Sono sulle scene da ormai 25 anni e hanno ben pensato di regalare a tutti i fan una meravigliosa festa (che sarà anche la fine del tour) il prossimo 3 ottobre all’Estragon di Bologna, loro città adottiva: stiamo parlando degli A Toys Orchestra, storica formazione indie italiana guidata da Enzo Moretto con il quale abbiamo potuto fare due chiacchiere proprio in vista di questo grandioso appuntamento che li attende (e di cui trovate QUI info e biglietti)
Vi apprestate a festeggiare la fine del tour con una data speciale a Bologna, quella che è la vostra città di adozione: ci raccontate come è nata l’idea della data con orchestra?
Beh, l’idea di fare una super festa direttamente sul palco con tutti quelli che hanno suonato con noi, mi gira in testa da anni. Archi, fiati, cori, strumentisti di ogni sorta, amici vecchi e nuovi.. chi non lo vorrebbe? E’ rimasto un sogno per anni e finalmente sta per diventare realtà.
Che cosa rappresenta per voi Bologna nel vostro percorso?
L’evento si chiamerà “Take me Home” non a caso. Bologna è casa nostra ormai in tutti i sensi possibili. Una casa dove si svolge la vita di tutti i giorni, con le sue luci e le sue ombre. Quasi vent’anni fa abbiamo lasciato il nostro paesino sul mare del Cilento, non è stato semplice, ma diciamo che Bologna ha aiutato ad addolcire quel distacco, riempendo quel vuoto con tantissime altre cose. Siamo quello che siamo oggi anche grazie a questa città.
Avete oltre 20 anni di carriera alle spalle: come sono cambiati gli A Toys Orchestra in questi anni? E se poteste dire qualcosa a quei ragazzi del 2001, al primo disco, cosa gli direste?
I cambiamenti sono più che altro esteriori ed estetici, qualche inevitabile capello bianco e un po’ di panzetta alcolica.. ma le motivazioni sono intatte, identiche. Abbiamo mantenuto quel prezioso senso di irrazionalità che ci fa continuare a fare quello che vogliamo e come lo vogliamo. Siamo sempre stati padroni delle nostre scelte, anche nelle difficoltà enormi di un mercato folle che per natura ci vorrebbe fuori da tutto. Ma eccoci qua.. quasi cinquantenni e ancora sulla nostra barchetta pirata a solcare mari tempestosi. Al me del primo disco direi: “bravo regaz, le tue paure saranno la tua fortuna”.
In questi anni avete visto evolvere intorno a voi tutta la scena indipendente italiana e ne siete stati in prima persona protagonisti: come vedete adesso la scena italiana? E c’è qualche rimpianto o qualcosa che cambiereste degli scorsi anni rispetto al vostro percorso?
Del nostro percorso non cambierei nulla, perchè, come dicevo prima, abbiamo scelto tutto noi. Ogni tanto qualcuno ci dice bonariamente “avreste meritato molto di più”, ma io penso sempre che noi abbiamo avuto già tantissimo. Magari non in termini strettamente economici ecco, ma per il resto abbiamo mantenuto viva la nostra creatura sin dagli anni novanta. Siamo riusciti ad invecchiare con essa, e lo abbiamo fatto solo e sempre con le nostre forze. E’ qualcosa di enorme a mio avviso. Un gruppetto di ragazzi che partono da Agropoli, cantando in inglese, che faranno migliaia di concerti in tutta Europa, pubblicheranno una decina di dischi e più di venticinque anni dopo sono ancora lì. Beh.. non è affatto poco, anzi. E’ chiaro che senza un pubblico tutto questo non avrebbe senso, sarebbe solo autoerotismo. Il nostro alleato più fedele è il nostro pubblico. La spalla su cui ci reggiamo in questo lungo cammino e i co-protagonisti di questa storia.
Sulla scena attuale non mi pronuncio.. dico solo che forse la nostra generazione di addetti ai lavori ha avuto più di qualche responsabilità se oggi va così.
A gennaio avete pubblicato il nuovo singolo “Life starts tomorrow”: in che direzione va il futuro degli A Toys Orchestra?
E chi lo sa?
Torniamo alla data all’Estragon: ci potete spoilerare qualche sorpresa ulteriore di quella serata?
Beh.. sarà un palco affollatissimo, zeppo di strumenti e di amici. Per il resto lasceremo che le cose accadano, senza forzare gli eventi. La sceneggiatura si svolgerà in tempo reale, senza un copione.. altrimenti che festa sarebbe?