Oggi siamo qui con Eros Lapadula, frontman dei The Naked One (che si erano già raccontati per noi qui), che ci parlerà del loro ultimo singolo pubblicato: “Stelle”. L’essere uno dei primissimi brani in italiano scritti dal quintetto vicentino, oggetto poi di una pesante riscrittura testuale, metrica e melodica operata dal cantante Eros Lapadula in fase post-pandemica, fa di questo singolo un vero e proprio manifesto sonoro e concettuale del ritorno sulle scene della band, che quindi ben si piazza a metà del percorso artistico in continua evoluzione del progetto. Con qualche rimando ai due EP precedenti, ma con uno sguardo verso il futuro dato dalla crescita dei componenti, dai nuovi input forniti dai tre nuovi membri della formazione, dalla nuova veste sonora nonché dall’uso dell’italiano nei testi, “Stelle” si erge a perfetto ponte levatoio tra quello che è il mondo sonoro TNO e le mille influenze di cui si nutre.

L’immagine del lupo in gabbia che ulula alla luna è per voi centrale: come siete arrivati a questa metafora e cosa rappresenta per voi?
Innanzitutto, ciao a tutti, come sempre qui Eros, il cantante dei TNO!
Sin da tempi non sospetti, quella del lupo è sempre stata una metafora a me molto cara in realtà, essendo io un grande appassionato del tema “vampiri” e “licantropi” o comunque dei classici della letteratura e del cinema horror in generale.
Ma poi è sufficiente cercarci su You Tube per imbattersi nel nostro canale dove è ancora reperibile anche il nostro secondo Ep del 2014 “Bitter Cold”, che in copertina sfoggiava la testa di un lupo, poi nel videoclip del primo singolo “Bitter Cold” appunto era presente un licantropo e pure nel secondo singolo che recava il titolo “The Head Of The Pack” (in italiano “Il Capo Branco”), associavo in maniera allegorica la mia storia e la mia crescita personale e artistica alla trasformazione in lupo mannaro.
Ad ogni modo, quella del licantropo è una metafora a me molto cara e rappresenta in pieno la mia storia artistica, nata quasi per caso, timidamente, quando degli amici con i quali praticavo lo skateboarding mi chiesero di cantare nel loro progetto metal, progetto che di lì a poco mi trovai a dover condurre e del quale mi ritrovai piano piano a dover diventare il frontman.
Un’esperienza iniziata quando avevo più o meno quindici anni e che, come una maledizione, mi ha trasformato nel frontman che sono oggi! E pure un’esperienza che sta tutt’ora continuando ora che ci penso!
L’idea iniziale di “Stelle” era legata a un tatuaggio e nasce quasi per gioco. Com’è passata dall’essere uno scherzo all’essere una sorta di manifesto emotivo?
Beh, sapete, certe volte le canzoni nascono da un’idea o da un’immagine che ci si staglia in mente quando ascoltiamo della musica o, com’è stato nel mio caso, la strumentale di un nuovo pezzo.
Però effettivamente, nella fase germinale della scrittura musicale, finché non si ha un testo definitivo, o ci si lega ad un concetto generale individuato per il brano e ci si jamma sopra oppure ci si lega tutti insieme ad un titolo fittizio, divertente e a volte pure grottesco, e che però spesso nulla ha a che fare con le vibes del brano in sé, ma sul quale si vuole sempre in qualche modo scommettere come fosse una buona idea (ripenso alla nostra “Coprifuoco Alle 19:00”).
Ecco, in “Stelle” è successo un po’ questo, cioè che nel titolo volevo citare per forza l’iconico e super divertente tatuaggio del mio chitarrista Manuel Bordon, ma poi molto tempo dopo, scrivendo il testo sono finito a parlare di tutt’altro o meglio, di nient’altro che quelle che erano le nostre esigenze comunicative del tempo unite a quello che appunto suscitava in me quella strumentale nel momento della scrittura, facendola diventare quindi di diritto il nostro manifesto emotivo.
In che modo i nuovi membri della band hanno influenzato la vostra musica, soprattutto in un brano così significativo come “Stelle”?
Ricordo che nel caso di “Stelle” per esempio, fu il nostro nuovo chitarrista solista Alessandro Bazzacco ad avere l’illuminazione con un riff fitto fitto di note e molto veloce (da lui stesso definito “alla Plini”) che finì poi per ispirare lo sviluppo del ritornello e a cascata anche del resto della struttura.
