Con CORPONUOVO, g.em firma un lavoro che non cerca la perfezione, ma l’urgenza.
Ed è proprio questa urgenza il cuore pulsante dell’EP: la necessità di raccontarsi
senza filtri, di mettere sul tavolo tutto ciò che si è vissuto, attraversato, sentito.
Il titolo non è casuale. CORPONUOVO è un manifesto di trasformazione, una dichiarazione
di muta artistica e personale. È il tentativo di abitare una nuova pelle, di capire
quale forma possa avere oggi la propria voce. Ma più che un punto di arrivo, il disco
sembra un punto di passaggio. E forse è proprio qui che risiede la sua forza e il suo limite.
Le tracce attraversano registri differenti: momenti di cantautorato intimo e raccolto,
aperture più pop, suggestioni ritmiche che si muovono tra delicatezza e ricerca.
Non c’è una sola direzione dominante, ma una pluralità di spinte creative che convivono
nello stesso spazio. Questa varietà non appare come confusione, bensì come fame espressiva.
Come se l’artista avesse sentito il bisogno di non lasciare fuori nulla.
Nei testi si percepisce lo stesso slancio: relazioni, viaggi interiori, cambiamenti,
identità in evoluzione. Tutto sembra voler trovare posto. E proprio questa sovrabbondanza
genera una sensazione ambivalente: da un lato vitalità, autenticità, coraggio; dall’altro
la percezione che una maggiore sottrazione avrebbe potuto rendere l’impatto ancora più incisivo.
Non è un disco acerbo nel senso della mancanza. È un disco pieno. Forse persino troppo.
Ma è una pienezza che racconta un’artista in movimento, non ancora interessata a
semplificare la propria complessità per aderire a un suono definito o a una formula riconoscibile.
CORPONUOVO è il ritratto di un’artista che sta diventando. E in un panorama spesso
ossessionato dall’immediatezza e dall’omologazione, questa tensione verso la ricerca
rimane un gesto autentico. Più che offrire risposte, g.em sceglie di mostrare il processo.
E dentro quel processo, si intravede una voce che, una volta trovata la propria misura,
potrà colpire con ancora maggiore precisione.