sbaglio;

da questa delusione hanno deciso di rubare la frase “No te vayas si te vas” della sua canzone ‘Cristobal’, e farne il ritornello portante di questa traccia.

 

Altre esecuzioni epiche quella di ‘Cuoricinici’, un irriverente agglomerato di luoghi comuni e romanticismo post-moderno, sempre rivisto in chiave ridereccia, e la ballad ‘Terra Ferma’ che introducono facendo un discorso augurale, e per una volta serio: i sogni non sono messi lì solo per farci andare avanti, ma se ci crediamo davvero, possono diventare reali, così come è successo a loro.

Che dire, promossi a pieni voti, bravi musicisti e ottimi intrattenitori questi Selton, se riesco proverò pure a intervistarli prima o poi… cercando di mantenere tutta la professionalità che è in me, e non farmi prendere dal loro umorismo fascinoso.

 

Arriva il momento dell’artista principale della serata, Maria Gadù, che trovo oggettivo definire senza esagerare, come la versione femminile di Damien Rice.

 

Una scenografia minimal essenziale, sedia – chitarra – chitarra acustica- vino rosso, fa da cornice all’entrée quasi in sordina della cantautrice, che appare persino timida e schiva.

Ma è un attimo, appena imbraccia la chitarra e comincia ‘Dona Cila’, una ninna nanna molto dolce dedicata alla nonna scomparsa, Maria tira fuori tutta la sua anima senza alcuna reticenza, ed è lampante come fosse destinata a diventare una cantautrice di fama internazionale.

L’atmosfera è molto intima, così come la sua voce profonda, calda, carica di saudade che in più occasioni ricorda il Fado Portoghese, e artisti del calibro di Amália Rodrigues e Rodrigo Amarante.

 

Dopo le prime canzoni ringrazia il pubblico in sala, con fare gentile e a tratti imbarazzato, e racconta del suo amore per l’Italia, di quando ha vissuto qualche mese a Milano, e di come abbia scoperto soltanto stasera che in quel periodo abitava proprio vicino ai Selton.

 

Ma è con la melodia della sua voce cantata che Maria si esprime al meglio, e così il concerto prosegue tra le note della suadente cover ‘Dança da solidão’ di Marisa Monte, e prosegue con la nenia ‘Altar Particular’, che mixa musicalità popolari brasiliane e sentimentalismo, ammaliando e ipnotizzando tutti i presenti.

Sa decisamente come far parlare la sua anima attraverso le sue canzoni, eseguite con una professionalità ineccepibile, e sa usare la sua voce stupefacente senza alcuna incertezza, talvolta sperimentando sonorità inedite, marchiando il tutto con tanto calore e un velo di melanconia.

 

Inizia un discorso toccante dove racconta i soprusi subiti dai suoi conterranei, critica apertamente la ricerca del profitto sopra alla dignità umana, e denuncia le violenze e la repressione nei confronti della comunità LGBT nel brano ‘Axé Acappella’, dove invita alla ribellione e al diritto alla felicità individuale e di massa.

 

Non mancano però i momenti di intrattenimento fine a sé stesso, con cover ritmate e allegre come il funk blues di ‘Historia de Lily Braun’ di Chico Buarque, ‘Leãozinho’ del suo pigmalione Caetano Veloso, e ‘Mi ricordi il mare’ di Daniele Silvestri, eseguita con un italiano perfetto.

Ma la cover che tutti aspettano è ‘Ne me quitte pas’ di Jacques Brel, carica di trasporto e tristezza, che trasporta nei live acustici a cui si assiste per caso, nei bistrot di Parigi.

 

Quest’esperienza sonora tra musiche tipicamente brasiliane, combinazioni di samba, afro e funk, pop tradizionale e sperimentale, si chiude tra le note della toccante ‘Tudo Diferente’, ma soprattutto di ‘Shimbalaiê’ canzone riconoscibilissima, che molti di noi associano a ricordi di viaggi estivi spensierati, e che le ha permesso di farsi conoscere nello star system.

 

Un concerto di Maria Gadù catapulta in uno stato onirico, un intercambiare di pensieri felici, malinconici, sereni, tristi, profondi, senza nemmeno avere il tempo di accorgersene.

 

E’ semplicemente questo che la definisce senza ombra di dubbio, una vera Cantautrice.

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