E che ruolo hanno avuto Cesare Madrigali e Riccardo Frigoni nella definizione del suono e dell’atmosfera di “Stelle”?
Oh, loro da produttori hanno avuto un ruolo vitale in tal senso! Direi che nel caso di questo brano, in fase di produzione si è cercato di calcare molto la mano sulla dinamica e sugli “alti e bassi” nelle strofe, mentre nel ritornello si è cercato di “fare spazio” in qualche modo alle voci sgonfiando le chitarre pur mantenendo l’atmosfera sognante dei nostri riff.
Avete descritto “Stelle” come un ponte tra il vostro passato e quello che verrà: cosa rappresenta oggi per voi questo punto di transizione?
Beh, questo è un punto di transizione importante per noi e rappresenta innanzitutto un pochino il passato, ma anche il presente e, soprattutto, il futuro. Basterà, a tempo debito, ascoltare tutto il disco per rendersi conto di come ci sia una selezione di brani sì, molto coraggiosa e variegata, ma che pure ben coesistono tutti con il loro ruolo specifico all’interno dello stesso album e, in prospettiva, dello stesso show.
Questo brano arriva, purtroppo, in concomitanza con la prematura scomparsa del vostro amico e bassista Stefano Pegoraro, a cui avete deciso di dedicare il vostro primo mini-tour. Lo avete definito come un vero e proprio rituale per processare questa perdita. Avete voglia di parlarcene?
In realtà “Stelle” non arriva esattamente in concomitanza con l’accaduto ma subito dopo o, comunque, poco più di un mese dopo, e questo dettaglio è cruciale perché lì per lì, con la “nuova tempesta” che ci si è abbattuta contro come band, ci siamo trovati a dover subito mettere leggermente da parte le emozioni per provare a vederci un po’ più dall’alto e capire che cosa avremmo potuto o dovuto fare nella situazione disperata e delicata in cui tutti qui versavamo.
Eravamo distrutti ovviamente, e anche solo il pensare ancora alla musica da lì in avanti sembrava impossibile, inadatto, sbagliato o comunque fuori luogo, oltre che tecnicamente impossibile, considerando che saremmo dovuti debuttare tutti assieme con la prima del tour al “Full Pipe Rock Festival 2025” di lì a neanche una ventina di giorni.
Eppure tutti, tutti davvero ci stavano dicendo che non avremmo dovuto fermarci e personalmente, ad aprirmi gli occhi definitivamente fu l’esperienza più dura della mia vita, la madre di tutte le sberle che fu quella fatidica visita che mi fece capire che era tutto vero, che era successo veramente, che Stefano era lì vicino a noi ma altrove.
Vivere la scomparsa di un mio coetaneo? Di un mio amico e compagno di viaggio? Soffrire fisicamente con quel dolore che mi attanagliava da settimane al punto da non riuscire a respirare? No, non mi era mai successa una cosa del genere.
“Troppo importante, troppo grave”.
Furono queste le parole che in quel momento pronunciai a voce alta senza rendermene conto.
Fu in sostanza così che di lì a poco, con una riunione, decidemmo che avremmo fatto tutto ciò che era in nostro potere per essere presenti, operativi e suonare alle quattro tappe di quello che sarebbe dovuto essere il nostro primo tour, che avremmo interamente dedicato al nostro Pego suonando con il basso in base ed il basso di Stefano sul palco con noi in una sorta di rituale, consci che d’ora in poi avremmo voluto e dovuto portare sui palchi il nostro messaggio forte e chiaro per ricordare e onorare nell’unico modo possibile il nostro Stefano, una persona che davvero viveva per la bellezza e per la musica.
C’è da dire che è stata dura, durissima, una vera pedalata e una corsa contro il tempo che continua tutt’ora e forse è proprio questo duro lavoro che ci sta aiutando, con le mille cose da organizzare e sistemare con l’etichetta e l’ufficio stampa, il comunicato, le uscite dei singoli, i post, gli articoli, le interviste, rimettere in piedi il progetto da zero in una settimana, far settare gli strumenti, il merch eccetera.
Fortunatamente, grazie soprattutto all’immenso aiuto e supporto tecnico degli amici Carlo Maria Mecenero e Filippo Ferrari del Maple Studio, ci siamo riusciti e siamo pronti per quello che abbiamo battezzato “NUOVA TEMPESTA SUMMER TOUR 2025”.