Tame Impala live a Verona 28.08.2015

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La serata inizia con il live allucinato di Nicholas Allbrook, frontman dei Pond ed ex membro dei Tame Impala: da solo con la sua chitarra e qualche base, e accompagnato dai primi visuals, ci introduce subito nell’atmosfera lisergica della serata.

Sembra strano l’accostamento tra la location – splendida, imponente – del teatro romano di Verona, e una band che in genere calca i palchi dei festival, ma alla fine risulta del tutto naturale, anche per la capacità di Kevin Parker di interagire e avvicinarsi (o far avvicinare) quanto più possibile i fan.

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Il frontman non perde occasione per ribadire la bellezza del posto, ma la compostezza a cui si è costretti dai posti a sedere sembra non far parte della sua idea di live: perciò appena entra invita il pubblico ad alzarsi, e sembra che tutti non aspettassero altro. Dopo l’intro, si parte con il primo pezzo del nuovo album Currents, Let it happen, e subito ci si accorge di quanto il suono sia curato nei minimi dettagli e soprattutto “prodotto”: tutti gli strumenti, e le voci passano attraverso gli effetti, e il tutto viene completato con gli onnipresenti synth. In pratica, a momenti sembra di ascoltare il disco vero e proprio; caratteristica senz’altro positiva, ma da un certo punto di vista anche negativa, per l’effetto di spersonalizzazione che ne consegue. Ma Kevin rompe spesso la sua impeccabile esecuzione per parlare col pubblico, chiedere come va, parlare del caldo; dopo i primi minuti di concerto, ancora non contento della disposizione troppo “comoda” delle persone, chiede loro di andare davanti al palco, e come prima non se lo fanno ripetere due volte e corrono a riempire le prime file.

Il viaggio tra suoni acidi ed il falsetto etereo di Parker continua con i brani tratti da Lonerism e Innerspeaker, fino ad Elephant, che è forse il pezzo più rock dei Tame Impala, nonché una delle poche “hit” del gruppo, sul quale tutti si scatenano.

Una parte molto importante dello show la giocano i visuals: le animazioni psichedeliche sullo schermo e le luci seguono e completano le canzoni, in una sinestesia di suoni e colori non più distinguibili l’uno dall’altro.

Il concerto prosegue fluido; tra i brani più coinvolgenti del nuovo album, ‘Cause I’m a man si distingue per il grande coro che canta all’unisono il ritornello.

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La band chiude con It feels like we only go backwords, anche questa cantata dall’intero teatro, ed infine con Nothing that has happened so far has been anything we could control, dilatata sul finale, sulla quale Kevin passa di nuovo a salutare i fan nelle prime file.

La band australiana – o meglio Kevin Parker, che è l’unico autore – si dimostra una delle più originali nel panorama indie attuale, avendo recuperato e le atmosfere psichedeliche degli anni ’70, ma reinterpretandole in chiave attuale e facendole diventare quasi pop. Peccato per l’abbondanza di suoni sintetici nel nuovo album, e di conseguenza nel live, che fa perdere un po’ di immediatezza e rende il tutto un po’ troppo omogeneo.

Setlist:

1. Intro

2. Let it happen

3. Mind mischief

4. Why won’t they talk to me?

5. The moment

6. It is not meant to be

7. Elephant

8. The less I know the better

9. Eventually

10. Why won’t you make up your mind?

11. Oscilly

12. ‘Cause I’m a man

13. Alter ego

14. Apocalypse dreams

Bis

15. It feels like we only go backwords

16. Nothing that has happened so far has been anything we could control

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