Ci sono persone che escono dalla nostra vita, ma non escono mai davvero dai nostri pensieri. Restano in una canzone, in un ricordo improvviso, in quelle piccole cose che continuano a riportarci indietro anche quando pensavamo di aver finalmente voltato pagina. “Pagine Aperte”, il singolo con cui DASYEL torna sulla scena, nasce esattamente da questa sensazione.
Non è una canzone che parla soltanto della fine di un amore. Parla di quello che succede dopo. Di quando la storia è terminata, ma dentro di noi qualcosa continua a muoversi. Di quei sentimenti che non trovano una vera conclusione e rimangono lì, sospesi tra ciò che è stato e ciò che avremmo voluto fosse ancora.
DASYEL racconta un amore vissuto in età matura e lo fa con una sensibilità che arriva soprattutto perché non cerca di nascondere la malinconia. In “Pagine Aperte” c’è il dolore della perdita, ma anche la dolcezza di ciò che è rimasto. Perché non tutti gli amori che finiscono diventano qualcosa da dimenticare: alcuni continuano a rappresentare una parte importante di quello che siamo stati.
La voce dell’artista accompagna questo viaggio con una sincerità che rende il brano ancora più personale. Non sembra di ascoltare qualcuno che vuole raccontarci una storia, ma qualcuno che sta cercando di mettere ordine nei propri ricordi attraverso la musica. E forse è proprio per questo che è facile ritrovarsi nelle sue parole.
Il ritornello apre ancora di più quella ferita, trasformando la malinconia in qualcosa di quasi liberatorio. È come se per qualche minuto DASYEL permettesse a quei ricordi di tornare a galla senza combatterli, lasciandoli semplicemente esistere.
“Pagine Aperte” è una canzone per chi ha amato davvero e sa che dimenticare non è sempre la soluzione. Per chi ha dovuto salutare qualcuno senza riuscire a salutare tutto quello che quella persona ha lasciato dentro di sé. E soprattutto per chi, prima o poi, ha capito che andare avanti non significa necessariamente cancellare il passato.
A volte significa semplicemente imparare a guardarlo senza più avere paura di quello che si prova.
E quelle pagine, magari, possono rimanere aperte ancora un po’.