Dieci brani, dieci piccole gemme che sono la giusta celebrazione (ed è solo un primo assaggio…) di 40 anni di carriera straordinaria e che, certamente, ha ricevuto meno prime pagine e premi di quanti avrebbe meritato: Andrea Chimenti, già voce dei Moda, straordinaria band fiorentina dell’onda new wave anni ’80, nonchè poi apprezzato solista, riporta in vita alcuni dei suoi brani più interessanti e lo fa con l’aiuto di qualche amico e ospite speciale, da Gianni Maroccolo al figlio Francesco Chimenti (apprezzatissimo polistrumentista al lavoro anche con Motta e nei Sycamore Age) fino a Mauro Ermanno Giovanardi e Shawn Lee.
I dieci brani prendono così nuova vita, una nuova linfa che li attualizza e toglie loro quella patina che il tempo ammanta su ogni cosa: così ci si riscopre a farsi avvolgere da “Canto pagano”, che si tramuta in qualcosa di più malinconico della sua versione originale, per poi perdersi ne “L’uomo dei sogni” e successivamente rimanere ipnotizzati da “Yuri”, in cui l’inconfondibile voce di Giovanardi ammanta il brano di nuovi colori.
“Garcia” dà al disco quella dinamicità che fin qui forse gli mancava, grazie all’aiuto di Shawn Lee, mentre “Amami” ci riporta a un suono più essenziale (su cui spicca l’inconfondibile basso di Maroccolo).
Chimenti mette un punto nel suo percorso autoriale fin qui, anzi mi viene da pensare che sia un punto e virgola, una piccola pausa che dà maggior valore e forza al suo discorso musicale, pronto immagino a ripartire da qui verso nuovi orizzonti.