“Preludio”, intro acustica sviluppata sull’intreccio armonico di violino e fisarmonica, cui si accosta il suono della chitarra, introduce
“Luna abbraccia troppe stelle”, traccia d’ispirazione gipsy, tanto nel testo, che trae spunto dal poemetto di A.S. Puskin “Cigany” (“Zingari”) quanto nelle dinamiche incalzanti.
Così come “Luna abbraccia troppe stelle”, anche “Il freno”, primo singolo estratto, racconta una tormentata storia d’amore. In entrambi gli episodi, a fare da contrasto alla narrazione, si sviluppano melodie vivaci e festose, capaci di trascinare l’ascoltatore nel folle universo dei protagonisti dei melodrammi amorosi messi in scena. (“Il freno” videoclip: http://youtu.be/bed4MdxFBdE).
“Artista senz’arte” porta l’uditore in un immaginario passato medievale. Suoni combact folk in stile Daushasha e arrangiamenti ricercati, come già negli episodi precedenti, esorcizzano la drammaticità del racconto e ne evidenziano l’assurdità.
“La canzone del fosso” e “Le bestemmie” evocano le ambientazioni del disco d’esordio, richiamando le atmosfere della campagna veneta e delle sue osterie. Oltre all’introduzione iniziale, trova spazio nel disco anche un secondo episodio strumentale con “Canzone clandestina”. Una composizione in crescendo, permeata da un’iniziale soffusa e vibrante malinconia, che via via cede il passo a una speranza ritrovata. Scritta e arrangiata da Lorenza Bano, la violinista del gruppo, sottolinea il percorso di crescita compositiva intrapreso alla band. Il disco si chiude con l’interpretazione in lingua originale di un brano ripreso dalla tradizione popolare russa, “Oci ciornie”, il cui testo fu scritto dal poeta e scrittore ucraino Èvgen Pavlovič Hrebinka e in seguito musicato per la prima volta da S. Gerdel intorno alla fine dell’Ottocento, qui riproposto in lingua originale, cantato da Serena, voce e chitarra della band.