L’uscita di Iena arriva come un gesto rapido e deciso, che si inserisce con naturalezza nel percorso dei Dosonliri e ne chiarisce alcune coordinate fondamentali. Il singolo sembra nascere da un’urgenza precisa: raccontare una condizione di marginalità senza edulcorarla, utilizzando un linguaggio sonoro immediato e riconoscibile.
La canzone prende forma attorno a un’immagine forte, quella della iena, animale che nella cultura popolare porta con sé un carico di pregiudizi e superstizioni. I Dosonliri trasformano questo immaginario in una lente attraverso cui osservare il disagio quotidiano, la fatica di restare a galla, l’invisibilità sociale. Il testo procede per suggestioni, alternando dichiarazioni esplicite a passaggi più allusivi, lasciando spazio all’identificazione dell’ascoltatore.
Dal punto di vista musicale, Iena è probabilmente uno dei brani più diretti del repertorio della band. Il richiamo al retaggio punk è evidente, ma non si traduce in un esercizio nostalgico. La produzione di Luca Alfiero mantiene un suono teso e controllato, capace di restituire l’energia della band senza disperderla in eccessi.
Il videoclip rappresenta un tassello importante nel racconto complessivo. La regia di Marco Malasorte lavora su un’estetica curata, fatta di rimandi cinematografici e dettagli simbolici, mentre la performance di Arianna Bonardi contribuisce a rendere tangibile la tensione che attraversa il brano.
Con Iena, i Dosonliri sembrano ribadire una direzione chiara: un rock che non cerca scorciatoie, ma che sceglie di confrontarsi apertamente con le proprie contraddizioni.