The Vaccines @New Age Club Roncade, 11 marzo 2016

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Dopo tre anni dal loro ultimo concerto al New Age club, i Vaccines tornano nel locale di Roncade per promuovere il loro ultimo album, English Graffiti.

Ad aprire la serata sono i veneziani New Candys, che già da qualche anno godono di una speciale attenzione degli addetti ai lavori, sia in patria che all’estero. Il loro rock’n’roll psichedelico infatti, pur inserendosi a pieno titolo nella nuova ondata psichedelica degli ultimi anni, ha una propria ben definita personalità, e dal vivo suona tanto potente quanto evanescente ed ipnotico.

Alle 23.00, puntuali, salgono sul palco i Vaccines, e subito dobbiamo fare i conti con le sonorità del nuovo album English Graffiti: si tratta del pezzo di apertura Handsome, che tutto sommato ha un buon impatto anche in apertura del live. Subito dopo si passa a uno dei tormentoni sfornati dalla band, Teenage Icon, e da qui saranno poche le canzoni che non verranno cantate a squarciagola dai presenti; d’altronde è difficile trovare, nel repertorio della band, dei pezzi che non siano immediati o che non abbiano un ritornello accattivante.

“E ora qualche canzone da What did you expect from the Vaccines?” – annuncia Justin, e sembra che il pubblico stia aspettando solo questo momento. “Sono passati esattamente 5 anni” continua il frontman, ed è proprio così: il primo album della band uscì l’11 marzo del 2011. Nonostante il tempo passato, sono ancora le prime canzoni a scaldare di più gli animi, i pezzi pop rock un po’ “facili”, che però risultano piacevolmente freschi e coinvolgenti, ad ascoltarli ancora adesso. Si parte quindi con Post Break Up Sex, quasi un inno, per poi continuare su questa scia, con Wreckin Bar e If You Wanna.

I pezzi di English Graffiti conservano l’immediatezza tipica dell’indie-rock made in Vaccines, ma assieme alle chitarre qui abbiamo una componente abbastanza importante di suoni elettronici, riverberi, distorsioni; un’atmosfera un po’ fantascientifica e un po’ da vecchio b-movie, come nei video dei tre singoli. Justin ha dichiarato che l’obiettivo era realizzare un album che catturasse il presente della musica tanto da “suonare fantastico adesso, ma orribile fra dieci anni”; questa è anche la sensazione di quando si assiste ad un loro live: quello che conta è il presente, è stare sotto il palco e ballare, fare casino, e tornare a casa con una canzone fissa in testa. Il frontman, che molte volte si è dichiarato egocentrico e ossessionato da sé stesso, ha effettivamente la tendenza ad attirare l’attenzione su di sé, a tratti in modo plateale, ma sul palco sa il fatto suo, e riesce a tenere ottimamente in piedi il suo piccolo show.

Per il bis ritorna infine in scena da solo per una bella versione di No Hope acustica; poi la band al completo lo segue per suonare Blow It Up e Nørgaard, sulla quale sotto il palco si scatena il pogo, per l’ultimo momento di festa. Cos’altro ci aspettavamo dai Vaccines?

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