Mettere al centro la Voce – Carolina Bubbico ci racconta Vocalia, il suo nuovo album

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Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Carolina Bubbico, cantante, polistrumentista, arrangiatrice e direttrice d’orchestra (vista al recente Festival di Sanremo con Ditonellapiaga); ci siamo fatti raccontare da lei da dove è nato il suo quarto disco, “Vocalia”, un lavoro ambizioso costruito tutto attorno alla voce; un’orchestra multilingue che in nove tracce è melodia e armonia, ritmo, messaggio.

Ciao Carolina, intanto grazie per il tuo tempo: da dove nasce un disco ambizioso come “Vocalia”?

Vocalia nasce dall’esigenza di mettere al centro di tutta la ricerca ciò che mi appassiona da sempre, ovvero la vocalità intesa in senso corale, orchestrale, quindi il pensiero verticale delle voci, trasformare la voce in uno strumento polifonico attraverso l’uso della stratificazione.

Nel caso di Vocalia ho scelto questa strada perché potesse far fluire e essere felice la mia creatività e così è stato. Infatti dal momento che ho scelto la cifra timbrica del disco, una scelta timbrica piuttosto che stilistica,  perché da sempre il mio manifesto di intenti è quello di vivere la musica in senso universale e quindi abbracciare diversi linguaggi, rispettandoli e cercando i punti di incontro tra essi. Torno a dire che avendo messo questa cifra timbrica al centro poi  mi è servito per trovare una forma particolarmente fluente nella  mia parte compositiva.

Che tipo di rapporto hai con la tua voce?

E’ sempre stato un rapporto molto legato a come suono il pianoforte,  accompagnato poi da uno studio approfondito dell’armonia, che da sempre mi appassiona, è venuta fuori l’esigenza di vivere la vocalità appunto in senso armonico, quindi in senso verticale, sviluppare tante orizzontalità, che sono le melodie in maniera verticale, quindi più ricca e questo è stato favorito da tutta una serie di esperienze, dalla mia esperienza con la Loop Station, che mi è stata regalata ai miei 19 anni, con la quale io ho sviluppato questo senso di  stratificazione, questa capacità diciamo di pensare in maniera anche istantanea all’armonizzazione di una linea, e poi numerose esperienze in ensemble corali, vocali, quartetti tri, backing vocals scritti per numerose cose che io ho fatto, sia da leader che da side, fino ad approdare a questo lavoro appunto.

In questo disco hai collaborato con una straordinaria squadra di autori. Come sono nate queste collaborazioni?

Questo è decisamente il disco più corale in realtà di tutta la mia carriera discografica, infatti è la prima volta che decido di affidare a altre penne, a altre creatività tutto quello che è il mio pensiero compositivo musicale, ho scritto tutta la musica e ho affidato il 95% delle canzoni a persone che in qualche modo si affiancano a me, hanno incontrato il mio percorso, sono molto vicine, meno vicine, ma comunque ho scelto delle figure a volte innovative, con cui confrontarmi e che però già apprezzavo, come Cristiana Verardo; Lauryyn, una persona molto vicina, fa invece parte della mia etichetta discografica di famiglia, ha studiato con me, è stata mia corista, quindi c’è un trascorso.

Per quanto riguarda Becca Stevens, invece, come Antonio Villeroy, loro sono gli autori internazionali che ho nel disco, sono state delle esperienze assolutamente inedite alle quali io ho ambito in un certo senso, ho cercato, ho voluto, osando anche un po’, infatti Becca Stevens è un artista che io stimo da tantissimo tempo, alla quale ho scritto mandandole un brano composto interamente, in cerca di parole e lei ha entusiasticamente composto “Everlove”: è stato un incontro per me veramente felice così come Antonio Villeroy, cercavo un autore autorevole appunto che potesse scrivere in portoghese e brasiliano e lui ha accolto la mia canzone scrivendo “Uma Rosa e un bordato” così come Giuseppe Anastasi, il nostro primo incontro di scrittura e Simona Severini, mia cara amica con la quale anche per la prima volta scriviamo insieme “Luce della sera”.

Il tuo essere diventata mamma quanto ha cambiato la tua percezione della musica e il tuo lavoro? Vocalia è anche pensato per tua figlia in qualche modo?

Assolutamente rispondo a questa domanda dicendo che sì, da quando sono madre tutto il mio fare ha acquisito un’importanza e un senso molto maggiori perché cerco di ponderare e di dare un significato importante, maggiore, a tutte le mie azioni. Vocalia è un mondo in effetti immaginario ideale al quale io ambisco, il mondo che io vorrei lasciare a mia figlia e a tutte le future bambine e bambini di questo mondo, un mondo che si ricorda da dove viene, un mondo che cerca di recuperare tutto ciò che è il sentire e il sapere puro dell’essere umano, che si rifà a dei ritmi più lenti, più naturali, più connessi al pianeta e che quindi cerca di tramandare anche tutto un sapere millenario che noi conserviamo in nome di una vita consapevole, pacifica, serena e non frenetica.

Ti aggiungo per questa domanda che Vocalia fa riferimento anche a livello immaginario al centrino, che è appunto un manufatto antico proprio per sottolineare l’importanza dell’oggetto della materia semplice, della materia antica perché semplice, perché fatta a mano, perché fatta con un tempo lento di cui noi necessitiamo tantissimo quindi anche questo, l’artigianato è un tema anche di questo disco, un mondo in cui l’artigianato, la conoscenza, la materia, la sostanza il tempo lento appunto sono sovrani.

E’ inevitabile chiederti come sia stata l’esperienza del Festival di Sanremo, dove hai fatto da direttrice d’orchestra per Ditonellapiaga.

Sanremo è stato intenso e felice per me, che mi ha gratificato tantissimo proprio perché questa volta sono stata messa nelle condizioni di essere creativa, di essere libera, di sentirmi valorizzata e messa nelle condizioni di dare un apporto significativo non solo da professionista ma anche da creativa e questo lo devo tanto a Margherita che mi ha messo in queste condizioni gloriose e i risultati infatti si sono visti e sono frutto di un lavoro di squadra molto rispettoso che è quello che a volte un po’ manca in questo mondo diciamo del mainstream, un’umanità che a volte è rara purtroppo quando invece dovrebbe essere al primo posto. 

Infine ti chiedo: cosa deve aspettarsi chi verrà a vederti suonare Vocalia dal vivo?

Il live di Vocalia sarà un live per me molto significativo perché porto questa coralità che ho sviluppato, porto l’orchestra di voci che ho creato per il disco in una dimensione molto intima perché tutte le voci che verranno fuori saranno costruite estemporaneamente, mettendo il pubblico nelle condizioni di assistere e partecipare attivamente alla costruzione del mio pensiero orchestrale vocale; quindi attraverso l’uso di alcuni software io coinvolgerò il pubblico dentro questa orchestra vocale, lo farò assistere all’atto creativo dell’orchestra vocale accompagnata da una ritmica di grande valore, che vede mio fratello Filippo Bubbico. produttore del disco, al basso e ai cori e Gabriel Prado, che è un percussionista eccezionale brasiliano che vive in Puglia anche lui di grande e fondamentale importanza in questo trio che porteremo in giro.

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