Il secondo disco del duo romagnolo raccoglie dieci canzoni di cantautorato electro-wave minimale e vibrante. Una fotografia della realtà del presente attraversata da un fulgore bianco che abbaglia e riscalda.
“Frammenti” è il nuovo lavoro dei FermoImmagine, duo formato da Luigi Maresca (nife) e Mirko Ravaioli (mrk). Il disco, in uscita autoprodotto il prossimo 20 novembre 2015, viene anticipato in questi giorni dal singolo radiofonico “Pugile” (con relativo videoclip). Il nuovo lavoro dei FermoImmagine arriva a due anni dal precedente “Foto ricordo” e vede la band romagnola collaborare con Lorenzo Montanà nelle vesti di produttore, il quale ha seguito il progetto dalla fase di scrittura dei brani sino all’approdo in studio di registrazione, dove i FermoImmagine – anche grazie alla collaborazione con Gianluca Lo Presti (Nevica su quattropuntozero/Nevica NOISE) – hanno sigillato dieci tracce di ipersensibile cantautorato electro-wave.
Come per l’opera precedente, anche “Frammenti” dunque si muove in un solco wave ed elettronico tipicamente anni Ottanta, ma con un approccio profondamente diverso sia per quanto riguarda la scrittura dei brani che la scelta dei suoni. Il disco nasce da un periodo di lavorazione durato quasi un anno e mezzo (novembre 2013 – aprile 2015), che è stato per i FermoImmagine un’occasione per mettersi in gioco completamente e ricominciare da capo.
E’ nato così un lavoro maggiormente leggero ed aperto rispetto al passato: il suono è meno freddo e rigido e trova una propria autonoma identità in brevilinei frammenti ambient-IDM come in ritmiche e chitarre più lineari e dirette. Il cantato è animato da una teatralità minima che lo rende più interpretativo e “umano”. E anche i testi, con le loro immagini a volte quotidiane ma vibranti, a volte decisamente visionarie, lasciano all’ascoltare una maggiore libertà di comprensione.
“Frammenti” è insomma un disco più contemporaneo nei suoni ma lo è anche nelle atmosfere, ricalcate al meglio dalla copertina, un disegno minimale di Luigi Maresca. Ogni brano è come un bagliore di luce bianca che investe in modo soffuso la realtà di tutti i giorni, raccontandone lo spaesamento e la precarietà esistenziale, dove tutto, a cominciare dall’anima, sembra disaggregato e impossibile da accorpare.
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(foto Sofia Vicchi)