Tornano i pisani Tundra e lo fanno con un disco senza fronzoli, urlato, disperato, viscerale: mezz’ora di musica che viene sparata in faccia all’ascoltatore e sostanzialmente gli ricorda che la vita non è giusta, che correre da una parte all’altra è una gigantesca rottura di scatole e che anche nelle settimane buone comunque non si è padroni del proprio tempo… e allora bisogna sfogarsi e cosa c’è di meglio che farlo imbracciando una chitarra e facendo del sano rock?
Probabilmente niente ed è per questo che i Tundra sono una band: liberarsi delle ansie, delle convenzioni e delle costrizioni gridando “OHDIO” (che loro hanno trasformato in una parola unica) e provando così a rompere le catene di una società che ci costringe a vivere come poco più che automi (“il lavoro è dove faccio le alghe”).
Undici brani che sono post-punk grezzo e altamente infiammabile, senza compromessi.
Se avete bisogno di urlare fuori tutte le vostre frustrazioni, questo è il vostro disco e la produzione di Giulio Ragno Favero è l’ulteriore marchio di garanzia apposto su questo lavoro, che arriva dritto come un pugno e vi risveglia da una vita intorpidita. Garantito.