Avete presente quella sensazione costante di avere il cervello fritto da troppe schede aperte, feed da scrollare all’infinito, ansia per il futuro e relazioni che viaggiano su un binario morto? Ecco, Mike Youlend ha preso questo gigantesco sovraccarico generazionale e lo ha trasformato in musica. “Poco e Niente” segna il suo ritorno sulle scene ed è esattamente ciò che promette il titolo: zero sovrastrutture forzate, niente concept album pompati per sembrare più intelligenti di quello che si è. Solo un flusso di coscienza di chi ha ricominciato a scrivere perché, molto banalmente, ne aveva bisogno per non impazzire.
È un EP profondamente onesto, che sa di Milano, di meme tristi e di quella voglia disperata di spegnere tutto per godersi il disastro in santa pace. Prendi un pezzo come “Giorgia Meloni”: è l’inno perfetto per i millennial e la Gen Z, un frullatore di sarcasmo, cultura internet, burnout e cinismo pop. Youlend ti fa sorridere e un secondo dopo ti tira uno schiaffo ricordandoti il vuoto cosmico in cui galleggiamo. E poi c’è l’amore, quello incasinato, reale, fatto di dipendenze affettive raccontate con la leggerezza caotica di “Hamilton”.
La sua scrittura cattura l’estetica online dei giorni nostri, dove l’ironia è lo scudo perfetto per mascherare la vulnerabilità. Lo dimostra magnificamente “Angelo Scientificamente Biblico”, che scava a mani nude nella difficoltà di stare accanto a chi soffre, quando l’istinto di protezione si schianta contro la dura realtà che non possiamo salvare tutti. Dal punto di vista musicale, l’EP rimbalza dal cantautorato più intimo al pop da evasione totale (la geniale “Mal di Testa”, vera medicina contro lo stress quotidiano), chiudendosi con un brano omonimo che sa di reset. Youlend non gioca a fare la star inarrivabile: condivide le nostre stesse paranoie. Ed è per questo che funziona maledettamente bene.